Palazzo degli Elefanti (Comune di Catania), Palazzo Centrale (Rettorato), Palazzo dei Minoriti (Provincia Regionale di Catania) e Palazzo di Giustizia (Procura della Repubblica).
I domini di quei pubblici palazzi, indiscussi protagonisti delle sorti del capoluogo etneo, si vedono oggi quali gareggianti, in un'apodittica partita di cui tutta la città non riesce a non bisbigliare.
Spesso, i risultati degli scontri vengono fotografati dai titoli dei quotidiani locali, che, ad essere sinceri, non sempre brillano per neutralità.
Il nome di questi prestigiosi inquilini è noto ad ogni catanese.
La partita non è una partita qualunque, è "La" partita.
Essa quindi pretende un ritmo serrato, dove la tensione richiesta deve necessariamente essere di quelle fra le più snervanti.
Ogni singole errore, di qualsiasi grado e natura, sarà difficilmente recuperabile.
In palio c'è il ruolo di "sfidante".
Chi vincerà la partita, ai piedi dell'Amenano, potrà poi sfidare il Campione, il neo inquilino di un altro Palazzo, quello d'Orleans a Palermo (Presidenza Regione Siciliana).
Tutti vogliono approfittare del momento.
Dopo due anni il Campione non è ancora riuscito a trovare la cosiddetta quadra circa la formazione titolare della sua squadra di governo.
Nemmeno Arrigo Sacchi, nelle vesti di CT della Nazionale, cambiò così tanti giocatori in un così breve lasso di tempo.
Il clima è estivo e cocente.
I giocatori sono scesi in campo ognuno con lo stemma della propria squadra (PDL, ex AN, PD-IDV -Magistratura Democratica).
In un caso addirittura c'è chi, senza squadra per poter gareggiare, ne ha dovuto scegliere una.
Tradendo gusti tradizionali e nostalgici - pieno di speranza e buoni propositi - ha scelto lo scudo crociato di S. Sebastiano di chiaro stampo sturziano.
Adesso tutti i giocatori sono pronti sulla stessa linea di partenza.
Non è un gara di forza, la ricchezza non è un requisito richiesto.
Nemmeno l'intelligenza o la cultura dei singoli potrebbero rappresentare un fattore determinante.
Servono nervi da camionista e astuzia machiavellica, ci si guarda negli occhi e non è ammessa la paura.
Si studia e si ripassa Sun Tzu e la sua "arte della guerra".
Come un grande risiko bisogna scegliere le proprie armate. La squadra più numerosa e più forte sarà certamente la più avvantaggiata.
Ma non basterà.
Anche la fortuna, intesa quale fattore extra-territoriale giocherà un ruolo fondamentale.
I giochi dei palazzi romani della città eterna potrebbero spiegare effetti determinanti per la vittoria sotto il vulcano.
Le giostre sono aperte, i cavalieri-inquilini brandiscono le loro luccicanti armi in segno di forza e potere.
Gli obiettivi per ognuno dei partecipanti sono diversi, unica però è l'ambizione:
sfidare e battere il Campione di Grammichele.
A breve scatterà il d-day per la grande corsa, al galoppo, tutti i giocatori lanceranno i loro programmi per il futuro ed il benessere dei loro Palazzi.
Tutte le testate giornalistiche siciliane verranno intasate dai loro comunicati, le loro gesta verranno narrate dai più importanti cantastorie della polis.
Le riunioni, gli incontri pubblici, privati e segreti alimenteranno la loro voglia di vittoria.
Ci saranno colpi bassi e sarà all'ultimo sangue.
Faranno attenzione, il Campione fra gli sfidanti ha messo qualcuno dei suoi.
Nel frattempo, i servi, i cortigiani ed i cittadini pregheranno la nostra Patrona che non si facciano troppo del male.
E rivolgeranno le loro preghiere anche all'Altissimo affinchè, in questo scontro fra Titani, qualcuno di essi pensi pure anche a loro.
