Il futuro di Catania è nei giovani
Sono trascorsi solo pochi giorni dalle nuove nomine assessoriali del Consiglio Comunale di Catania.
Investiture che, al di là di qualsivoglia strategia politica in atto, gioveranno come ultimi strumenti per quella rinascita cittadina da sin troppo tempo decantata. E’ tempo di spareggi, play-out.
Molti cittadini in questi giorni si domandano quali siano le priorità, quali siano i programmi di siffatti politicanti di ieri e di oggi. Infatti duole constatare come da nessuna voce di palazzo provengano anche le più semplici ed elementari parole di conforto alla cittadinanza.
E’ opinione comune che ogni valida azione, soprattutto in campo politico, debba essere supportata da un’analisi programmatica per obiettivi: una pianificazione appropriata che segua le più antiche leggi amministrative.
Nel mondo imprenditoriale si chiama business plan e viene utilizzato soprattutto per comunicare con gli stakeholders (portatori di interessi) come azionisti o investitori.
Sarebbe utile che tutti i cittadini, portatori di interessi in una città (attraverso i loro contributi economici e le loro attività), conoscano le idee e le potenziali azioni di tale Giunta, anziché essere informati solo ed esclusivamente sui nomi e sulle istantanee sorridenti dei nuovi prediletti.
Il problema è appunto questo: chi sorride sono loro; chi piange è un’intera città che, con i suoi mille problemi, cerca di rinascere invano. E’ alquanto malizioso dover pensare che il silenzio assordante proveniente da quelle fredde stanze sia causato da una mancanza di idee.
Perché le azioni operative e da intraprendere possono essere svariate.
Catania attende da sempre il Piano Regolatore Generale, strumento fondamentale per una riqualificazione urbana e territoriale. Catania attende di poter sanare un deficit di bilancio che causa quell’inadeguatezza burocratica sfiancante per ogni cittadino.
Catania attende il rilancio turistico e culturale. Catania pretende più legalità attraverso una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Catania vuole ricerca, innovazione e poli d’eccellenza per stimolare i giovani e creare occupazione.
Catania pretende semplicemente una dignità.
Ed ecco che alcune delle numerose questioni devono essere immediatamente affrontate dagli amministratori, pagati per assolvere i propri doveri e per onorare la res pubblica.
Bisogna altresì constatare come i cittadini in primis abbiano accantonato il senso civico, segno di una speranza che lentamente muore, che chiude gli occhi di fronte agli stessi volti sorridenti decennali. E una cittadinanza senza entusiasmo è una città esanime.
L’unico auspicio che politici tutti scommettano e aprano un tavolo di confronto con i giovani.
Dai ragazzi meno smaliziati e meno interessati ai giochi di palazzo potrebbe passare il futuro della città. Nulla da eccepire verso i politici d’esperienza e con prestigiosi curriculum, sia ben chiaro.
Ma fare posto a chi la città dovrà e vorrà viverla tra vent’anni è cosa assai diversa; sarebbe un atto di maturità da parte di chi non vuol perdere almeno la propria dignità e coscienza.
