L'esegesi di Benigni

Si è fatto un gran parlare dell’intervento di Roberto Benigni di ieri sera al “Festival” di Sanremo. I proverbiali fiumi d’inchiostro sono stati sprecati per provare a descrivere e ad immaginare cosa sarebbe potuto essere, che cosa ma soprattutto chi Benigni avrebbe preso di mira e con quale potenza mediatica il suo essere sarebbe riuscito ad entrare all’interno delle case di tutti noi durante quello che è, storicamente, l’appuntamento fisso delle famiglie italiane ovvero il “Festival della canzone italiana”.

Non vi nascondo, che la curiosità in me era massima, l’attenzione che suscita un personaggio come Benigni è, che se ne possa dire, altissima in tutti, anche e soprattutto conoscendo la vis comica dell’attore toscano e la sua satira, sempre particolarmente “dura” nei confronti di una delle sue massime fonti d’ispirazione: il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Le polemiche (sì, sempre quelle…) hanno cercato di prendere di mira il personaggio Benigni, fino all’immediata vigilia del suo intervento, con le dichiarazioni di vari esponenti della politica, che criticavano il cachet che la RAI, aveva offerto e ha dato, per quest’intervento sul palco dell’Ariston: 250 mila euro per circa 40 minuti di spettacolo.
Dopo aver visto, e rivisto una seconda volta, l’intero intervento e non avendo voluto, di proposito, leggere nulla sui vari mezzi d’informazione sull’argomento, per provare a mantenere la purezza del mio pensiero, è importante distinguere due elementi nell’analizzare quanto visto ieri: un primo aspetto, sostanziale, del messaggio lanciato durante l’esegesi dell’inno d’Italia ed un secondo aspetto, quello prettamente economico, che analizza, o perlomeno ci prova, il perché di questi 200 mila euro e il loro significato.

Premesso che, non sono mai stato un particolare fan di Benigni, che alle volte la sua comicità è eccessiva, particolarmente monotematica e alle volte perfino banale, ammetto e confesso, senza alcun tipo di dilemma morale, che a me lo spettacolo di ieri è piaciuto, è piaciuto molto. Contestualizziamolo: la serata era quella dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia, la nostra Patria, la nostra Nazione, come dice Benigni “la nostra madre”, che sta provando a (ri)trovare quello spirito unitario, romantico che c’è sempre mancato: basta leggere un sito d’informazione straniera o guardarne una trasmissione televisiva per rendersi conto che perfino alcuni spot pubblicitari contengono un messaggio d’amore nei confronti della propria nazione. Certo, 150 anni per un paese sono pochi, se confrontati a quelli dei nostri vicini di confine ma basta guardare alle repubbliche balcaniche, per accorgersi che non è commisurabile con gli anni l’amore per la propria Patria, ma è un sentimento che deve essere coltivato, e noi non siamo mai stati bravi fino in fondo. In questa chiave di lettura entra la, a mio avviso, meravigliosa esegesi del nostro Inno, che rappresenta a pieno il nostro essere italiani: ritmo, passione, forza. In quanti lo abbiamo mai veramente apprezzato? In quanti si sono mai fermati ad un’analisi come quella che ieri sera ha fatto Benigni?
Credo che, tralasciando le appartenenze politiche, le personali simpatie o antipatie nei confronti di un uomo, di un artista, non si possa non apprezzare quanto ieri è andato in scena: poche volte ho visto, qualcuno parlare con così tanto amore e sentimento riguardo a questo argomento. Alcuni di voi sapranno obiettare a queste mie dichiarazioni dicendomi: “beh, con 200 mila euro di compenso ognuno di noi avrebbe fatto questo o anche molto di più”. Non ho la presunzione di poter dare una risposta, non so realmente quanto possa essere influente il discorso economico nello spettacolo di ieri, ma l’oggettività, e ripeto volontariamente, l’oggettività, della qualità di questa esegesi è di alto livello. Personalmente l’inno d’Italia mi emoziona sempre e lo scavare dentro lo stesso, carpendone il significato profondo, non può che suscitare in me sentimenti positivi.

Nel chiudere questa riflessione avevo promesso che avrei analizzato anche l’aspetto prettamente economico della cosa: 250 mila euro dati come compenso a Benigni sono, anche qui oggettivamente, troppi, potrei dire al limite dell’immoralità vista la condizione economica in cui ci troviamo ed in cui versano le famiglie italiane. Ma vorrei fare alcune riflessioni, pormi e porvi alcune domande: questi soldi, sono o non sono, in termini prettamente aziendalistici, un investimento? A fronte di 250 mila euro spesi, la RAI quanti ne ha ricavati in termini di pubblicità, considerando che ieri lo share durante l’intervento di Benigni è andato ben oltre il 50% che significano quasi 13 milioni di spettatori davanti la tv? E ancora, scandalizziamoci, allora, anche per i compensi di altri attori, di altri commedianti, sportivi, politici e chi più ne ha più ne metta, analizziamo veramente se i loro compensi sono o non sono corretti in proporzione a quello che poi fanno, danno, trasmettono, producono. Non facciamo lo stesso errore di chi, soprattutto in quest’ultimo periodo, si erge, con fare da moralista, a critiche più o meno becere in questioni più o meno scottanti, più o meno personali. Concentriamoci, invece, sulla purezza del messaggio che è stato espresso dal palco dell’Ariston, proviamo a metter da parte invidie, antipatie e preconcetti, per provare a non esser più il “paese dei comuni”, ma una vera e propria Nazione, un unico e grande POPOLO. W L’ITALIA!

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