Dice che a Palermo

Dice che la Germania sia la locomotiva d’Europa. Dice che in Germania, a due passi dal confine svizzero, ci sia lo stato federato di Baden-Württemberg.

Dice che il Baden-Württemberg abbia un’economia florida e moderna, trainata dai due colossi automobilistici Porsche e Mercedes, e che il suo reddito pro capite superi di quasi il 30% la media europea. Dice che, insomma, se non se la scialano, perché la crisi è crisi anche lì, se la passano assai bene, anche a Costanza, città del Baden-Württemberg.


Dice che a Costanza, prospero centro universitario adagiato sulle rive dell’omonimo lago, tra meno di cento giorni si saranno le elezioni per il sindaco.


Ebbene, dice che a Costanza non ci siano candidati a sindaco, qualcuno che desideri sostituire il sindaco uscente, che dopo due mandati, lascia la politica (!) per dedicarsi alla famiglia. Dice che proprio nessuno voglia farsi avanti per amministrare la ricca Costanza, del ricco Baden-Württemberg, della ricca Germania.


Dice, poi, che l’Italia sia solo un vagone che ha rischiato di deragliare di brutto, trascinando nel baratro tutto il convoglio europeo, locomotiva compresa. Dice che in Italia, a due passi dal confine africano, ci sia la Repubblica di Sicilia.


Dice che la Sicilia abbia un’economia tutt’altro che florida e moderna, un tempo trainata dalla Fiat, gigante automobilistico stanziato in quel di Termini Imerese. Dice che da anni il suo reddito pro capite sia in picchiata e il suo tasso di disoccupazione alle stelle. Dice che, insomma, la crisi ha la C maiuscola e l’economia piange, anche a Palermo, che della Sicilia è il  capoluogo e la sede del Parlamento.


Dice che a Palermo, capitale dell’Euromediterraneo, placidamente adagiata sul fiume Oreto, tra poco più di un mese ci saranno le elezioni per il sindaco.


Ebbene, dice che a Palermo ci siano tanti aspiranti primi cittadini quanti i nani più i cavalieri dell’Apocalisse, non si fa in tempo a conoscerne e apprezzarne uno che subito un altro sembra più bello e più bravo. Dice che Biancaneve no, ma l’Apocalisse circoli già da tempo per le strade della città.


Dice che il campionario sia davvero assortito: uomini e donne, sportivi e sedentari, sorridenti e imbronciati, chiome folte e teste rasate, protagonisti sicuri e certissime meteore, facce solcate dagli anni e visi di ragazzini freschi di laurea, politici di lungo corso e debuttanti assoluti, ingenui e marpioni, anche se non soprattutto, tra i trentenni d’assalto.


Dice che, stando così le cose, con i voti della famiglia, degli amici e dei compagni del calcetto si possa andare dritti filati al ballottaggio.


Dice che Palermo sia costellata di lavoratori senza lavoro, saracinesche chiuse, cartelli di affittasi e vendesi, unica nota di colore, stonata, in un abisso di grigio, desolazione e vergogna che ad ogni angolo di strada offrono cumuli e cumuli di spazzatura. Roba che se fossimo a Napoli…


Dice che sia una gran bella favola che così tanti principi e principesse, di tutti i colori dell’arcobaleno, vogliano baciare, chi nella guancia centro-destra chi nella centro-sinistra, l’ignobile rospo che è oggi Palermo, abbandonata a se stessa da più di dieci anni, piena di debiti e a un passo dal dissesto finanziario.


Dice che solo a Palermo possono avverarsi favole così belle. Sarà.

 

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