Le gradazioni alcoliche della morte
In questi mesi stiamo assistendo ad una serie di catastrofi naturali e politiche in tutto il nostro pianeta. La circostanza ci addolora ed accresce quel senso di fragilità ed impotenza che si ripercuote anche nelle piccole scelte del quotidiano vivere.
La morte di altri esseri umani, e quindi di simili di razza, è sempre un cruccio doloroso perché fa pensare alla nostra morte affievolendo quella sensazione d’immortalità che ci accompagna sin dalla nascita.
Quello che invece non è chiaro è il sistema di comunicazione usato dai media per la presentazione della funesta notizia. La sensazione di chi la subisce è una forma di selezione fatta a priori o in base a certi meccanismi o formule astruse poco comprensibili. Come l’alcool, i media decidono il grado di pesantezza della notizia.
Facciamo un esempio: una giovane donna muore in un incidente stradale. Poche righe, bassa gradazione alcolica, come una birra commerciale.
Giovane donna stuprata. Aumento della gradazione alcolica come una birra doppio malto.
Bambina uccisa e non trovata. Media gradazione alcoolica come un limoncello o un amaro.
Catastrofe immigrati o ribellione alla dittatura: 10.000 morti, come la degustazione di un brandy.
Terremoto: 15.000 morti più possibile distruzione radioattiva, il gusto forte di un whiskey invecchiato, ecc.ecc. fino a voler desiderare quella notizia di alcool puro magari dettata da un’invasione aliena come al cinema.
Il dolore della perdita per i congiunti della vittima però non ha le stesse gradazioni. I familiari che perdono un caro non valutano la tragicità in un modo scalare. Soffrono e basta. Solo nell’elaborazione del lutto ci si può appigliare al grado di sofferenza subìta dal caro scomparso per darsi un sollievo o farsene una ragione.
Alla fine quello che si perde è il rispetto della persona e della dignità umana. Però i cosiddetti vip della tivù che scavano per il “bene della verità” dentro la sofferenza altrui si guardano bene e si appellano alla grande privacy se per caso qualche loro foto finisce sulla pubblica piazza. Non c’è più nessuna garanzia per il libero cittadino. Si è arrivati al punto di non ritorno.
Si è innescata quella reazione protettiva, una forma di alienazione paradossale che qualsiasi sia la gradazione alcolica non ci si riesce più ad ubriacarsi nemmeno di cattive notizie.
Dott. Giuseppe Lissandrello Psicologo/Psicoterapeuta
