Lettera aperta al Presidente del Consiglio, Mario Monti

Distintissimo Signor Presidente, mi rivolgo a Lei con questi due aggettivi, non per dovere di protocollo, nè per vuota enfasi letteraria, ma perchè tali termini l'hanno distinta, sin dal primo momento in cui Lei è apparso sui teleschermi delle case di noi cittadini desiderosi, finalmente, di figure signorili, distinte, capaci di relazioni, verbali e non, misurate, nobili, veramente sincere.

Pensavamo che " il Salvatore della Patria", sicuramente non da solo, ma attorniato e collaborato da persone altrettanto competenti e responsabili, avrebbe preso in mano le sorti di un popolo e di una nazione, per tanti anni, illusa, ingannata, frustrata, impoverita.

Dicevo, pensavamo, perchè dopo il sogno iniziale ci siamo accorti che, sempre e soltanto, a sopportare, a chinare il capo, a pazientare, sono i lavoratori che vedono il miraggio del pensionamento allontanarsi sempre più; le famiglie con figli, pochi o molti che siano, barcamenarsi tra rincari di carburante, sacrifici fiscali e ulteriori limitazioni alle spese necessarie; i giovani che, pur diplomati o laureati, rimarranno, ancora per molti anni, a carico dei genitori, senza poter realizzare il sogno del lavoro, della famiglia, di una casa propria; la scuola, compromessa da classi sempre più numerose, da disagi relazionali, da problematiche irrisolte.

Signor Presidente Monti, chi Le scrive ha avuto la fortuna di operare, per propria scelta, come docente, per più di trent'anni, a fianco di alunni di ogni ordine e grado, dalla Scuola dell'Infanzia, alla Primaria, alla Secondaria di I° e di II°, percorso che auspicherebbe ad ogni Ministro, ognuno inserito in un settore delle vita sociale, sanità, fabbriche, ecc, prima di accedere ad incarichi di così grande responsabilità, dal di dentro, per vivere concretamente le tante problematiche dei vari Ministeri a cui sono chiamati a rispondere.

Dicevo, Signor Presidente, che la sottoscritta conosce, dal basso, la bellezza delle relazioni con tutte queste fasce di età, dalla dolcezza dei piccoli, allo stupore e all'orgoglio di avere potuto trasmettere i meccanismi della lettura e della scrittura ai bimbi della Primaria, vivere,con i ragazzi, poi, le tante problematiche adolescenziali, l'anoressia, l'alcol, ascoltare le confidenze, le gioie, i dolori e scoprire la bellezza delle mille pieghe dell'animo degli alunni diciottenni e ventenni.

Sono andata via dalla Scuola ricca, non di denaro, ma di Umanità, di Esperienza, di Dolcezza, caratteristiche che mi fanno essere, oggi, ancora più vicina e in sintonia con questi figli che ho amato come tali, nel mio servizio scolastico.

Ma conosco, pure, dal basso, le difficoltà del quotidiano, delle classi numerose, della riduzione del personale specifico per gli alunni diversamente abili, di una politica lontana anni luce dalla vita reale e concreta.

Come risponderò ad una mia ex alunna che, nella sua mail mi scrive: "Cara prof., i miei genitori non possono sostenere i costi dei miei studi universitari, con il semplice diploma non trovo lavoro, quale sarà il mio futuro? I bei discorsi che facevamo con lei, a scuola, mi sembrano sogni svaniti all' alba".

I miei tre figli, con impegno, studi e sacrifici, senza raccomandazioni o bustarelle, si sono conquistati la dignità del lavoro, della famiglia, della casa. Ma guardano con preoccupazione e grande incertezza al loro futuro e a quello dei loro bambini ed io, da nonna, partecipo alla loro ansietà., Era a loro e a tutte le famiglie italiane che dovevate dare ossigeno e speranze; era ai giovani che dovevate dare risposte e certezze; era ai lavoratori che, dopo anni di sacrifici, aspiravano, finalmente, ad un meritato riposo per vivere e godere di altri, non ancora esplorati,aspetti della vita, che dovevate riconoscere una giusta ed equa retribuzione.

Da statisti, quali Lei e il Suo staff politico siete, sapete bene dove attingere energie per le esauste finanze dello Stato,da portafogli ben più riforniti, da lussi ostentati in barba alla crisi, da privilegi radicati e vissuti come diritti!

Signor Presidente Monti, nonostante la mia non più giovane età, credo ancora nei sogni: insieme ai miei nipotini, con cui gioco ed invento fiabe, voglio sognare che queste mie riflessioni possano essere lette da Lei; sogno che domani ci sveglieremo ed ascolteremo o leggeremo la notizia di un cambiamento di marcia, immediato, concreto, umano, sincero, di una classe politica che fa suo l' "I CARE" di don Milani, "mi preoccupo, mi sta a cuore" il futuro dei giovani, della famiglia, dei lavoratori; voglio sognare una nazione dove "OGNUNO" faccia il proprio dovere, dove regni la giustizia e l'uguaglianza, senza tornaconti, dove tutti si possa guardare al futuro con serenità, come ad un cielo libero da nuvole minacciose.

Natale è un messaggio di Speranza, di Certezza, di Vita: è l' Augurio che rivolgo a Lei e al Suo governo, Signor Presidente Monti, perchè il Vostro oneroso impegno sia guidato dalla luce di Betlemme dove Dio si è fatto Piccolo per insegnarci ad essere vicini a chi è povero, semplice, ultimo. Auguri di buon lavoro e di Buon Natale.

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