Lombardo non può (e non deve) cadere per ragioni giudiziarie. Dalla Sicilia la vera svolta

È da un pezzo che attenziono le dichiarazioni dei numerosi leaders siciliani.

In tanti hanno sostenuto che il ribaltone è una cosa immorale in quanto “fotte” il mandato popolare.

In effetti, con il ribaltone l’equazione è elementare: chi ha vinto perde e chi ha perso vince.

C'è però un nuovo elemento, che sarebbe davvero stupido non rilevare.

Il passaggio di coalizione da destra a sinistra, non ha comportato solamente un trasloco ed un mutamento di alleati e di allocazione politica.

Sembra invece che il cambiamento sia anche culturale e valoriale.

Quanto appena detto pare che che stia influenzando la quasi totalità dei protagonisti in campo, solo pochi vi fanno infatti eccezione.

Ecco cosa sta accadendo:

tutti i partiti ed i relativi leaders stanno, pian pianino, rivedendo le loro teorie sulla giustizia e sulle conseguenziali ricadute che esse comportano sul piano morale ed etico della politica.

Il tema della giuustizia è un tema caldissimo.

Innescato negli anni ’90, esso oggi rappresenta uno dei più importanti crinali in seno al quale far montare l'incolmabile differenza fra i due poli contrapposti.

A sinistra, la questione morale, da sempre sbandierata, ha sempre offerto la più sentita accoglienza a tutte quelle forme di giustizialismo che latenti sempre serpeggiano nella vulgata forcaiola.

Di Pietro e gli ex comunisti, da sempre coincidenti con i vertici dell’Antimafia di Stato (Orlando, Lumia e Fava) hanno fatto della loro purezza giudiziaria un vessillo, di così alto valore, da sbandierare ad ogni occasione.

Specularmente, dall’altro alto, le vicissitudini giudiziarie di Berlusconi hanno alimentato questo vano divisorio, che separando le intellighenzie politiche, come guelfi e ghibellini, ha polarizzato il garantismo italiano verso le posizioni di Forza Italia e del PDL.

Insomma, senza nessuno sforzo di sintesi, gli uni contro gli altri, si è tirato a campare, forti di questa contrapposizione ideologica (giustizialisti contro garantisti) nell'ambizione di un giorno avere l'auspicata ragione.

Il tormentone, che gli italiani hanno assistito, è stato noioso e ripetitivo:

da un lato, i puri giustizialisti di sinistra e, dall’altro, i garantisti, traffichini, di centro destra, questi sempre in attesa di una sentenza che li assolva da ogni accusa (il principio di presunzione d’innocenza è stato spesso una forma di immunità culturale tale da respingere anche le accuse più fondate, altro che immunità parlamentare!).

Ebbene, in Sicilia, il ribaltone, dicevo, è stato non solo istituzionale ma perfino culturale.

Come è noto il Presidente della Regione sembra essere coinvolto in un’inchiesta per fatti di mafia.

L’accusa, ancora nemmeno formalizzata (nessun avviso di garanzia è stato infatti recapitato), è davvero gravissima.

Ebbene, se al caso di specie applicassimo gli schemi culturali e politici, sopra accennati, che da tangentopoli ad oggi, ci hanno accompagnato in questo tormentato ventennio, dovremmo allora assistere ad un centro destra (unito e compatto) che sostenga l’innocenza di Lombardo, almeno fino al sopravvenire del dictum di una sentenza irrevocabile, che ne accerti l’eventuale reità.

Dall’altra parte del fiume, nei lidi sinistri del mar rosso, dovremmo invece assistere alla solita cantilena giustizialista e scandalistica, che sempre è accompagnata dall'ingiunzione di dimissioni da parte del soggetto colpito (in questo caso il Presidente Lombardo).

E invece?

E invece sta accadendo esattamente il contrario.

Le due coalizioni, non solo si sono scambiate di posto a Palazzo d’Orleans e a Palazzo dei Normanni, ma hanno anche invertito l'angolo di visuale che nella cultura giudiziaria e politica aveva caratterizzato questi ultimi venti anni.

In Sicilia, noti esponenti politici, PDL e viciniori, lanciano allarmi ed invitano alle dimissioni.

In barba a qualsiasi principio di puro e sano garantismo, tanti sono coloro che non riescono a trattenere la lingua e sperano che la Procura di Catania continui nella propria inchiesta fino ad indagare il Presidentissimo.

Dall’altra parte della barricata, quella più rossa, pare che la dottrina moralista e giustizialista sia stata cancellata, dalle menti e dalle azioni, in un sol atto (che poi sarebbe l’atto di nomina della Giunta quater).

In sintesi, in Sicilia oggi abbiamo una sinistra finalmente garantista, sorda a qualsiasi tintinnio di manette e che paziente attende l’esito delle inchieste e dei processi (non fu così per il caso Cuffaro), ed un centro destra che impazza dalla voglia di mandare a casa Lombardo.



La voglia di disarcionare Lombardo è tale che si è persino disposti a rinunciare ai più importanti credo e valori della propria area politica di appartenenza (la presunzione d'innocenza e contro l'utilizzo strumentale della magistratura), i quali hanno, negli anni, contribuito ad erigere la coalizione di centro destra.

Non amo il Presidente Lombardo, pur tuttavia non si può tacere d'innanzi queste isterie intellettuali ed ideologiche.

Gli avvenuti mutamenti di giudizio e di impostazione sono evidenti, in entrambi gli schieramenti.

Non tutto però è da buttare, anzi.

In primis va detto subito che Lombardo non è né condannato né, ad oggi, risulta essere indagato.

Per queste ragioni, esorto tutte le forze politiche di centro destra, ovvero tutte quelle forze, che si proclamano rispettose della legge ed asseveranti del principio costituzionale di presunzione d'innocenza, a rimanere salde e ferme ad i propri ideali.

Piombati sui propri ideali significa non chiedere le dimissioni di Lombardo per ragioni extra politiche.

Per altro verso, la citata coerenza morale impone altresì di non stanare gli ex comunisti (Lumia, Finocchiaro e Cracolici in testa) circa la cosiddetta questione morale.

Impone pertanto di non rinverdire in questi i comportamenti tenuti in precedenza in analoghe ed identiche occasioni di cronaca politico-giudiziaria.

Anzi, la maturazione che in questi giorni la sinistra siciliana sta vivendo va salutata con felicità e speranza.

Finalmente lo strumento dell’Antimafia, secondo il quale chiunque fosse – solamente – accusato di collusione mafiosa dovesse essere anche ghettizzato ed allontanato, ha avuto termine.

Innumerevoli sono i casi in cui la formula antimafiosa è stata uno mero strumento politico per mettere fuori gioco, per qualche tempo, avversari e potenti (Mannino e Andreotti sono storie di questa parte dell'Italia che non possono essere dimenticate).

Ben venga in Sicilia la fine del professionismo dell’Antimafia e con essa la fine del Giustizialismo.

Il potere (per gli ex comunisti) in questo caso è stato illuminante.

Finalmente, Finocchiaro e Lumia, oggi più che mai, hanno ben compreso la fallacia dei loro passati pensieri.

Il Lombardo quater, ha dato a questi onorevoli signori la possibilità di ben comprendere, qualora non lo sapessero di già (e ne dubito), come il potere giudiziario, segnatamente quello inquirente, spesso sia la miglior arma politica da brandire contro l’avversario.

Un’arma che negli ultimi venti anni è stata costantemente utilizzata.

Gli utilizzatori di quell'arma - spero - hanno finalmente deciso di dismetterla.

A loro dico, benvenuti nella realtà e nella saggezza.

Concludo, con una frase non mia, "meglio un colpevole libero che un innocente in galera", Cesare Beccaria.

Bentornato, anche nella sinistra siciliana, il Garantismo!

Catania 15 novembre '10

Piero Lipera

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