SiciliaToday
Miha...colo all'Olimpico!
Feb 8, 2010 - 8:03:34 AM

"Maxata" a Lotito
Alzi la mano chi, assistendo alla particolare esultanza di Maxi Lopez all'atto del pesantissimo "polpettone" infilato alle spalle di Muslera al 62', non abbia pensato a un riferimento al contestatissimo presidente biancoceleste Lotito. Il centravanti argentino nel postpartita ha pure cercato, da old gentleman della Pampa, di "sviare" le indagini, ma i suoi occhi dicevano tutto... Eppure, al netto dell'enorme soddisfazione procuratami dall'importantissimo successo ottenuto dai rossazzurri all'Olimpico nel delicato scontro diretto con la Lazio, mi chiedo come abbia fatto il "Numero 1" biancoceleste a far scappare dalla Capitale una delle poche punte centrali appetibili rimaste sul mercato internazionale a gennaio. La deviazione vincente, in barba alla (peraltro discutibile) marcatura del neoacquisto brasiliano Andrè Dias (ma in Italia centrali difensivi altrettanto "bravi" non ce ne sono? Non mi sembra che il neoacquisto laziale sia, a prima vista, più "imperforabile" del buon vecchio "Stendardone", vecchia conoscenza dei supporters del Liotru), costituisce una vera e propria vendetta consumata nel modo più dolce e crudele dal "puntero" argentino, nuovo eroe delle folle etnee. Tuttavia, come si suol dire, sono tutti problemi di Lotito; non vorrei essere adesso nei suoi panni, considerato che tutte le sue scelte di mercato sembrano naufragare nella voragine dell'attuale terz'ultimo posto in classifica, un'enormità per un club prestigioso come quello romano.

Confronti impietosi
Tornando a Maxi, non sarebbe nelle mie intenzioni, come si dice dale nostre parti, "azziccare" il coltello nella piaga, ma la differenza rispetto al passato si mostra abissale. Proponiamo, all'uopo, un rapido confronto. Scenario: Bergamo, Bari, Catania. Cominciamo dalle trasferte. Atalanta-Catania e Bari-Catania, due pareggi a reti bianche, partite più o meno simili a quella odierna; prima frazione in leggera sofferenza, ripresa in crescendo condita da un paio di grosse occasioni per Mascara e soci. Inutile sottolineare come si sia trattato di clamorose "sviste" sottorete, anche non andando, per amor di patria, a rivangare le "colpe" dei singoli. Passiamo ai match casalinghi. Riferimento: Catania-Roma e Catania-Napoli, altri pareggi condizionati da incredibili errori sotto porta. Giungiamo a Lazio-Catania: due palle-gol, una rete, Maxi Lopez "uber alles". Fate voi il facile "conteggio" relativo ai punti persi... Quando si diceva che sarebbe bastato un centravanti vero, uno in grado di capitalizzare "qualcosina" davanti alla porta avversaria, per non patire le attuali "pene dell'inferno", non si proferiva sicuramente una bestemmia. Serviva in estate. Punto.

Miha insegna
Continuiamo con i paragoni. Prime quattro gare di campionato: tre sconfitte, un pareggio, un punto, ultimi in classifica. Primi quattro match del girone di ritorno: due vittorie, due pareggi, 8 punti, quart'ultimi in graduatoria (dopo "una vita", aggiungo io). Qui, però, entra in campo Mihajlovic. Quattro vittorie (di cui due in trasferta, a Torino e a Roma...), due pareggi e due sconfitte il suo score complessivo. In sostanza, 14 punti in 8 partite, media da metà classifica e più. Un cambio di passo evidente. Un cambio di passo che avrebbe potuto avere inizio con un mesetto d'anticipo, e adesso non ci mangeremmo le mani. Ma quel che è stato è stato, l'esperienza insegna e, magari, in futuro non si ricadrà nello stesso errore (compiuto, per la verità, anche con Baldini due stagioni fa). Più dei risultati, però, mi preme sottolineare il mutamento più corposo provocato da Miha: la mentalità. Il Catania ci crede, ci prova, sa soffrire, non demorde e riesce portare a casa i risultati senza cali d'attenzione nei minuti finali. Quanti punti, in passato, avevano regalato gli etnei nell'ultimo quarto d'ora? Oggi non accade più. Oggi è tutto diverso. Oggi il serbo ha compiuto un capolavoro, da allenatore vero, non presunto, "promettente", "profilo", "da crescere", etc. Primo tempo in sofferenza, un po' rinunciatario, impostato su un 4-1-4-1 bloccato su tre mediani di rottura, due esterni (Mascara e Llama) solo nominalmente d'attacco ma, più prosaicamente, sistemati belli "bassi" a raddoppiare sugli incursori avversari (Kolarov, soprattutto, e Topolinik si è sacrificato alla grandissima), una punta centrale (Maxi) a fare reparto da solo. Dura, molto dura. Tanto che la Lazio in tre occasioni (due Mauri e una Zarate, con palo accluso) sfiora la rete. Un pizzico di fortuna (che non guasta mai) e un grande Andujar, finalmente ai livelli di cui è accreditato in Sudamerica, livelli da Mondiale. Secondo tempo "rivoltato" con mano sapiente. Fuori il deludente Carboni, Biagianti (il migliore in campo) riportato nel suo ruolo naturale (lo ripeterò fino alla morte), Ricchiuti a dare qualità al centrocampo e a supportare l'isolata "galina de oro". "Tutta n'ata storia", come direbbe Pino Daniele. Centrocampo più alto a sovrastare i deludentissimi Baronio e Hitzlsperger; Ricchiuti, Mascara e Llama più pronti a fiondarsi in avanti e assistere Maxi. Non per niente, prima Llama si mangia un gol fatto a due passi da Muslera su splendido cross dell'ex riminese, poi lo stesso italo-argentino dà il "la" alla ripartenza decisiva: palla a Mascara, cross al centro, anticipo su Dias e rete di Maxi Lopez. Poi, un'altra superoccasione per lo stesso Ricchiuti (che tenta un pallonetto dalla trequarti con mira leggermente errata, su "abbaglio" di Muslera). Lazio? Una sola (non eccezionale) palla-gol grazie a una bordata da fuori di Kolarov, sulla quale è ancora bravo il portiere della Nazionale argentina. Riassumendo: una partita, che qualche tempo fa sarebbe stata "pienamente" persa, "pienamente" vinta con merito. Non solo. Ricordate le gare di Bergamo e Siena? contro squadre alla frutta il Catania era stato capace di elargire stimoli resurrezionali sullo stile Lazzaro, capace di non vincere o, addirittura, di perdere. Oggi, al cospetto di un team inguardabile e in crisi nera come la Lazio, ecco scattare il cinismo delle squadre vere. La notte con il giorno. la notte con il giorno. Adesso quella catanese è una squadra tosta, difficile da incontrare, una tipica formazione da battaglia capace di rendere dura la vita a tutti e conseguire l'obiettivo prefissosi. Miglioramenti netti in fase di attenzione in difesa, tanto che i quattro titolari ormai sbagliano poco. Menzione speciale per "Comu finiu" Alvarez: ancora una volta impeccabile, il vero simbolo della rinascita rossazzurra. Un giocatore trovato e non "ritrovato", in quanto in pratica non aveva mai giocato seriamente prima. Ora è un vero e proprio graldiatore, una delle anime della squadra. Mediana più compatta, con i "tre muratori" in buona forma e la scoperta (ma scoperta di chi, se non lo stesso Miha) Ricchiuti -un giocatore al momento "unico" cui difficilmente si potrà rinunciare- in regia. Attacco non scintillante, ma alla buon'ora produttivo, con Martinez e Maxi sugli scudi. C'è di che rallegrarsi. Ma senza abbandonarsi all'euforia...

Atalanta, "madre" di tutte le partite
L'errore più grave da commettere adesso sarebbe proprio quello di pensare di aver "passato la nottata". Al contrario, sarà necessario mantenere questa grinta, questa concentrazione, questa feroce volontà di fare risultato fino al termine del campionato. Perché ci sarà da soffrire fino all'ultimo, lo sappiamo tutti. Giunge, quindi, a fagiolo il decisivo scontro diretto con l'Atalanta, ritornata in corsa dopo la scontata vittoria interna sul Bari. Una gara da cuori forti che, non ho dubbi, rinverdirà i fasti da "tutto esaurito" del "Massimino" dei bei tempi. I tre punti servono come il pane, insomma, per costruire la salvezza. Basta gettare uno sguardo alla bassa classifica per rendersene conto. Anche Chievo e Parma, a quota 29, non sembrano tranquillissime e il prossimo turno prevede altri due scontri ad alta tensione: Livorno-Bologna e Parma-Lazio. Senza contare che l'Udinese si recherà al "Meazza" contro il Milan e il Chievo riceverà il disperato Siena all'ultima spiaggia. Da segnalare, inoltre, che Mihajlovic forse recupererà Martinez, un giocatore fondamentale. Però, è vero, il fattore tifo potrà avere una rilevanza probabilmente superiore rispetto a qualsiasi determinazione tecnica ai fini di produrre un'accelerazione essenziale, se non decisiva. Pertanto, tutti allo stadio a sostenere, perché questi ragazzi lo meritano. Con un'avvertenza: lo stadio sia pieno, pienissimo, ma tutti coloro (e sono tanti) che fino a un paio di settimane fa cantavano il "de profundis" e decretavano l'ormai certa retrocessione in Serie B del Catania (e che, alla prossima sconfitta, torneranno a sputare fango su tutto e tutti) se ne stiano alle proprie "casine", non c'è bisogno di loro. Forse si starà un tantino più larghi (non ne sarei poi così convinto...) ma si respirerà meglio... Let's go, Liotru, let's go!!