E alla fine orgoglio fu. Gioioso, colorato, e omosessuale, il primo Gay Pride siciliano ha conquistato Palermo. Da Piazza Magione lungo le vie del centro, fino al Teatro Massimo, la variopinta carovana capitanata da Vladimir Luxuria, madrina della manifestazione, ha preso d’assalto la città, congestionandone ulteriormente il traffico e bardandola a festa con le sue allegre coreografie, capaci di restituirle un aspetto più fresco e dignitoso e di far dimenticare ai palermitani, almeno nel breve spazio di una mezza giornata di giugno, il quotidiano spettacolo di sporcizia e munnizza.
Dieci carri, striscioni, manifesti musica, balli e balletti - compreso quello immancabile sulle cifre: parecchie migliaia, addirittura diecimila per i più ottimisti tra gli organizzatori, poco più di mille per la Questura – per una giornata che è riuscita incredibilmente ad avvicinarci alle città europee. E così, quando dal carro del coordinamento Stop omofobia, dodici metri di musica, addobbi e rivendicazioni, la speaker grida che “Palermo oggi è come Berlino”, non ci sembra poi tanto fuori di testa. Miracoli del Gay Pride.
Se a tutto questo ambaradan aggiungiamo che alla vigilia della manifestazione all’Ars, la mitica Assemblea regionale siciliana, un deputato dell’altrettanto mitica opposizione del partito democratico, ha presentato una proposta di legge per istituire in tutti i comuni della Sicilia un registro anagrafico per le unioni civili, roba che solo in Puglia e in Toscana, una legge, per dirla con parole ancora più chiare, che riconosce i diritti civili a tutte le possibili coppie di fatto, etero e omo, allora potremmo concludere che il Gay Pride è addirittura meglio di padre Pio.
Sarà per questo che sono stati davvero in tanti a presentarsi al corteo di sabato per le vie di Palermo, la città dove trent’anni fa è nato il primo circolo Arcigay d’Italia, probabilmente non diecimila, ma certamente molti, molti di più di mille, provenienti da tutta la regione: c’erano gay, lesbiche, bisessuali, trans, etero, giovani, vecchi, bambini, c’erano gli organizzatori del Sicilia Pride 2010, le associazioni di promozione sociale, insomma, c’era il mondo, c’era la gente, donne e uomini vogliosi di manifestare per i loro diritti, contro i pregiudizi, e di sognare tutti insieme una Sicilia e una società più aperte e più “diverse”, a partire da Palermo.
Per evitare risvegli troppo bruschi, va comunque detto che il cammino della suddetta legge per le unioni di fatto non sarà affatto agevole, anzi, sarà a dir poco impervio, considerato che già nel partito che l’ha proposta non mancano voci contrarie e voglie di sgambetti.
E se non è follia dire, come gli organizzatori, che il Sicilia Pride 2010 è stato l’evento politico dell’anno, che l’orgoglio gay è vivo e battagliero, che la manifestazione ha dribblato le polemiche e il cattivo gusto ed è stata un successo che Palermo ricorderà a lungo, è altrettanto vero che, con buona pace del Vaticano, i miracoli non li può fare nemmeno l’allegro movimento lgbt, almeno non ancora. E, dimenticati già gli striscioni e le bandiere arcobaleno del Gay Pride, in città torna a sventolare alta la bandiera color munnizza.
