Bin Laden è morto: e non ci dispiace
Era l'11 settembre del 2001. Le tv hanno attirato i nostri occhi increduli come calamite, tra lo shock di una così gigantesca tragedia e la paura crescente di continuare il nostro quotidiano vivere.
Lontano nel tempo o nello spazio: é l'unica alternativa esistente che rende gli uomini estranei alle disgrazie e più forti nelle tragedie, che se passate o distanti sembrano esonerarci dal viverle. Eppure l'oceano che separa Europa ed America quell'11 settembre sembrava essere scomparso. Scomparso insieme a un diritto assoluto, naturale, irrinunciabile, minacciato: la sicurezza.
Siamo umani, per alcuni cattivi e vendicativi, per altri solo anime fragili in cerca di protezione e sicurezze.
Con la morte di Bin Laden, ucciso oggi dalle forze americane, alcuni giornali, oltre a rendere ai lettori la dovuta e necessaria cronaca, si interrogano sulla crudezza della foto, riflettono sulla mancata pietà, sulla soddisfazione che tale morte suscita in noi civili, colpevoli di nulla.
Noi facciamo il contrario. Apparteniamo a quelli che non hanno provato un minimo di pietà, il più alto sintomo dell'amore, quello che una madre ha provato dinanzi a un figlio morente per la salvezza degli uomini. Apparteniamo a quelli che, scusate, ma l'11 settembre abbiamo sofferto. Allora sì abbiamo provato pietà, sentendo forte l'amore per la vita, per quel popolo che fino a un attimo prima era sereno, quasi invincibile, per quelle famiglie in cerca dei propri cari sperduti sotto le macerie provocate da un uomo che non ha salvato nessuno. Abbiamo sofferto per loro, gli americani, il popolo che improvvisamente ognuno di noi, patriottici o non patriottici, ha sentito fratello. Ma abbiamo sofferto soprattutto per noi perchè abbiamo avuto paura.
Quella sensazione ci ha accompagnato negli anni. Anche per i meno ansiosi, i più cinici, la spensieratezza che in passato guidava i viaggi di lavoro o piacere, inutile nasconderlo, si era affievolita. Negli aerei, nei treni, nelle metro, impossibile negare che almeno una volta quel solo terribile termine passasse per la nostra mente: attentato. A mente lucida nessuna lontananza avrebbe potuto esonerarci. L'attentato dipendeva dalla decisione dei terroristi, e il principe dei terroristi era l'uomo raffigurato oggi nei giornali
Oggi Bin Laden è morto, non è morto di certo il terrorismo, non è morto di certo il male, ma per noi è una bella notizia.
Se non per vendetta, permettete almeno per egoismo, perchè è un tassello che si aggiunge alla nostra sicurezza. L'uccisione non è mai un bene, ma in tv molti sorridono. Sentire la notizia se non rende felici, di certo fa tirare un sospiro di sollievo.
Qualsiasi stentato pietismo, qualsiasi sdegno per la durezza di una foto pubblicata che vorremmo fosse vera, ci sembra ipocrita e retorico. Bin Laden è morto. Dopo dieci anni, volevamo scriverlo.
