Palermo, via D'Amelio diciotto anni dopo
Palermo, via D'Amelio, ore 16.55. Fa caldo, molto caldo. Ci sono tantissime persone, l'una vicina all'altra. Sullo sfondo, su un muro, c'è una scritta enorme: "Paolo vive". Le palazzine attorno con le finestre aperte, la gente che guarda quasi commossa il tappeto umano che si è creato.
Ci sono striscioni ovunque: "non li avete uccisi, le loro idee cammineranno sulle nostre gambe"; "Vittorio Mangano non è il mio eroe"; "onore a Paolo e agli agenti della scorta". Siamo in via D'Amelio.
Ci sono tante agende rosse, tanti sorrisi, tanti occhi pieni di rabbia e di speranza. Si scorgono quelli chiari di Rita Borsellino, circondata dai giovani, che cerca un po' di fresco proprio vicino all'alberello di fronte all'ingresso dello stabile di sua madre. Quell'ingresso teatro di una delle più grandi tragedie siciliane: la strage che nel 1992 costò la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta.
La solita sfilata dei personaggi politici e le solite polemiche sulla partecipazione dei palermitani. Nonostante il refrain sia sempre lo stesso di anno in anno pare che questo diciottesimo anniversario abbia segnato una svolta.
Dopo il minuto di silenzio e il lungo applauso della folla é salito sul piccolo palchetto improvvisato in via D'Amelio il fratello del giudice assassinato, Salvatore. Ha parlato di complicità all'interno dello Stato, di servizi segreti deviati, di complicità e di silenzi. Ha chiesto giustizia e verità Salvatore Borsellino, ponendo come simbolo della sua esigenza di conoscere l'agenda rossa. Quell'agenda del fratello che non venne più ritrovata dopo l'esplosione. Che fine ha fatto? Chi l'ha presa? E sopratutto che indizi conteneva?
Dopo tanti anni, fa spavento pensare che un pezzo dello Stato si sia schierato contro uno dei suoi più fedeli servitori. Contro un giudice che ha sacrificato la sua vita e prima ancora la sua giovinezza, i suoi affetti familiari, il suo tempo libero e tutte le sue energie per la lotta alla mafia.
La serata del 19 luglio 2010 é stata parecchio toccante. Come da tradizione i movimenti giovanili di destra hanno organizzato una lunga fiaccolata, che partendo da piazza Vittorio Veneto ha raggiunto il luogo dell'eccidio. Molto silenzio, molta riflessione.
Tante facce giovani che non vogliono dimenticare. Perchè è vero: "Paolo vive".
