(siciliatoday)

Parcheggi di via Umberto, come i professionisti del no bloccano la città di Catania

Sabato pomeriggio di fine marzo, atmosfera da weekend, si inizia a sentire la primavera. Ancora nessuno sembra essersi stancato dei centri commerciali: io sì.

Mi stancano mentalmente e fisicamente, pur non appartenendo alla categoria di coloro che trascorrono regolarmente i sabato pomeriggio, o le intere domeniche, in quei grandi supermercati circondati da negozi in franchising che hanno avuto la forza di modificare le abitudini dei catanesi.

Così esco e decido di segnare la mia presenza in via Etnea, ormai surrogato di varie Coop, Etnapolis, Portali e Zagare...

Eppure è sorprendente come 'via Etnea rimane', a discapito dei centri commerciali. Mai vuota, con la sua gente che va e viene, con i suoi incontri certi. Rimane il suo essere così spiccatamente catanese, le manca solo la cadenza.

Via etnea rimane… se, e quando, ci si arriva. Il nostro sabato pomeriggio di fine marzo si rivela infatti un’impresa ardita. Impossibile giungere nella tanto agognata via, lì dove immaginavo la mia passeggiata insieme a mio marito e l’acquisto di una semplice comoda tuta.

Il caos nelle vie di accesso è inaspettato. Più ci si avvicina verso il centro, più il traffico impazzisce, è in tilt. Tra una coda e l’altra, armati di pazienza con la nostra auto arriviamo in via Umberto, ai “chioschi”.

Il traffico è tale che sembra di essere alla vigilia di Natale. Inutile proseguire, dopo un’ora di interminabile coda iniziamo a pensare al parcheggio, conviene cercarlo già a partire da lì, dal punto in cui ci troviamo.

Ovviamente trovarlo è impossibile. Perché proprio in via Umberto, pieno centro e meta dei tre quarti di quelle persone che ci circondano a piedi e in auto, noi dovremmo trovare posto? Ovviamente di posti non ce ne sono. Vogliamo parcheggiare ma…c’è chi dice no. In tutto questo caos (le macchine in doppia fila “affogano” la piazza), non possiamo non notare e indisporci ampiamente di fronte un semplice, piccolo, stupido cartellone appeso.

Il cartello è tanto piccolo quanto visibile da lontano per il suo contenuto ribelle ed ostico: NO AL PARCHEGGIO DI PIAZZA UMBERTO

I soliti no, esiste orma la categoria di “persone dei no”, una categoria sottovalutata ma che in silenzio rende la nostra vita, nei suoi aspetti più pratici, più difficile.

Gente che gode nel dire no. Per il piacere di dire no. Un po’ masochisti, godono nel farsi del male soffrendo, compiaciuti nel rimanere impigliati nel regresso. Eppure, incredibilmente, spesso si ritengono portatori dei valori progressisti. Agevolare la condizione delle persone, progredire, predisporre mezzi efficienti, secondo coloro che dicono no, è contro natura.

Così contro natura, secondo i professionisti del no, è fare di piazza Umberto un semplice, pratico, ordinato e normale parcheggio sotterraneo che liberi la piazza dalle auto.

Mentre ci accingiamo verso la bellissima via Etnea, mentre desideriamo respirare l’aria catanese, mentre vorremmo offrire ai nostri occhi la visione unica della pietra nera, bypassando un facile centro commerciale dal parcheggio in ABC e ABC2, e ancora mentre il traffico ci fa rimanere bloccati, e il sabato pomeriggio si perde nelle luci dei negozi che si riflettono solo nei finestrini dell’auto ormai statica, la cosa più importante è che sotto piazza Umberto non venga creato un parcheggio.

Questo, insieme a tanti altri no segna il destino propizio dei centri commerciali, dove si guarda, si passeggia, ma non si respira.

Questo, insieme a tanti altri no segna il destino dei negozi del centro, a cui quelli che dicono no negano il diritto di vendere e guadagnare qualcosa, facendo sì che titolari e commessi si appostino sulla soglia della porta per guardare e contare le auto e i loro colori diversi. Per osservare i passanti in auto e a piedi, oppure, come quel sabato pomeriggio di caos similnatalizio, un corteo in manifestazione: chissà quale no si gridava, chissà che il centro commerciale non abbia un vero motivo per essere così affollato con la conseguenza, a forza di no, di dire addio anche alla bellezza dell’aria etnea

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