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Proteste a Palermo e nelle altre città all’apertura dell’anno giudiziario

L’anno giudiziario si apre all’insegna delle polemiche. Gli animi sono accesi nel mondo della Magistratura. Era una “cronaca già annunciata”, qualche giorno prima e, ieri 30 Gennaio, non è stata disattesa.

Nella quasi totalità delle corti d’appello, i magistrati hanno abbandonato l’aula al momento dell’intervento del rappresentante del ministro della Giustizia, in segno di protesta verso questo governo e i suoi provvedimenti. Il gesto, come specifica una nota dell’Anm, serve a “testimoniare il proprio disagio per le iniziative in corso che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi necessari ad assicurare l'efficienza del sistema”. I togati avevano in mano una copia della Costituzione per dimostrare la loro fedeltà alla Repubblica. E nelle varie città, il motivo conduttore è stato la protesta espressa quasi unanimemente con l’abbandono dell’aula.

A Torino, oltre ai togati, anche il procuratore capo della Repubblica, Giancarlo Caselli ha lasciato l’aula; a Firenze l’anno giudiziario si è aperto con la protesta dei familiari della strage di Viareggio che, a distanza di sette mesi dalla tragedia, non vede ancora nessun indagato; a L’Aquila con la protesta dei genitori dei ragazzi morti alla Casa dello Studente; a Napoli e Bologna in 70 togati hanno lasciato l’aula con la Costituzione in mano; a Trieste, uno alla volta i magistrati si sono alzati lasciando le sedie vuote; a Genova i giudici hanno lasciato l’aula con le toghe sulle spalle e la Costituzione sottobraccio mentre il pm dell’Anm ha affermato: ”Le riforme proposte sono elusive o addirittura anticostituzionali”.
“Un’inedita amnistia” viene definito il processo breve nella sua relazione dal presidente della Corte di Appello di Palermo, Vincenzo Oliveti. I magistrati di Palermo hanno lasciato l’aula quando ha preso la parola Luigi Birritteri, rappresentante del ministro della Giustizia Angelino Alfano. In testa, il vice presidente nazionale dell’Anm Gioacchino Natoli e il presidente dell’Anm di Palermo Nino Di Matteo il quale si è espresso in tal modo verso il processo breve: "Siamo preoccupati per l'attacco al principio fondante di un processo e di una legge uguali per tutti". E ha aggiunto: "Idealmente mi alzerò e uscirò dall'aula. Il mio ruolo e i doveri di rappresentanza mi impediscono gesti concreti, ma sono con loro".

In Cassazione, la cerimonia si svolge col ministro della Giustizia Angelino Alfano, alla presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Presidente della Repubblica Napoletano. Prendendo la parola, il ministro della giustizia così si è espresso: “Il governo rispetta l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ma i giudici sono soggetti solo alla legge e la legge la fa il Parlamento”. Poi, ha aggiunto: “La riforma è un dovere rispetto al quale il Paese non merita la resa”.

Da Roma, molti gli interventi in questione. Il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone ha affermato: “Ben vengano le riforme in grado di tagliare i tempi della cronica lentezza della giustizia italiana, al 156esimo posto tra Guinea Bissau e Gibuti, a patto però che siano inserite in un disegno organico e complesso. E il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito così ha aggiunto: “Accanto al processo breve, ci siano radicali modifiche strutturali con adeguati potenziamenti di risorse umane e materiali.

Alla Cassazione, il presidente Berlusconi annuisce alle parole di Carbone che esprime perplessità sulla partecipazione dei giudici ai talk show televisivi. E’ dal 2006 che il premier non partecipava all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Tra meno di un mese le sezioni unite della Suprema Corte decideranno se la condanna del coimputato del premier, l’avvocato inglese David Mills, sarà confermata o se il reato dovrà essere inteso come prescritto trattandosi di “corruzione susseguente”. Se così dovesse accadere, cadrebbe anche il processo a carico di Berlusconi.

Dopo aver parlato di tutto ciò che il governo ha fatto in materia di giustizia, il ministro Alfano ha toccato il punto più temuto: la separazione di giudici e pm. Finita la cerimonia, il presidente dell’Anm Luca Palamara puntualizza che la magistratura è "unita" nella protesta senza voler acuire lo scontro ma con la quale i magistrati chiedono di fermare le "aggressioni" nei loro confronti e sollecitano riforme "nell'interesse di tutti". Fuori, intanto, il Pd plaude alla relazione di Carbone puntando il dito contro le "leggi ad personam" volute dal governo e dalla maggioranza

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