Scusa… ma ti odio!
Oggi la nostra società è costituita per la maggioranza da “coppie scoppiate” , ovvero da separati con storie alle spalle al limite del reale che neanche il miglior sceneggiatore avrebbe potuto scrivere. Il tema di questa settimana è un argomento alquanto spinoso; infatti parlare dei matrimoni falliti non è affatto facile e cadere nel ginepraio dei luoghi comuni è quasi naturale.
Cercheremo, o proveremo, a sciogliere i nodi di questa aggrovigliata matassa osservando il “normale” comportamento di un uomo e di una donna che giurano “odio eterno” davanti al giudice.
L’albo dell’ordine degli avvocati catanese è stracolmo di tecnici specializzati in diritto di famiglia. Come mai? Sicuramente non solo per la semplice passione per la materia in questione ma, quasi certamente, per la vastità dei casi da seguire e su cui poter affondare i propri aculei. La Letteratura Cinematografica è piena di film che descrivono i fallimenti e le miserie della vita familiare; infatti un esempio cinematografico che incarna perfettamente lo spirito di questa nostra discussione è un film degli anni Ottanta, interpretato da Micheal Douglas e Katleen Turner, intitolato “La guerra dei Roses”; film cui i protagonisti marito e moglie fanno di tutto per distruggersi a vicenda sino ad arrivare all’annullamento della loro vita.
Le separazioni posso essere di vario tipo e quasi tutte hanno nel loro vissuto grandi cicatrici da sanare e un immenso bisogno d’affetto da colmare. Quando una donna ed un uomo decidono di sposarsi sono convinti che il loro patto d’amore sia eterno, che nulla al mondo potrà dividerli e soprattutto non penseranno mai al male che di lì a qualche anno potranno farsi e non solo nella maggior parte dei casi a colpi di carta bollata.
La convivenza, col passare del tempo diventa sempre più difficile da gestire e da sopportare. I motivi possono essere tanti, ma sempre gli stessi, ovvero i continui tradimenti del partner, la mancanza di rispetto, la sfiducia che può generare una gelosia quasi maniacale, l’alcolismo, la violenza fisica, psicologica ed economica. Questi sono i sintomi naturali che portano alla comparizione in tribunale.
Nonostante, però, il numero delle separazioni aumenti sempre più, ancor oggi ci sono donne che subiscono in silenzio la violenza e la ferocia del marito; donne che hanno paura di reagire, paura di poter tornare finalmente a vivere.
Da quando la legge sul divorzio è stata approvata in Italia, molte situazioni di tacita bigamia hanno visto la luce e sono state legalizzate le relazioni extraconiugali mentre sono state cancellate, dimenticate e gettate via le relazioni ufficiali. La legge sul divorzio non ha fatto solo questo; infatti ha dato la possibilità a molte donne di liberarsi di un marito despota, prevaricatore e violento.
Ma cosa deve subire una donna prima di decidere di dire addio definitivamente al suo matrimonio, al suo sogno d’amore oramai divenuto semplicemente un incubo degno del migliore D. Argento? Magari prima di prendere la fatidica decisione la moglie ha subito botte, calci, sputi e violenze di ogni tipo. Ha dovuto sopportare atteggiamenti iracondi, violenti e pericolosi per anni in silenzio per amore dei figli o semplicemente per assecondare la morale con cui è cresciuta. Non è da dimenticare che i delitti più feroci vengono consumati in famiglia. La donna, nella maggior parte dei casi è lei la parte debole, subisce violenza per ben due volte. Quando decide di separarsi, infatti, non è solo ferita dalla sua turbolenta situazione matrimoniale e dall’uomo che amava, oramai divenuto mostro, ma è anche vittima stessa del meccanismo giudiziale, perché raccontare ed affidare ad un giudice la propria vita non è facile, ricordare con precisione quasi maniacale le proprie miserie e rischiare di non essere creduti non è affatto una situazione semplice da sostenere. Dover combatter contro quell’uomo che si è amato e con il quale si è messo al mondo un figlio è davvero difficile, perché tutte le certezze, tutti i punti di riferimento che un giorno erano inossidabili all’improvviso sono crollati come dei colossi d’argilla. Osservare quell’uomo che crea qualunque tipo di situazione per screditare e rovinare la vita della donna alla quale, un giorno non molto lontano, aveva giurato amore eterno non può fare altro che distruggere ancora di più gli ultimi ricordi di un amore oramai troppo lontano.
I separati, oggi non sono altro che i nuovi poveri, gente che cerca in qualche modo di ritrovare la dignità perduta a causa di un compagno o di una compagna che ha rovinato gli anni più belli della loro vita. Donne che sono state abbandonate a cinquant’anni da un marito dalla doppia anima , da una sorta di Dottor Jackyl e Mister Hyde, che si finge disoccupato o addirittura invalido pur di non dare un centesimo alla moglie o ai figli, perché oramai fanno parte del passato e sono solo un’inutile zavorra d’abbandonare in un angolo del marciapiede alla prima occasione utile. Donne che devono riprendere la loro vita in mano e con coraggio ma con tantissima dignità devono affrontare la propria vita e dare un futuro ai propri figli, poiché il marito non ha smesso solo di fare il marito ma anche smesso, cosa bene più grave, di fare il padre.
Uomini e donne che nel loro vocabolario hanno cancellato le parole Amore, Rispetto, Lealtà sostituendole con Odio, Disprezzo, Cattiveria … rovinando non solo la propria vita ma anche la vita dei propri figli che devono vivere e pagare gli sbagli dei propri genitori. Questi figli, colpevoli, nati da un amore sbagliato.
Abbiamo avuto modo d’incontrare due donne, con esperienza di vita diverse, accomunate entrambe da una dolorosa separazione. Queste due donne hanno aperto i cassetti della loro anima dandoci la possibilità di entrare negli angoli più intimi e personali del loro cuore. Le due donne, che chiameremo solo con i loro nomi di battesimo, ci spiegano come si affronta la vita a testa alta dopo che la vita ti ha preso a schiaffi.
Santa, 52 anni, ex moglie di un libero professionista, casalinga da sempre, separata dopo trentadue anni di matrimonio con una figlia laureata disoccupata a carico.
Piera, 40 anni, ex moglie di un impiegato statale, separata da un anno con un figlio di cinque anni.
Signora Santa, è in grado di parlare del suo matrimonio e del rapporto con il suo ex marito?
“La mia vita matrimoniale è stata costellata da una grande sofferenza e da un grande dolore. Conobbi mio marito all’età di diciassette anni. Eravamo due ragazzini ingenui e impavidi di tutto ciò che ci poteva accadere. Il mio ex marito mi corteggiò in tutti i modi, la nostra relazione fu ostacolata sin dall’inizio dalla mia famiglia. Per far trionfare il nostro amore fummo costretti a scappare, a fare la cosiddetta “ fuitina”. Ci sposammo subito dopo, nel ’79 e lo stesso anno nacque mia figlia l’unica gioia del mio matrimonio. Il matrimonio all’inizio andò bene, ma dopo un po’ di anni, un decennio, quando la posizione economica del padre di mia figlia si consolidò , per assurdo, tutto andò per il verso sbagliato. Cominciarono i tradimenti, le urla, le botte e lo spirito cattivo dell’alcolismo s’impadronì della nostra famiglia. Cominciò a bere e di lì a poco iniziò l’epilogo. Fu violento, non solo con me, anche con mia figlia e alla fine fui costretta a chiedere la separazione, poiché la vita divenne ogni giorno sempre più insostenibile. Non sopportavo più quell’uomo che mi ricopriva d’insulti, tradimenti e botte poiché lui era diventato importante mentre io ero sempre la stessa ragazzina di venticinque anni fa che non gli dava più stimoli. Nel 2004 ci separammo non in maniera indolore, la nostra è stata ed è una separazione giudiziale; in questi anni non ha scucito un centesimo, nonostante il giudice abbia assegnato a me e a mia figlia un congruo assegno di mantenimento, essendo un ottimo professionista con una reale capacità economica da poter sostenere “tranquillamente” il mantenimento degli obblighi familiari. Ho dovuto arrangiarmi. Ho dovuto fare sia da padre che da madre a mia figlia. Sono stata costretta a riprendere in mano la mia vita e ricominciare da zero. Non ho mai lavorato e non lavoro, non è facile trovare lavoro a Catania a cinquantadue anni. Io e mia figlia, laureata disoccupata, andiamo avanti grazie all’aiuto economico che ci ha lasciato mio padre ex militare graduato. Adesso, il padre di mia figlia vive con una donna dell’est, uno dei tanti motivi che hanno scatenato ancora di più la sua violenza nei nostri confronti. La cosa che mi fa ancora più male è che in questi anni non ha mai pensato a sua figlia, perché fa parte del passato e non c’è più spazio del passato nel suo futuro, nella sua nuova vita. Mia figlia, il mio bene più prezioso, si è laureata in mezzo a tantissimi sacrifici e varie vicissitudini dolorose. La cosa che mi riempie più di gioia non è che mia figlia sia dottoressa, ma che nonostante tutto abbia reagito nel migliore dei modi come nessuno mai in situazioni del genere”.
Signora Piera, ci parla del suo matrimonio e della sua separazione?
“ Non è un argomento facile, è comunque un argomento doloroso, perché riaprire certe ferite fa sempre male. Non scordiamo che la separazione, anche la più indolore è paragonabile ad un lutto. Io rispetto ad altre donne sono stata fortunata, perché lavoro e quindi non devo lottare per il mantenimento. Il mio ex marito non è stato mai un buon marito ma è sempre stato un buon padre. Mio figlio, Simone, cinque anni, risente della situazione ma avendo un affidamento congiunto ed essendo delle persone “quasi civili” proviamo a non fare pesare troppo la situazione al bambino.
Adesso ho paura, non per me, ma per mio figlio poiché il mio ex marito sta per diventare nuovamente padre e mi auguro che sia talmente “maturo” da sapere sostenere entrambe le situazioni, perché per mio figlio sono disposta a fare di tutto. Ci siamo separati di comune accordo, perché ci siamo accorti di non amarci più, ma una cosa è certa mio figlio non deve pagare per un mio/nostro errore”.
