Tre cose che non ci sono piaciute della festa di Sant'Agata

In ordine cronologico sparso vogliamo descrivere tre fatti che non ci sono piaciuti durante la festa agatina di quest'anno. Lo vogliamo fare prima che il popolo dei social network si scateni contro questo o contro quello, il popolo di quelli che non c'erano e che giudicheranno tramite la lente distorta della tv gli avvenimenti susseguitisi al mancato passaggio della processione in via di Sangiuliano.

La prima immagine che non avremmo mai voluto vedere è quella di un altare della Cattedrale in cui, schierati in assetto antisommossa, figuravano carabinieri e forze dell'ordine (con cappelli e pistole diceva qualcuno in Cattedrale) quasi che  si trattasse non di una festa, ma di una guerra combattuta dalle autorità contro un nemico inesistente. Non c'era, come i fatti hanno dimostrato, alcun motivo di un tale schieramento di forza militare utile solo ad inquinare il clima di commozione suscitato da secoli dal rientro della Santa in cattedrale.

Il secondo dato spiacevole che abbiamo constatato è rappresentato dalle parole di Scionti, che ha prima cercato di fermare il tragitto che porta il busto della Santa lungo la navata centrale della Cattedrale, nella speranza di ergersi a protagonista di un inappropriato sermone. E poi ha inveito contro migliaia di devoti con parole di inaudita violenza.

La terza cosa che ci dispiace registrare, di minore importanza ma ugualmente significativa, è l'omelia apatica di monsignor Gristina, durante la messa dell'Aurora, che tradizionalmente da il via alla festa. Un messaggio privo di gioia, atono, indice della scarsa considerazione che il clero catanese sembra voler attribuire non a Sant'Agata ma al culto popolare di Essa che si snoda attraverso i millenni per giungere a noi così come adesso è.

Ciò che invece ci è piaciuto è stata la protesta della maggioranza dei devoti (con l'esclusione di pochissimi facinorosi), che prima comprensibilmente non hanno accettato la decisione che li privava della salita di Sangiuliano e del sublime canto delle suore Clarisse, e che poi, altrettanto ragionevolmente, hanno deciso di rientrare per evitare che il suolo bagnato mettesse a repentaglio la sicurezza dei cittadini. I devoti hanno contestato, hanno discusso, hanno dialogato, si sono fermati e poi sono ripartiti. Hanno attraversato un processo logico che li ha condotti senza alcuna imposizione ad accettare un diktat che proveniva dalle autorità e che inizialmente li aveva rattristati. Oggi magari leggeremo che qualche indignato griderà allo scandalo, che qualche altro scriverà sul proprio profilo facebook di una Sant'Agata ostaggio di quattro mafiosi. In generale si discuterà per sentito dire, come è ormai costume italiano, e allora tra tante opinioni ci sia consentito di esprimere anche la nostra, ancora una volta, consapevolmente, contro corrente

 

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