Caso Cuffaro, il procuratore: "ridurre la pena, nessuna prova"

Ridurre la pena a Totò Cuffaro, ex governatore della Regione siciliana, condannato in appello a 7 anni di reclusione (due anni in più rispetto alla sentenza di primo grado) per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell'ambito del processo "talpe alla Dda". È questa la sostanza della richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale Giovanni Galati ai giudici della seconda Sezione penale.

Secondo il procuratore devono essere escluse le aggravanti che avevano fatto lievitare la pena di Cuffaro dagli iniziali cinque anni a sette nel processo di appello. In particolare va annullata l'aggravante relativa al favoreggiamento nei confronti di Mimmo Miceli e di Guttadauro, mentre rimarrebbe in piedi il favoreggiamento, consumato nel 2001, nei confronti di Aiello, un reato senza aggravanti e che si andrá a prescrivere il prossimo aprile.

Per la Procura Generale della Cassazione, l'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro non puo' essere accusato di favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra perche' "manca la prova di aver voluto favorire il sodalizio mafioso. Di conseguenza - sempre secondo la Procura generale nelle parole riportate dall'ANSA - si prescriverebbe l'accusa di aver favorito il boss Guttadauro e rimarrebbe in piedi solo l'accusa di favoreggiamentosemplice del manager della sanita' Aiello, episodio che potrebbe prescriversi nel prossimo mese di aprile"

La richiesta ha parzialmente soddisfatto l'avvocato di Totò Cuffaro, Nino Mormino. "Daremo battaglia - ha dichiarato - fino alla fine con tutti i nostri motivi di ricorso, non solo su quelli relativi all'aggravante mafiosa: ma il giudizio del Pg, che ha ritenuto inesistente il favoreggiamento a Cosa Nostra, è già un bel risultato"

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