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Diliberto, Bianco e Licandro a Catania: contro tutti

Il primo parla di politica nazionale, della necessità di buttare fuori Berlusconi, il secondo di quella regionale, di come 'chi incontri i mafiosi per parlare di politica, non possa essere presidente della Regione. Il terzo, dell'allenza Lombardo Pd. E ce n'è per tutti, anche per il sindaco di Catania.

SOno Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani e portavoce della Federazione della Sinistra, Orazio Licandro, dell'esecutivo nazionale Fds, ed Enzo Bianco, ex sindaco di Catania.

Si è tenuto presso la sala scenario pubblico un incontro davvero di sinistra.

I temi della politica nazionale, inizialmente, al centro dell’incontro. Non poteva mancare il riferimento alla "necessità di cacciare Berlusconi"

"Lo stesso - dicono - che ha gettato il Paese sul lastrico, che ci ha resi ridicoli agli occhi del mondo e che calpesta la dignità delle donne"

"Mi sento offeso – ha detto Diliberto – come maschio e come cittadino”

Poi la necessità di costruite "un’alleanza che si basi non su un programma corposo e non realizzabile ma su un paio di punti imprescindibili, come la tutela della scuola pubblica (e dunque della cultura) che questo governo sta assassinando e il diritto al lavoro"

Quanto a chi teorizzava che soltanto le procure potranno salvarci da Berlusconi, Diliberto è stato chiarissimo: "nessuna via giudiziaria al socialismo, ma sono i cittadini tutti insieme che dovranno mandare via il premier"

Concetto ribadito anche quando si è passati alle vicende regionali e cittadine e in particolare "all’innaturale sostegno dato dal Pd a un governo basato sul clientelismo come quello di Raffaele Lombardo". Questione sollevata da Licandro, che ha ricordato come molti dirigenti del Pd dicano a parole di richiamarsi a Pio La Torre, il segretario regionale del Pci ucciso per la sua lotta alla mafia.

"Chi incontra i capimafia - ha detto Licandro - per discutere di politica non può fare il presidente della regione"

Il concetto è stato ripreso anche da Enzo Bianco, arrivato a sorpresa all’incontro, che ha ribadito la sua totale contrarietà alla scelta del suo partito e alla non gestione di Catania da parte di quello che Licandro definisce ironicamente “il senatore di Regalbuto che si crede sindaco”.

Il riferimento è a Raffaele Stancanelli, che secondo l’ex parlamentare catanese "ogni mattina si sveglia e si chiede cosa ne pensi Raffaele"

"Non se stesso, ma Lombardo - ha continuato - che è stato il vero sindaco di Catania negli anni di Scapagnini portandola al degrado più assoluto da cui l’attuale primo cittadino non sa o non vuole tirarla fuori"

Rispondendo poi a un’operatrice sociale, che da cinque mesi non riceverebbe lo stipendio, chiedendosi dove 'siano i soldi e i 140 milioni stanziati dal governo nazionale per risanare il deficit di Catania' Diliberto ha detto che "non bisogna aspettare da altri che risolvano i problemi, né dalla magistratura (che deve accertare i reati) né appunto da politico a cui rivolgersi perché così si resterà sempre sudditi, e invece bisogna riportare di attualità la questione morale posta da Enrico Berlinguer molti anni prima di “mani pulite”, perché prima degli altri aveva capito che deriva stavano prendendo i partiti"

"Questione morale che non è moralismo – ha precisato il portavoce della Fds - per me è morale un sindaco che paga i dipendenti e che stabilizza i precari”

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