Web

Intercettazioni, Severino sta con Napolitano. Duro attacco di Di Pietro

Nello scontro tra poteri che ha coinvolto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la Procura di Palermo, il ministro della Giustizia Paola Severino si schiera. E prende le parti del Quirinale. Il Guardasigilli sostiene la necessità di tenere segrete le telefonate del capo dello Stato, in quanto rientra tra quelle persone "istituzionalmente protette per il ruolo che svolgono". Insomma: "Qualsiasi sia la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell'inchiesta di Palermo l'importante è mantenere la segretezza delle telefonate del capo dello Stato".

Commentando la decisione del Colle di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Palermo, la responsabile del ministero di Via Arenula ha sottolineato inoltre che "qualunque sia la soluzione interpretata che si vorrà adottare, ossia l'adozione di regole di procedura penale, o quella della legge quelle garanzie applicate al capo dello Stato, si dovrà rispettare la sostanza della legge che è quella di evitare che le sue conversazioni possano essere rese pubbliche".

Nella querelle interviene anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, secondo il quale «I magistrati di Palermo hanno agito in buona fede, secondo come ritenevano fosse giusto applicare la legge. Ora la questione è in buone mani, deciderà la Consulta». «Il capo dello Stato - ha aggiunto - non può essere intercettato, lo è stato in modo occasionale. È giusto che un giudice terzo, la Consulta, decida come bisogna comportarsi in questi casi». E ha aggiunto che dal Quirinale «sono stato chiamato a dare contezza della mia funzione istituzionale di coordinamento, non ho subito alcuna pressione per l'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. Neanche i magistrati di Palermo hanno subito pressione, come dichiarato fin dall'inizio».

E sulla vicenda delle intercettazioni è intervenuto anche l’ex magistrato antonio Di Pietro che ha riservato parole durissime al Quirinale: “Si rende conto che una scelta così drastica non nobilita le istituzioni, ma le mortifica?” chiede il leader dell’Idv. “Ecco perché mi sento mortificato per la sua scelta molto chiusa nell’interpretare la Costituzione. Noi IdV invitiamo i giudici di Palermo a: ‘Resistere, resistere, resistere”.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Politica