"Io, censurata a Catania perchè volevo dire NO a Lombardo"

“Sono arrivata a Catania alle 9.40 e mi sono iscritta a parlare. Il mio era il secondo intervento. Ho scoperto successivamente di essere stata declassata al diciottesimo posto. Ho chiesto il motivo e mi hanno risposto che nei giorni scorsi avevano preso le iscrizioni a parlare per mail e quindi quegli interventi avevano la priorità".

Lo dice Serena Potenza, 32 anni, capogruppo del Pd alla IV Circoscrizione e componente della segreteria provinciale del Pd di Palermo, oggi a Catania per partecipare all’assemblea del Pd intitolata “Circoli...amo a testa alta”.

"Durante l’assemblea - ha continuato Potenza - mi hanno fatto sapere che avevano precedenza i segretari dei circoli e io, rappresentante di un circolo di Palermo ma non segretaria, ero in coda a tutti e dovevo attendere. Qualcuno ha anche messo in dubbio la mia iscrizione al Pd per non farmi intervenire nonostante io, regolarmente iscritta nel 2011, sia anche il capogruppo del Pd alla IV Circoscrizione e componente della segreteria provinciale del Pd di Palermo. Quando hanno comunicato, alle 17, che avrebbero tagliato tutti gli interventi per dare spazio alle conclusioni, ho abbandonato la sala. La verità è che mi hanno censurata per le mie idee. Il mio intervento fuori dal coro avrebbe rovinato la festa, una passerella pro-Lombardo camuffata in un appuntamento per ascoltare i circoli. Un’iniziativa farsa che conferma la debolezza e le difficoltà di un gruppo dirigente che deve andare a casa”.

Ecco il testo integrale dell’intervento che non è stato possibile leggere e che è già in rete su facebook e su www.serenapotenza.it: "Apro virgolette: “La sinistra nel Mezzogiorno, i suoi dirigenti, sono sempre stati esposti a due rischi opposti: quello di cadere in un estremismo ideologico, un radicalismo dei princìpi che tante volte ha finito per ridurre la sinistra ad un ruolo di testimonianza; e sul fronte opposto quello di una concretezza, di un gradualismo riformista, che a volte tuttavia è sconfinato nel consociativismo e nella subalternità politica”. Chiudo virgolette.

Ho fatto 223 chilometri e 3 ore di viaggio leggendo e rileggendo queste parole di Massimo D’Alema, pronunciate ormai 16 anni fa ricordando Pio La Torre. Quel dirigente che invece, sempre secondo D’Alema, aveva saputo rappresentare un equilibro davvero importante.

Uomo concreto, attento ai bisogni reali dei cittadini, saldo nei suoi principi e mai subalterno. Così come Piersanti Mattarella.

Mi perdoneranno il segretario regionale, il capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana se dico che oggi non gli somigliano.

E quelle storie sono il nostro manifesto di valori. Sono la nostra identità. Sono il nostro DNA.

Il Dna di tante siciliane e tanti siciliani. Tante siciliane e tanti siciliani che hanno votato alle primarie con la speranza di dare forza a un nuovo partito che, partendo dall’incontro di quelle due storie, quella di Pio e di Piersanti, potesse davvero cambiare la Sicilia.

Duecentomila elettori alle primarie. 15 mesi fa. Vi rendete conto che qui, bene che vada, ne rappresentiamo forse un quarto di quel popolo. Una minoranza della minoranza.

Noi non siamo il Pd. Siamo anche il Pd. Perché né tu, segretario, né io, né voi deputati rappresentereste qualcosa se non ci fossero centinaia di migliaia di cittadini a dire “sì, mi piace”. E sono quelli a cui dobbiamo sempre una risposta.

Quelli che non dobbiamo aver paura di ascoltare. Incontrandoli per strada, nei circoli. Attraverso le assemblee, i referendum e i social network. Ha fatto bene Gaetano Cardiel. Hanno fatto bene a Enna e a Gela.

Non è questione di regolamenti, caro segretario. Non è questione di articoli. Di commi. Quando si sbandierano gli statuti, quando si commissaria, un gruppo dirigente certifica la sua debolezza.

E il Pd è più debole. E non c’è bisogno di referendum, né di sondaggi per capirlo. E’ più debole perché è subalterno a Lombardo. Che, apro virgolette “insieme a Cuffaro sono due facce della stessa medaglia” chiudo virgolette. L’hai detto tu, caro segretario e anche per questo sei stato eletto.

Il Pd è più debole perché non si riesce a capire qual è la meta. Non si capisce dove si vuole andare.

Il Terzo Polo va da solo alle elezioni con i suoi candidati. Idv e Sel non faranno mai un’alleanza con un Pd alleato di Lombardo.

Siamo all’angolo. Rischiamo il KO. E non è colpa del destino cinico e baro.

Non è colpa di Gaetano che a Caltagirone ascolta la base.

Non è colpa dei giornali che parlano degli incontri di Lombardo con i boss.

Non è colpa delle Tv che fanno vedere una anziana che per tre giorni è costretta a stare sulla sedia in uno degli ospedali più importanti del Sud. Mentre noi parliamo di rivoluzione nella sanità.

Non è colpa dei Blog che, calcolatrice alla mano, sommano consulenze dopo consulenze del governo Lombardo. Mentre noi parliamo di lotta agli sprechi.

Non è colpa di Confindustria o dei sindacati se chiedono di strappare il bando per l’assunzione degli stagisti. Mentre noi parliamo di merito e di concorsi.

Non è colpa di qualche giornalista cuffariano se veniamo a sapere che per informatizzare la Regione occorrono 12 milioni di euro mentre nel resto d’Italia ne spendono da 1 a 3.

Non è colpa degli altri. Lupo e Cracolici. La colpa è vostra. E il Pd è più debole per colpa vostra.

Il Pd è più debole perché le riforme rimangono slogan appesi sui poster con il nostro simbolo.

Perché dire dove siamo e dove saremo, con chi stiamo e con chi staremo, è uno dei modi per dire chi siamo.

E stare con Lombardo significa essere come Lombardo. E io non lo sono. E tanti non lo sono. La maggioranza del nostro popolo non lo vuole. Prendetene atto. Fatevene una ragione.

E non perché il governatore è antipatico e mastica le sigarette. Ma perché Lombardo è incompatibile con l’innovazione. Con il riformismo. Con la modernità.

Con lui siamo al feudalesimo.

Ricordo ancora quello che diceva Anna Finocchiaro, candidata alle regionali. Apro virgolette: “Sfuggiamo alla tentazione di un nuovo feudalesimo della politica che vorrebbe che tutto restasse com’è. Fermo e senza tempo. Sempre uguale a se stesso. Cuffaro, e poi Cuffaro, e poi Lombardo tutto così identico a se stesso”.Chiudo Virgolette.

Io voglio bene al Pd. Al Pd che ha una sola missione: fare una Sicilia nuova.

Un partito che sia una forza di cambiamento. Un partito aperto e non degli eletti. “Una testa, un voto”. Ricordate? Io, voi, non contiamo meno dei deputati.

Il popolo delle primarie, gli elettori sono la nostra opportunità, non un limite. Chi lo pensa ha paura di perdere la sua poltrona.

Donne, giovani, militanti, dirigenti, simpatizzanti. Siamo tutti uguali. Perché il Pd a cui voglio bene è un’organizzazione orizzontale. Una rete e non una piramide.

E se diventa una piramide io lavorerò per capovolgerla. E tanti lo faranno con me. Perché non vogliamo che il Pd diventi una testimonianza.

Il Pd esisterà e si affermerà solo se riuscirà ad imporre un altro racconto. Un’altra storia. Un’altra Sicilia. E soprattutto se lo farà con il contributo di tutti.
“La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni”. Chiudo virgolette
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