Musumeci a Siciliatoday: "Se dal centrodestra dovesse emergere una indicazione forte e condivisa sul mio nome non potrei rifiutarmi"

Il periodo autunnale, ricco d’impegni e progetti per migliorare l’attuale situazione politica italiana e siciliana, ha fatto da cornice al nostro incontro con l’onorevole Nello Musumeci.

Si discute della grande crisi economica che opprime il nostro Paese, ma dal nostro incontro apprendiamo e constatiamo che lo spirito di migliorare l’attuale situazione, e in particolar modo quella catanese, è forte ed intensa

Discutendo, riflettendo e approfondendo alcuni aspetti sociali dell’attuale e difficile situazione politico–economica Musumeci non fa troppi giri di parole, preferisce essere franco e diretto e non si preoccupa delle strategie politiche, cercando di porre al centro la propria gente e la propria terra.

Nello Musumeci, lei è stato il primo presidente della Provincia in Italia ad essere eletto direttamente dal popolo. Come spiega il favore della gente che la gente ha manifestato sin da subito nei suoi confronti?
“Credo che la mia esperienza maturata sul territorio come consigliere comunale a Militello, Gravina e Castel di Judica e la conoscenza personale di tante realtà della nostra provincia insieme ad incarichi di partito di natura amministrativa, siano stati importanti per lo svolgimento del mio ruolo di Presidente. La mia era una candidatura che veniva dal basso, ben diversa rispetto agli altri candidati, che non conoscevano neanche i comuni più importanti del territorio, perché erano stati imposti dall’alto. La consapevolezza di poter fare bene è cresciuta, giorno dopo giorno, durante la campagna elettorale. Ai discorsi in classico politichese dei miei avversari proponevo analisi dettagliate e soluzioni possibili, perché conoscevo caratteristiche, limiti e potenzialità della variegata realtà provinciale. Gli elettori hanno percepito una maggiore concretezza della mia proposta amministrativa. I dieci anni intensi e gratificanti a Palazzo Minoriti hanno dimostrato che non hanno sbagliato a scegliere me come loro punto di riferimento”.

Il 15 aprile 2011 il Consiglio dei Ministri la nomina Sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un ruolo delicato ed importante soprattutto in questo momento. Cosa pensa di fare per l’ Italia e soprattutto per la sua Sicilia?
“Il sottosegretario non ha poteri decisionali, ma consultivi ed esecutivi ed opera su delega del ministro. Sto provando una nuova esperienza impegnativa che riguarda le Politiche sociali. La situazione italiana e internazionale è gravissima, se ne rendono conto tutti, e quindi richiede una disponibilità, un’attenzione, uno sforzo non indifferente, anche perché le mie competenze sono molto ampie: vanno dall’emergenza immigrati, all’assistenza delle categorie più deboli. In questi mesi sono stato gratificato dalla fiducia del Ministro Sacconi e dal confronto costruttivo con tanti interlocutori come associazioni di categoria, sindacati, enti, istituzioni. Un lavoro quotidiano, intenso, che mi fa conoscere le splendide realtà di questa Italia, come la comunità di San Patrignano, ma anche la quotidiana sofferenza di chi ha perso il lavoro, di chi non lo trova, di chi vive il disagio economico, sociale, culturale e l’emarginazione in modo inevitabilmente drammatico”.

Il decennio della sua presidenza alla Provincia di Catania è stato considerato come un vero periodo di rinascita. Adesso sembra tutto fermo, statico. Non si muove nulla. Perché tutto questo?
“Credo che fare l’amministratore pubblico in questa fase storica non sia facile. Mancano le risorse, c’è un clima di generale insofferenza e diffidenza verso la pubblica amministrazione, la burocrazia è sempre più un ostacolo piuttosto che un mezzo per raggiungere gli obiettivi che si individuano. Quanto al resto, sono la persona meno adatta a dare pagelle. Credo di potr dire, però, che per amministrare un ente pubblico ci vuole anche passione, entusiasmo, fantasia”.

Gli italiani, nella maggioranza, non sono contenti del governo di centro destra. C’è un malcontento generale, la situazione è critica. Cosa dovrebbe fare il governo per evitare tutto ciò e migliorare la situazione italiana?
“E’ inevitabile e comprensibile addebitare gli effetti devastanti di una crisi internazionale al governo centrale. Stringere la cinghia non fa piacere a nessuno, ma in questa fase economica è assolutamente necessario. Certo, qualsiasi manovra è soggetta a critiche, ma ricordiamoci che Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda sono in condizioni gravissime, e non da ora, mentre l’Italia ha retto e sta reggendo sufficientemente bene. La manovra anti-crisi è stata affrontata dal Parlamento in una sintesi che contempla contenimento dei costi, lotta agli sprechi, lotta all’evasione e salvaguardia della fasce più deboli”.

Nel 2008 Lei ha sfiorato il ballottaggio alle elezioni per la carica di Sindaco di Catania con l’attuale primo cittadino. Tra un po’ si ritornerà alle urne: quali sono i suoi progetti?
“Non ho progetti elettorali. Non ho la smania di candidarmi. Credo nelle primarie. Se dalla coalizione di centrodestra dovesse emergere una indicazione forte e condivisa sul mio nome non potrei rifiutarmi. Sono un uomo di squadra, pronto a dare, se richiesto, il mio contributo di esperienza”.

L’attuale classe politica catanese non è delle migliori, la città sta attraversando una grossa crisi economica, sociale, politica e culturale. Cosa deve fare Catania per risollevarsi da questo difficile momento?
“La classe politica è quella che esprime la cittadinanza, liberamente, innanzitutto. Certo è che Catania sta superando la fase di crisi, sembra aver evitato finalmente il rischio del fallimento della cassa comunale, ma servono rigore e crescita. Adesso si deve puntare decisamente alla fase due, quella della ripresa, del rilancio economico, della crescita e dello sviluppo. Devono essere individuate priorità strategiche e il tutto deve essere fatto con modalità e tempi adeguati. Catania deve prendere il mare aperto, non può continuare a navigare sottocosta altrimenti perderà tutte le chance di inserirsi nei grandi circuiti infrastrutturali, economici, turistici, culturali. La storia di questa città è scritta con le occasioni mancate, adesso dobbiamo decidere di scriverla con le opportunità sfruttate al meglio”.

Taormina è stata lo scenario del secondo meeting annuale de La Destra: qual è il bilancio?
“Un bilancio estremamente positivo. Abbiamo avuto ospiti alcuni tra i maggiori esponenti della politica italiana, un segnale di attenzione e di credibilità che conferma come il nostro partito stia crescendo in consensi e in autorevolezza. Il segretario del Pdl Angelino Alfano, ma anche Adolfo Urso di Fareitalia e tanti altri hanno riconosciuto a pieno titolo la nostra azione e alcune iniziative politiche. La presenza de La Destra, da me rappresentata, al governo senza eletti in Parlamento potrebbe apparire come un’anomalia, in realtà è la premessa per un sempre maggiore coinvolgimento all’interno del Pdl , perché La Destra può favorire l’aggregazione di tutte le componenti che hanno fatto la storia di quest’area politica negli ultimi sessanta anni, una destra moderna, riformatrice e “futurista”.

Un augurio a tutti i catanesi dal presidente della Provincia “più amato”.
“Questa è una definizione che mi gratifica ancora. A distanza di otto anni, mi viene riconosciuto ancora il merito di aver dato dignità alla Provincia, di avere trasformato un ente che era spesso, ingiustamente, sinonimo di malaffare e inefficienza, facendolo diventare l’ ente provinciale protagonista indiscusso della cultura, dello sport, della ripresa economica di questo territorio. Un augurio? Che questa grande comunità umana ritrovi l’orgoglio dell’appartenenza e la cultura del sacrificio, per superare una crisi che non è locale, ma mondiale, che qui però manifesta effetti più devastanti per la debolezza del tessuto economico e sociale. Sono sicuro che Catania e il suo entroterra supereranno con coraggio e con la tradizionale ironia, anche questa dura prova”.

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