Prima fiducia per Lombardo, tra “apostoli, Giuda e cassate indigeste”
Goldoni, Gelsomino, San Paolo, “Il consiglio d’Egitto”. Si sprecano le citazioni letterarie durante l’assemblea di Palazzo d’Ercole che di fatto ha ufficializzato l’inizio dei lavori del quarto governo Lombardo.
E' il tempo delle schermaglie violente. Aspre. Roba a cui la politica ci ha abituati. Profondamente motivate dall’anomalìa che si è registrata nelle ultime settimane dentro le classi regnanti della vecchia Trinacria.
Il bipolarismo è andato a farsi benedire. Anche tentare di ricostruire il mosaico non è facile, perché in certi frangenti manca la logica. A voler semplificare lo scenario all’indomani della tempesta abbattutasi sulla politica siciliana, di certo c’è che il Pdl depositario di plebisciti di portate bibliche nell’ultimo decennio non governa più questa regione. Di contro il centro sinistra che oggi passa per idee, progetti e marchio Pd, siede dopo tempo immemore dalla parte di chi governa.
Le poltrone accanto ospitano una babele di ideali. I finiani che hanno ripudiato Berlusconi dopo anni di servigi. Terreno scosceso anche questo, dimostrato dall’intervento di ieri dell’on.Incardona che ha lamentato la creazione di “un governo politico solo mascherato da tecnico”. Sottrae la fiducia incondizionata, dichiarando di votare di volta in volta i singoli provvedimenti.
Poi ci sono quelli dell’Api di Rutelli, i lombardiani autonomisti e gli ex democristiani sponda Casini. Quella sponda che si sbriciola giorno dopo giorno ed oggi conta all’Ars appena tre rappresentanti.
Proprio l’asse centrista monta dentrò di sé un caso al giorno. All’inizio il botta e risposta Casini-Cuffaro, a scavare il solco già ben visibile tra le due correnti interne. L’ ultima lettera di auto licenziamento dallo scudo crociato è stata quella di Saverio Romano, con allegate quelle di altri otto suoi colleghi. Smarcatosi dall’egida “casiniana”, Romano è ora il leader del gruppo Popolari per l’Italia di domani. Lamenta una compravendita politica, frutto di un patto Lombardo-Casini-D’Alema che ha sacrificato il voto degli elettori e creato una maggioranza di governo che nessuno ha scelto.
E il Pd? Gli hanno fatto notare che nell’ultima campagna elettorale avevano dipinto Lombardo come il diavolo, mentre adesso ci manca poco che lo portino in processione. Niente è più efficace dell’atteggiamento dei democratici come metafora del detto “cogliere la palla al balzo” o del latino “carpe diem”. Cracolici del Pd ha dichiarato che il suo partito è pronto a “sporcarsi le mani” per il bene della Sicilia.
Espressione che eufemisticamente si potrebbe definire ambigua.
Sala D'Ercole riecheggia e lo farà per molto di un Lombardo che “distruggerà il Pd”, Lombardo “Giuda in mezzo ai suoi nuovi dodici apostoli”.
State tranquilli. Non sarà questa l’ultima cena. E la cassata indigesta, come è stato definito questo governo, sarà tale solo per alcuni. E’ la solita intramontabile storia della volpe e l’uva.
