"Le imprese non investono in Sicilia per tre ordini di ragioni, la prima è la mancanza di legalità che stravolge il mercato, la seconda è la mancanza assoluta di infrastrutture, la terza è la Regione Siciliana, che è una specie di moloch di pietra". Così Anna Finocchiaro candidata del Pd alla presidenza della Regione Siciliana, interviene a '28 minuti', la striscia di approfondimento di Radio 2 condotta da Barbara Palombelli:
La senatrice del centrosinistra batte soprattutto sulla legalità e in particolare sulla necessità di renderla ''conveniente'' per le aziende. ''Dobbiamo fare in modo - spiega - che le imprese che non si giovano di capitale e di protezione mafiosa, che non utilizzano il lavoro nero e che non inquinano, abbiano una bollinatura di qualità, sgravi fiscali e un rapporto privilegiato con l'amministrazione pubblica regionale''. Un'amministrazione che, attacca la candidata a Palazzo d'Orleans, al momento in Sicilia è ''opaca, inefficiente e non trasparente e per questo - precisa - facilmente strumentalizzabile rispetto agli amici degli amici".
In tema di infrastrutture, la Finocchiaro torna sulla questione del Ponte di Messina, ''affrontata spesso in modo ideologico e simbolico, come se fosse la panacea per tutti mali''. Una realtà ben lontana dal reale dato che, precisa, il vero problema in Sicilia è la ''mobilità interna. Io dico - ribatte - prima strade, ferrovie e porti, poi il Ponte".
E su quanto l'Isola conti nei destini nazionali, la candidata del Pd non ha alcun dubbio. ''Pesa, pesa. Basti pensare che Totò Cuffaro è stato candidato al Senato dall'Udc che in Sicilia è alleata con il Pdl''. E aggiunge: ''Pesa nel modo di intendere l'autonomismo, che invece di essere prima di tutto esigente con se stessi e responsabile è un autonomismo miserabile che chiede solo, che cerca la consonanza con il governo centrale per ottenere nuove risorse'' ma, aggiunge, ''io credo e spero che i siciliani abbiano capito che da una parte c'è il feudalesimo e dall'altra c'è la modernità''.
