L'Etna si risveglia nuovamente
L'Etna torna a vomitare lava. Dai crateri sommitali si e' registrata una nuova ripresa dell'attivita' stromboliana dopo l'eruzione lampo di sabato scorso. Un evento sismico da esplosione di notevole ampiezza e' stato registrato alle 6.24 dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania.
Il fenomeno, accompagnato da caduta di cenere in quota, interessa il cratere di Sud-Est dove e' in atto una forte attivita' di degassazione. Il tremore dei condotti interni del vulcano e' su livelli medio-alti, ma non tali da fare ipotizzare la presenza di colate laviche ad alta quota. I fenomeni non costituiscono, allo stato, alcun pericolo per cose o persone.
STUDIO INGV:OSSERVATI FLUSSI GENERATI DA MECCANISMI INEDITI
I ricercatori Boris Behncke, Sonia Calvari, Salvatore Giammanco, Marco Neri (della Sezione di Catania dell'INGV) e Harry Pinkerton (dell'Università di Lancaster in Gran Bretagna), hanno ricostruito la complessa sequenza dei flussi piroclastici - prodotti da esplosioni freatomagnetiche, avvenute cioè per
l'interazione violenta tra magma caldo e acqua - che si sono registrati sull'Etna nel novembre del 2006.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati su ''Bullettin of Vulcanology''. L'osservazione ha consentito di appurare che l'Etna, da sempre considerato un vulcano buono, può produrre anche i tanto temuti flussi piroclastici, sebbene di dimensioni piuttosto piccole e che pertanto non rappresentano un pericolo
per le zone abitate delle pendici del vulcano. Gli eventi del novembre 2006 hanno, però, sensibilizzato chi si deve recare in prossimità delle bocche eruttive per lavoro, come ricercatori e guide alpine dell'Etna, quest'ultime responsabili anche della sicurezza di centinaia di turisti che giornalmente visitano il vulcano.
"L'Etna - spiega il ricercatore Marco Neri - è conosciuto come un vulcano prevalentemente effusivo, che erutta colate di lava che possono causare gravi danni materiali, ma non rappresentano quasi mai un pericolo per la vita delle persone. Negli ultimi anni, tuttavia, l'Etna ha prodotto anche eruzioni esplosive. Tra il 1995 e il 2001, ad esempio, alcune eruzioni sono state accompagnate dalla formazione di piccoli flussi piroclastici, conosciuti anche come nubi ardenti. Si tratta di valanghe di gas vulcanici incandescenti misti a frammenti di roccia - aggiunge Neri - , che possono muoversi a velocità molto elevate (fino a 100-200 km/ora), cioè molto più rapidamente di una colata di lava. Nell'estate del 2006 si è risvegliato il Cratere di Sud-Est (3288 m di quota sul mare), la più giovane delle quattro bocche sommitali dell'Etna, che ha eruttato in modo intermittente per cinque mesi. Durante quest'eruzione è stata osservata la formazione di piccoli flussi piroclastici che hanno avuto origine dalla combinazione di meccanismi mai osservati in precedenza".

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