"U Pisci a Mari" (24 giugno ad Acitrezza)

Domani, Martedì 24 Giugno 2008 alle ore 17.00 (a partire dal quartiere “Urnazza” ad Acitrezza), in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista si terrà la pantomima “U pisci a mari”.

La pantomima è una tradizione popolare trezzota che risale intorno al 1750, anno di inizio dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, ed è considerata un vero e proprio rito propiziatorio, parodia della pesca del pesce spada che si svolgeva anticamente nello stretto di Messina.

Ogni anno, nel pomeriggio del 24 di Giugno, tutto inizia con la calata dei pescatori verso il mare. Tra l’enorme folla presente nella strada, sei uomini si avviano ballando, ostentando calzoni corti stracciati, una maglia rossa e una fascia gialla a tracolla (che rappresentano i colori simboleggianti il Santo Patrono), un cappellaccio di paglia, ed infine cinti sulla vita da un cordone che tra loro li collega.

Il corteo festoso si dirige verso il molo (nello specchio d’acqua antistante lo scalo di alaggio) dove viene atteso da moltissima gente (ogni anno circa 10.000 persone), che riempie le barche o che quasi non trova posto sui bracci del porto dove sta assiepata.

Tra gli attori della pantomima, tre iniziano la cala della barca (che viene addobbata con fiori e nastri rossi e gialli), due prendono posto sul molo in modo da poter seguire le fasi della pesca.

U “rais”, che sta sul molo, è colui che grida e dirige la pesca (urlando tradizionali frasi in dialetto) mentre con fare minaccioso muove una canna di foglie fresche sulla mano destra ed un ombrello sulla sinistra.

Si comincia la pesca “do pisci”, nella prima parte rappresentato da un esperto nuotatore che furtivamente si immerge nello specchio di acqua teatro della pantomima, nascondendosi tra le numerose imbarcazioni colme di gente che osserva più da vicino l’avvenimento e urla ai protagonisti incitandoli.

Il “rais”, dall'alto di uno scoglio, avvista l’uomo-pesce e lancia segnali, urla le frasi in gergo antico e incita i marinai a catturarlo. E quindi, dopo vari tentativi, il pesce viene preso e levato a bordo (tra gli applausi del pubblico e il suono festoso della banda assiepata sul molo), ma prontamente riesce a fuggire dalle mani dei pescatori già pronti a tagliarlo a fette.
I pescatori dunque, imprecano contro la mala sorte e si accapigliano, ed anche il “rais” disperato si getta in acqua in maniera goffa.

L'inseguimento del pesce continua, ed inizia così la vera lotta con la preda che viene nuovamente infilzata, ferita e catturata, con il mare si tinge del suo sangue rosso.
Due pescatori che si trovano sulla barca tengono saldamente l’uomo-pesce per le braccia e le gambe e, mentre minacciano di squartarlo con una grande mannaia, questo si agita ormai conscio del suo destino. Ma dopo essersi dimenato a lungo, riesce a scappare nuovamente gettando nello sconforto i pescatori.
Alla fine, con la forza della disperazione i pescatori continuano a vogare, con il “rais” che avvista nuovamente la preda (questa volta è un pesce vero, un tonno o un pescecane già morto ed immerso precedentemente nelle acque del molo), che finalmente viene catturata e viene affettata.
Quando i teatranti urlano la bontà delle carni, con la gente che applaude ed il corpo bandistico che suona incessantemente a festa, per il pesce sembra davvero finita. Ma a pochi metri dall'approdo fugge definitivamente, scomparendo tra i flutti.
Gli spettatori gridano, il “rais” impreca e si getta in mare, ed alla fine i pescatori in preda allo sconforto capovolgono la barca, tra il susseguirsi dei tuffi da parte dei giovani spettatori nel mare scintillante.
E dall’1 Giugno di quest’anno la pantomima “U pisci a mari” è sbarcata anche sul web con un portale di proprietà della Commissione per i festeggiamenti in onore di San Giovanni Batista, ideato da Giuseppe Buzzurro e realizzato da Davide Bonaccorso che si può trovare all’indirizzo www.upisciamari.it.

Le frasi che il “rais” urla mentre si dimena sul porticciolo:

Dando indicazioni sull'avvistamento del pesce:

"A luvanti, a luvanti.
A punenti, a punenti.
A sciroccu, a sciroccu."

Quando poi viene pescato il pesce:

"Pottulu n'terra, pottulu n'terra; ca semu ricchi!
Pigghia 'a mannara, pigghia a mannara; ca semu ricchi!"
Pisci friscu, pigghiatu ora ora. 'U tagghiamu a Trizza stissu!"

Quando lo perdono:

Scialaràti, scialaràti, m'arruvinàsturu;
mi facìstuvu pèrdiri a pruvirenzia!

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