Nuovi trattamenti per la Leucemia Mieloide Cronica, domani a Villa Citelli si presenta una ricerca siciliana finanziata dall’Airc

Domani mattina, sabato 5 aprile alle 10,30, nell’aula multimediale di Villa Citelli (via S. Tomaselli 31), si terrà la riunione conclusiva del primo progetto di ricerca regionale finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) per favorire lo sviluppo di collaborazioni multidisciplinari che abbiano una ricaduta sull’assistenza fornita ai pazienti oncologici siciliani.
Dopo i saluti del rettore Antonino Recca e del preside della Facoltà di Medicina e chirurgia prof. Nunzio Crimi, introdurranno i lavori il prof. Rosario Giustolisi, ordinario di Ematologia dell’Università di Catania e la vice-presidente dell’Airc Sicilia Chiara Catania.
Successivamente, alla presenza della prof.ssa Maria Ines Colnaghi (direttore del Comitato tecnico-scientifico dell’Airc), e dei revisori scientifici del progetto prof.ssa Daniela Corda (direttore della ricerca dell’Istituto Mario Negri Sud) e prof. Carlo Gambacorti (associato di Medicina interna presso l’Università di Milano-Bicocca) saranno discussi i risultati clinici e scientifici ottenuti nel corso del triennio di ricerche finanziate dall’Airc.

Il progetto, coordinato dal prof. Rosario Giustolisi, è stato incentrato sulla Leucemia Mieloide Cronica. Dal 2001, questo tipo di leucemia viene trattata con un farmaco chiamato Imatinib Mesilato (Glivec, Novartis) che blocca la funzione di una proteina anomala responsabile della trasformazione dei globuli bianchi sani in cellule leucemiche. L’Imatinib si assume per bocca sotto forma di capsule ed ha consentito di ottenere un controllo completo della malattia in oltre l’80% dei pazienti. Tuttavia, dopo 5 anni di terapia, il 15-20% dei soggetti trattati con Imatinib diviene resistente al farmaco e necessita di terapie alternative.
Il progetto di ricerca finanziato dall’Airc ha avuto tre obiettivi principali: rendere disponibile il monitoraggio molecolare della malattia per tutti i pazienti siciliani in trattamento con Imatinib; individuare precocemente i soggetti che sviluppano resistenza; e infine stimolare la ricerca scientifica per sperimentare approcci terapeutici innovativi per i pazienti con una malattia non più responsiva al farmaco.

Il progetto ha visto la partecipazione dell’Università di Catania e Palermo e di 12 Unità di Ematologia dislocate su tutto il territorio siciliano che hanno reclutato 125 pazienti nel triennio 2005-2007. Questi pazienti sono stati monitorati ogni 3 mesi con una sofisticata tecnica di biologia molecolare per valutare la loro risposta all’Imatinib. Le Divisioni di Ematologia del P.O. Ferrarotto di Catania e dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo di Viagrande (prof. Giustolisi e prof. Francesco Di Raimondo) hanno caratterizzato i meccanismi di resistenza al farmaco di alcuni dei soggetti arruolati nello studio.
L’Unità di Ricerca diretta dal dott. Salvatore Mirto e dalla dott.ssa Alessandra Santoro ha utilizzato la complessa tecnica del Dna micro-arrray per identificare un gruppo di 26 geni che potrebbero consentire di individuare precocemente i pazienti con Leucemia Mieloide Cronica ad alto rischio di sviluppare resistenza ad Imatinib.
I ricercatori del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Catania, coordinati dal prof. Angelo Messina e dal dott. Paolo Vigneri, hanno identificato una nuova combinazione farmacologica che è risultata efficace nel trattamento delle cellule di 35 pazienti con malattia resistente ad Imatinib. In ulteriori studi, è stata anche sperimentata una nuova molecola attualmente in corso di studio presso il National Cancer Institute degli Stati Uniti che è riuscita a ripristinare la sensibilità ai chemioterapici delle cellule resistenti.
Le ricerche effettuate presso il Dipartimento di Biopatologia e Metodologie Biomediche dell’Università di Palermo nei laboratori diretti dal prof. Giacomo De Leo, dal prof. Francesco Dieli e dal prof. Riccardo Alessandro, hanno utilizzato tecniche di proteomica per determinare quali proteine permettono di distinguere le cellule leucemiche sensibili all’Imatinib da quelle resistenti. Ulteriori studi hanno inoltre dimostrato che un nuovo composto farmacologico chiamato CAI sembra efficace sia su cellule sensibili che su cellule resistenti. Infine, è stata avviata la sperimentazione di un approccio di immuno-terapia che potrebbe consentire di selezionare da ciascun paziente dei globuli bianchi per indirizzarli contro le cellule leucemiche senza danneggiare le cellule sane.

Nessun commento finora

Aggiungi il tuo commento

  Nome, Città (richiesto)
  Email (opzionale)

Inizio pagina
Home  >  Salute