Sanremo trash, il Codacons chiede il sequestro dei voti
Quando la musica diventa televisione ci pensano i talent show, con madrine al seguito a vincere. Il malcontento è generale, fuori i cantanti dentro i prodotti della tv. In una gara senza gara, a poco a poco, si fanno largo i tre finalisti, Scanu, “il trio delle meraviglie”, Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici e Marco Mengoni (il solo a piacerci) e piano piano vincono nell’ordine. Niente da dire? Ma che! E’ impossibile proferir parola, urla il pubblico dell’Ariston “Vergogna e Venduti”. Atterriti i giornalisti, sbigottita l’orchestra che getta e straccia gli spartiti, il cui voto a Malika Ayane (premio della critica Mia Martini) e a Cristicchi è stato annullato dal perfetto meccanismo del televoto, e monta la polemica. Amici bissa, dopo Carta, Scanu: vince la trasmissione della De Filippi contro X Factor.
Nella partita televisiva si piazzano sul secondo gradino del podio, appaiati, (Pupo ed Emanuele Filiberto, Canonici a parte) Ballando con le stelle e I raccomandati: questa è la vittoria mediatica della canzone. Quello che è successo è tutto vero o a orchestrare c’è qualche scaltro autore, da stanza dei bottoni, che sacrifica il bel canto in nome dello spettacolo e degli ascolti? Finiremo dunque a far l’amore in “tutti i luoghi, in tutti i modi e in tutti i laghi”?
Il pubblico sovrano ha votato liberamente, ieri a Sanremo. Oggi liberamente all’Arena di Giletti, la domanda da televoto ha avuto una risposta nella prima parte della trasmissione di Raiuno (che con una platea di ospiti difende in toto la kermesse canora) "Ha vinto la canzone più bella del Festival?”
Il 56% esprime la propria contrarietà nei confronti della canzone di Scanu, che di certo non è il brano migliore della manifestazione pseudo-canora.
INTERVIENE CODACONS
Intanto il Codacons, assieme all'Associazione utenti radiotelevisivi, ha chiesto alla Guardia di Finanza di Sanremo e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presidente Calabrò, di sequestrare tutti i televoti che hanno determinato i primi tre classificati al Festival e verificare le utenze di provenienza per escludere che si tratti di utenze collegate ad agenzie specializzate che è noto che svolgono questo mercato. La Guardia di Finanza - chiede il Codacons- dovrà verificare anche se le società private che gestiscono il televoto abbiano interessi o rapporti economici con alcuni dei partecipanti alla gara.
Sul Sole 24 Ore si legge: "Credo davvero che il televoto abbia fatto il suo tempo - ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi - e si deve tornare ai vecchi sistemi delle giurie tecniche o al giudizio del pubblico in sala o attraverso sondaggi pubblici sui siti di musica. Gli interessi economici di produttori e sponsor che ruotano attorno a un disco o a una miss sono enormi e se si scoprirà, cosa che ci auguriamo non avvenga, che il danaro ha condizionato i televoti, scatterà il reato di truffa aggravata. Credo che la Rai farebbe bene a sospendere la proclamazione dei vincitori fino al termine degli accertamenti", conclude Rienzi.
ANTONELLA E LE GAFFE DI SANREMO
La “Befana by Mattiolo”, questo, fra i tanti soprannomi affibbiati alla Clerici in questi giorni, ci sembra il più azzeccato, una befana un po’ hard che anche ieri, dopo la gaffe dell’altra sera "Adesso la do” (con un oscuro riferimento alla reclame) si è lasciata andare a un complimento sulla Cuccarini: “E’una topolona”. Il linguaggio hot della bionda conduttrice ha fatto storia, celebre la sua frase conservata (si spera) negli archivi Rai “Non posso vivere senza il ca…lcio”.
Non ci convince, un pò impacciata in quegli abiti da principessa della mortadella in scintillanti confezioni natalizie, non si può nascondere la sua povertà lessicale, saluta Irene Grandi come se fosse appena uscita da un supermarket e avesse appena incontrato la vicina di pianerottolo: “Tante belle cose”.
Si muove su quel palco priva di grazie ed eleganza, per un cachet di 500.000.000 o anche più. Si vocifera che i vertici Rai le abbiano affidato la conduzione del Festival post-Bonolis per silurarla definitivamente, ma in virtù degli ottimi ascolti, il piano è stato sventato. Se la tenga la Rai, ma le imponga per contratto qualche ripetizione in lingua-madre per ampliare il suo vocabolario ridotto all’osso, e preferibilmente, non con il denaro dei contribuenti.
Il Festival in famiglia, da pareti domestiche, si è concluso, unico punto interrogativo rimasto eluso è il cachet di Eddy compagno della Clerici, che d’un tratto si è reinventato autore. Salutato l’homo novus della tv, gli suggeriamo di illuminare, in separata sede, la compagna che “Shaspere” è stato derubato di qualcosa, il “ke” (Shakespeare) e che Mari J.Blige non è la “regina dell’Harem B” ma dell’RNB, semmai.
L'OMETTO COI BAFFI
Maurizio Costanzo, impassibile sulle note di “E se telefonando”, brano portato al successo da Mina e scritto di suo pugno, si è inventato lo show. Vittime ignare tre lavoratori della Fiat di Termini Imerese, Calogero Cuccia, 43 anni, Antonio Tarantino, pure 43enne, e Lucia La Placa, 40 anni. Il loro intervento 'fuori contesto', strumento dello spettacolo è stato bocciato dalla stoccata di Scajola “Tutti i lavoratori stanno soffrendo la crisi”, applaudito il ministro ligure, proveniente dal collegio elettorale di Imperia. Fischi per il segretario del Pd Bersani, caduto con tutte le scarpe, forse, dentro a un trappolone.
LO SHARE E I TELESPETTATORI
Questo conta e questo canta. 12 milioni 462 mila sono stati i telespettatori sintonizzati ieri su Raiuno per la finale del Festival di Sanremo. Lo share medio e' stato del 53,21 per cento. Ancora una serata quindi di grandi ascolti per la 60°edizione. E’ stata la serata con il maggior numero di telespettatori e lo share piu' elevato delle cinque serate che l'edizione proponeva .
