Infanzia, a Gravina di Catania la Marcia dei Diritti

CATANIA - E’ con la “Marcia dei Diritti”, promossa dal Comitato provinciale Unicef, in collaborazione con il Comune di Gravina di Catania e con le scuole del territorio, che si è celebrata il 1° Giugno la “Giornata Universale dell’infanzia”.

Una corteo di bambini per le strade, con in mano le bandierine dell’Unicef, ha marciato dietro a striscioni recanti slogan sull’infanzia e sui suoi diritti.

Dai bambini della primaria del 1° C.D. “Gianni Rodari”, del 2° C.D. “Piersanti Mattarella”e del 3° C.D. “Giovanni Paolo II“, ai ragazzini della Scuola Media “Gesualdo Nosengo” alle ragazze della sezione staccata del Liceo Psicopedagogico “Lombardo Radice”.

Tutti a marciare. Un vero e proprio fiume umano che, via via, durante il percorso, ha fatto sentire la sua voce. La voce dei bambini che intonavano cori: “W l’Unicef”, “Tutti i bambini del mondo hanno gli stessi diritti: difendiamoli”, “W i bambini” e altri slogan che risuonavano per le strade tra gli sguardi dei passanti.

Festoso l’arrivo in piazza dove le scuole partecipanti si sono ricongiunte. Ad attenderle c’erano il Sindaco di Gravina, dott. Domenico Rapisarda, il vicesindaco ass. Alfio Nicosia, l’assessore allo sport, turismo e spettacolo Michelangelo Barravecchia e il Presidente del Comitato Provinciale Unicef, prof. Vincenzo Lorefice.

La piazza, gremita di bambini e ragazzi, era un tripudio di colori: cappellini, bandiere, striscioni e cartelloni. A spiccare su tutto l’azzurro delle bandierine dell’Unicef che, di tanto in tanto, venivano agitate in aria. Poi, è stato percorso insieme l’ultimo tratto di strada fino all’Anfiteatro Comunale.
Ed è lì che, dopo i saluti del Presidente dell’Unicef e del Sindaco, le varie scuole si sono esibite con canti, poesie, balli e coreografie dando luogo ad uno spettacolo suggestivo.
Toccante il momento in cui il Presidente dell’Unicef, parlando ai bambini presenti, li ha esortati a mandare un grosso saluto ai bambini dell’Africa, dell’Asia e di tutti quei paesi del mondo dove ancora i diritti fondamentali non vengono loro riconosciuti.
Un “Ciao” è risuonato tra mille bandierine sventolanti. In quel momento bastava crederci e vedere, accanto a quelli di Gravina, i bambini di tutto il mondo. Quella presenza festosa e genuina, come per magia, ha annullato ogni confine geografico e umano, superando idealmente ogni distinzione di razza, di sesso, di cultura, di religione...
Una manifestazione che, oltre alla sua esteriorità, ha avuto il precipuo intento, fin dal suo nascere, di lanciare un chiaro e forte messaggio a tutti: genitori, insegnanti, politici e adulti in genere perché si continui e, in taluni casi, si cominci a credere nell’infanzia come un bene prezioso, la nostra eredità in questo mondo. Perché se c’è un modo per migliorare la nostra società, non occorre cercarlo chissà dove. Ce l’abbiamo a portata di mano: sono i nostri bambini che, se rispettati nei loro diritti inalienabili e se educati ai valori fondamentali della vita, avranno la possibilità di essere autentici cittadini di un mondo migliore dove possano non essere più erette barriere geografiche e mentali, dove ogni essere umano veda affermata pienamente la sua dignità di uomo e di cittadino.

E’ utopia o possibilità reale? Questo non ci è dato saperlo al momento. Ma di una cosa siamo certi: la nostra società ha bisogno di uomini migliori. Non è possibile più rimandare questo imperativo morale e civile che sentiamo urlare da più parti in questi nostri difficili anni. E noi adulti non possiamo più tapparci le orecchie delegando ad altri questa responsabilità.
In prima persona alziamoci e partiamo, senza aspettare di accodarci a qualcuno. E forse, durante il faticoso percorso, voltandoci di tanto in tanto indietro, ci accorgeremo di non essere soli perché l’esempio vale più di mille parole.

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