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Catania, dibattito sul processo breve. Ingroia: "No all'eutanasia del processo"
Gen 18, 2010 - 5:13:08 PM

“Quasi 24.000 i processi pendenti fino al 2008, con un organico di 32 magistrati. Ogni anno un giudice ha circa 800 cause da studiare”. Questo il dato emerso dall’incontro dibattito che si è tenuto oggi presso la facoltà di Scienza Politiche a Catania, a seguito del segnale di allarme lanciato dall’associazione nazionale magistrati (Anm) sulla grave scopertura di organico negli uffici di procura.

A fornire i dati, chiaro esempio dell’impasse catanese è stata l’avvocato Giusi Mascali.

L'incontro dibattito, organizzato dall’Asaec – Associazione antiestorsione Libero Grassi di Catania, è avvenuto davanti ad una platea di esperti, studenti e cittadini.

“Non sarà grazie al processo breve che si snelliranno i tempi procedurali e che i cittadini potranno affidarsi a una giustizia efficiente e uguale per tutti”

Queste le parole di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo.

“ Il processo breve – ha continuato Ingroia - è una medicina peggiore dello stesso male, rappresentato dai tempi troppo lunghi e dai vuoti di organico, che solo nelle procure di Palermo e Catania registrano una scopertura del 30%, arrivando a picchi del 50% in Sicilia. Il rischio? Che aumenti la schiera degli imputati non giudicati, sommati ai procedimenti caduti in prescrizione. La soluzione? Un processo giusto in tempi ragionevoli, con più mezzi, più uomini e più fondi, nonché la revoca del divieto di mandare nelle procure i magistrati di prima nomina, emanato nella precedente legislatura”.

“Non bisogna misurarsi con una giustizia sommaria – ha continuato il giudice Ingroia – forte con i deboli e debole con i forti, che porterebbe alla disaffezione dei cittadini verso il sistema giudiziario. Non facciamoci ingannare dalle etichette: più che di processo breve dovremmo parlare di eutanasia, di morte breve del processo”.

In vista del voto finale del Senato, previsto per mercoledì 20 gennaio, l’Asaec ha dunque accesso un dibattito su uno di quei pochi temi che coinvolgono trasversalmente tutti "dal singolo cittadino al magistrato, dall’imprenditore al politico - ha spiegato Linda Russo Zangara, presidente Asaec - Abbiamo voluto un confronto con e per la società civile, coinvolgendo soprattutto i più giovani, perché quello di cui tutti - e in particolare Catania - abbiamo bisogno è una democrazia basata su una giustizia efficace che tuteli il bene comune. Ci chiediamo quali siano i mezzi per risolvere il problema: se mettere soltanto limiti al tempo o piuttosto risolvere le gravi carenze di tutti i tribunali d’Italia".

Grazie al contributo dei due professori ordinari di Diritto penale presso l’Università di Catania, Guido Ziccone e Salvatore Aleo, sono emerse alcune risposte legate al più ampio quadro della riforma in vista, anche in materia di intercettazioni, strumento che – secondo il progetto di legge - "verrebbe snaturato nella sua vera funzione – ha concluso Ingroia – arrivando ad essere quasi annullato, senza tenere conto che si rimedierebbe adottando meccanismi normativi che tutelino il segreto, evitando la prematura pubblicazione dei contenuti".