‘Il Dna della nuova classe manageriale europea’, incontro a Catania

CATANIA – Nel giorno in cui la manovra correttiva 2011/2012 arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri, preannunciando «un intervento duro, con sacrifici pesanti», a Catania è stato fatto il punto sulla condizione attuale della classe dirigente italiana ed europea, analizzando “pro e contro”.

Davanti a una platea ben assortita di manager, docenti e soprattutto studenti, questa mattina alla Facoltà di Economia e Commerciosi è svolto il convegno dal titolo a metà strada tra l’imperativo e l’interrogativo: “Generare classe dirigente. Le nuove competenze manageriali”, promosso da Fondirigenti in collaborazione con l’Università Luiss Guido Carli di Roma e l’Associazione Management Club.

L’occasione è stata la presentazione del Progetto Emme (European Managerial Model Empowerment), e del IV Rapporto sulla Classe Dirigente, frutto di ricerche, analisi di “buone pratiche” e di quei modelli aziendali e manageriali che hanno saputo coniugare innovazione e produttività con etica e responsabilità sociale. Il tutto con l’obiettivo di superare il disorientamento che ha colpito l’attuale classe dirigente europea e indirizzarla verso “un capitale di fiducia” da ricostruire.

Competenza, fiducia, confronto, ricostruzione. Queste le parole chiave del progetto che mettendo a confronto Italia, Grecia, Romania e Spagna, ha analizzato le rispettive realtà manageriali, tra cui stakeholder, imprenditori e manager: i dettagli sono stati esposti dai rappresentanti degli enti promotori (Federica Lapolla per Fondirigenti, e i partner europei Carlos Pereda per ConfeBask e Konstantinos D. Balaskas per Action), mentre Giorgio Neglia dell’Associazione Management Club, ha tracciato un profilo dell’attuale scenario e dei nuovi paradigmi manageriali. Il dna della nuova classe dirigente deve seguire una visione d’insieme costituita da sei paradigmi: 1. Uscire dalla logica di emergenza 2. Ripartire dalla realtà, ponendo al centro la domanda di concretezza dell’opinione pubblica 3. Governare al rialzo lo sgonfiamento della bolla delle attese sociali, con il suo carico di disillusioni e incertezze 4. Rilanciare il valore della relazionalità 5. Stare nei processi, affrontando i fenomeni per quelli che essi sono 6.


Praticare un rapporto più equilibrato con la comunicazione, con il giusto mix tra il fare e il rappresentare. Così la classe dirigente sarà leader come il “pontifex” dell’antica religione romana, costruttore di ponti tra le idee, il capitale umano e la realtà in continua evoluzione.

E se il momento critico che affligge la Grecia si traduce anche nell’aumento della disoccupazione – con 38mila senza lavoro da gennaio 2010 – non è più incoraggiante il quadro spagnolo, con un decremento di sviluppo del 20% e una crisi produttiva che colpisce soprattutto il settore edilizio. Ne viene fuori il ritratto di una classe dirigente europea «ripiegata su stessa – ha sottolineato Rita Santarelli, vice presidente esecutivo dell’Università Luiss Guido Carli – che necessita di un rinnovo per assolvere al compito a cui è chiamata: migliorare lo status quo dell’economia. Noi forniamo gli strumenti culturali e un’analisi attenta sul territorio che, pur non essendo la soluzione, contribuiscono a focalizzare il problema. Il vero cambiamento possono attuarlo soltanto i giovani, la nostra classe dirigente “sana”».

Restringendo il campo di osservazione l’attenzione si è spostata sull’attuale condizione di Catania: «Uscirà indenne dall’effetto Grecia?». A detta del direttore di Confindustria Catania Alfio Franco Vinci e del presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Catania Silvio Ontario la risposta è “sì”: «A Catania c’è ancora spazio per le eccellenze – ha affermato Vinci – oggi il 90% degli appartenenti a Confindustria Giovani sono titolari d’azienda, comprese alcune realtà importanti della provincia, rientrando perfettamente nella soglia dei 30/35 anni di età». Un dato incoraggiante «che fa ben sperare nel lavoro che svolgiamo quotidianamente – ha continuato Ontario – attraverso la formazione e l’investimento sulle risorse eccellenti che vanta la nostra provincia».

Al tavolo dei relatori si sono alternati nomi illustri del panorama dirigenziale e manageriale nazionale, del mondo universitario e degli enti di categoria: dal docente ordinario del Dipartimento impresa, culture e società della Facoltà di Economia di Catania Elita Schillaci - che ha curato il coordinamento scientifico del convegno – al presidente Federmanager Sicilia Orientale Gregorio Mirone, che ha sottolineato come «le nuove competenze poggino su meccanismi di selezione, analizzando le reali esigenze della dirigenza, e adeguandole al mercato» . La tavola rotonda conclusiva – moderata dal giornalista de «La Sicilia» Mario Barresi – ha poi visto confrontarsi il direttore Fondirigenti Pietro Fiorentino, il coordinatore scientifico del Progetto Emme Massimo Plescia e l’imprenditore catanese Mario Faro. «La crisi di fiducia riscontrata nei paesi analizzati – ha commentato Fiorentino – è dovuta a una carenza di vere e proprie leadership e all’incapacità di gestire le responsabilità. L’elemento di uscita è rappresentato dal valore aggiunto della conoscenza, intesa come acquisizione di competenza, e da una maggiore attenzione alle realtà territoriali. Questo vale anche e soprattutto per una città come Catania».

Una Catania che oggi più che mai crede nel potenziale di sviluppo affidato alle nuove generazioni: «Ciò che conta è la risorsa uomo – ha sottolineato la Schillaci – e a conferma che il mondo universitario crede nelle giovane promesse, porteremo avanti i dieci migliori progetti d’impresa realizzati nell’arco di un intero anno di studi. Tutti accomunati da una positiva tensione verso il miglioramento».

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