Pd 110, a Catania l’iniziativa ‘Alziamo la media dell’Università’

Come sta l’Università italiana? Male, oggettivamente molto male. Ed è una situazione palpabile a livello trasversale, per cui non è necessario questo o quel colore politico alle spalle per poterne accertare la gravità.

L’iniziativa (che al suo termine avrà toccato dodici atenei nazionali) voluta da Marco Meloni, che svolge all’interno della segreteria nazionale del Pd il ruolo di responsabile di Riforma dello Stato, Pubblica Amministrazione, Università e Ricerca, parte da un concetto di base essenziale: dare all’Università una posizione centrale nella politica di sviluppo del Paese. Al dibattito hanno preso parte diversi docenti, ricercatori e studenti, oltre a personalità del Partito Democratico come la senatrice Anna Finocchiaro.

Triste compagna di stanza dell’Università è un’altra paziente malata, la Ricerca. Accomunate da un destino comune, per nulla alleggerito dal nero orizzonte che la futura manovra sta organizzando. Previsti ulteriori tagli, impossibilità per i ricercatori e precari di sviluppare i propri percorsi formativi e di carriera, uno status di sopravvivenza minimo per diversi corsi di laurea. Col conseguente disorientamento per studenti e famiglie.

La crisi che parte da lontano, e non esenta da errori gravi anche i governi di centrosinistra, secondo Meloni “passa dalla costruzione di una rete in cui si tessere tra loro impresa, ricerca e università”. La mobilità sociale provocata dagli studi universitari in Italia è ferma al 10%, in altri paesi d’Europa tocca punte del 35 e 40%”.

“Il disegno Gelmini – secondo Meloni – ha fallito, perché non ha toccato nulla della disastrata situazione dell’università. Si continua a non far prendere atto a tutto quell’apparato che fa pulsare gli atenei della gravità della situazione. E in questo anche molti rettori non hanno detto la verità”.

Andando sul pratico una delle tante proposte avanzate da ‘Pd 110’, dentro un programma ben più articolato, è quella di responsabilizzare i risultati delle singole università. Cosi si avranno non solo incentivi ma anche disincentivi, favorendo la creazione di meccanismi virtuosi ed attribuendo le risorse sulle valutazioni.

Sulle difficoltà di ricercatori e docenti la proposta è quella del cosiddetto shock generazionale. A detta di Meloni sbloccando il pensionamento a 65 anni si innesterebbe un turn over di personale docenti più rapido. Mentre ai ricercatori andrebbe creata una corsia preferenziale che li porti nel breve termine a un contratto fisso con salari, diritti sociali e previdenziali dignitosi.



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