Quarto Polo, i rettori delle università statali rispondono alla Kore

Più che quarto polo sembra essere il polo della discordia. Il progetto della quarta università pubblica in Sicilia, fortemente sponsorizzato dai politici isolani nelle stanze del potere romano, sembrava procedere per il meglio. Si erano trovati gli accordi per le sedi decentrate, come non citare le lunge trattative dell’ateneo catanese con Siracusa e Ragusa, ed erano stati sottoscritte intese per la nascita del nuovo polo già dal 2011/12.

Sembrava tutto procedere per il meglio. Sembrava, appunto. Ad alzare la voce è stata per prima la Kore di Enna, l’ateneo privato che vorrebbe un ruolo di primo piano nella costituzione del quarto polo. Ruolo mal digerito dagli iblei e dagli aretusei, memori delle incomprensioni e delle tensioni con l’ormai ex casa madre etnea.

A fine giugno il consiglio di amministrazione della Fondazione Kore non aveva usato mezzi termini: “Esprimiamo il più netto ed inequivocabile dissenso sulla forma e sul contenuto sul cosiddetto IV Polo universitario siciliano. Tutte le soluzioni, che legittimamente altre città della Sicilia si attendono ed alle quali la Kore deve potere responsabilmente concorrere devono comunque tenere conto della previsione statutaria che fissa ad Enna la sede degli organi centrali dell'università e che stabilisce che detta norma non è modificabile”.

Per riprendere uno slogan della Lega della scorsa campagna elettorale gli ennesi dicono “padroni a casa nostra!”. E non solo. Da qui la risposta odierna dei rettori delle tre università siciliane di Palermo, Messina e Catania, i quali hanno inviato un documento al ministro dell’Istruzione e a tutti i vertici regionali ribadendo “il ruolo centrale e la leadership delle università statali, nell’ambito del processo di riorganizzazione, nel rispetto delle regole e dei requisiti di legge e nei limiti dei finanziamenti pubblici”, sottolineando che i tre atenei statali “vigileranno, in cooperazione con il Miur, sul pieno rispetto dei requisiti minimi e qualificanti dei corsi di studio, in ambito regionale”.

Insomma i rettori non ci stanno e considerano le pretese di piena autonomia di Enna dissonanti con il progetto del Quarto Polo.

I tre atenei statali chiedono, inoltre, con forza alla Regione siciliana di “ponderare il supporto finanziario e strutturale del sistema formativo pubblico e della ricerca siciliano, tenendo conto del diverso ruolo degli atenei statali e di quello privato, e al Ministero di vigilare, fin dall’anno accademico 2010/2011, che i Corsi di studio attivati, sia per le statali che per la Kore di Enna, posseggano i requisiti previsti dalle normative vigenti”.

In materia di decentramento, poi, vengono “riconosciute le aspettative dei territori ma al tempo stesso segnalano l’esigenza della sostenibilità del decentramento, in termini di risorse umane e finanziarie, con il concorso degli Enti locali. Entro questi limiti, con senso di responsabilità, l’Università di Catania e di Messina, con riferimento al comprensorio di Siracusa e Ragusa, e l’Università di Palermo nella Sicilia occidentale (Agrigento, Caltanissetta, Trapani), propongono l’istituzione di Poli dotati di crescenti livelli di autonomia (mediante organismi di coordinamento con gli Enti locali) che, nell’arco di cinque anni, possano portare alla realizzazione di strutture autonome federate, nello spirito del Ddl Gelmini”.

Un'ultima stilettata è rifilata alla Kore. Infatti i rettori invitano la Regione siciliana a “riconsiderare le modalità di ripartizione dei finanziamenti, tenuto conto del fatto che le Università statali stanno mantenendo la contribuzione studentesca a livelli socialmente sopportabili”.

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