Calcio, il Catania conquista quota 37
Il vero “salto di qualità”
Trentasette punti a nove gare dal termine del campionato, stessi punti ottenuti complessivamente nella scorsa stagione; salvezza quasi matematicamente acquisita con largo anticipo, considerato che il terz’ultimo posto si trova lontano ben 13 punti (nel peggiore dei casi il distacco resterà fisso a 10 lunghezze). Questo il salto di qualità rispetto ai primi due anni di massima serie. Chiaro, evidente. Questo l'unico dato su cui riflettere in sede di valutazione. A Zenga e soci era stata richiesta una salvezza tranquilla in grado di far dimenticare gli affanni degli ultimi 5 minuti della precedente esperienza e salvezza più che tranquilla hanno portato a casa, mostrando a tratti anche bel gioco. Il resto è solo poesia. La partita odierna vinta contro una irriducibile Lazio ha mostrato il volto migliore del Catania: grinta, capacità di sofferenza e buon gioco, condito persino da trame a tratti sopraffine. La vittoria di un gruppo unito che, meritatamente, si ripresenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato di Serie A.
MaZenga, il pugno atomico definitivo
Il risultato virtualmente conseguito ha un padre legittimo: la società di via Ferrante Aporti. Il lavoro di un’azienda, l’ho sempre ripetuto, si valuta in primis in base ai risultati. I risultati danno ampiamente ragione al Presidente Pulvirenti e all’A.D. Lo Monaco, niente da dire. Solo: chapeau. Ci sarà tempo di discutere sulle prospettive future, che sembrano tutt’altro che povere. Tuttavia, non si può disconoscere che il merito più grande di questo "padre" sia stato l’aver accudito amorevolmente il "figlio" trovato in corso d'opera ormai un anno fa. Walter Zenga vince la sua battaglia, dimostrando all’imbolsito calcio italiano di essere allenatore vero, preparato, minuzioso. Ve n’era reale necessità, dopo i risultati ottenuti all’estero? In generale, ritengo di no, ma trattandosi del nostro Paese, una sorta di Repubblica delle Banane, purtroppo la risposta non può essere che sì. Non doveva dimostrare certamente nulla in occasione di questa partita, sia chiaro, ma l’aver raggiunto oggi il proprio obiettivo appare assai significativo. MaZenga, insomma, ha sferrato il pugno atomico decisivo, quello in grado di abbattere una volta per tutte i mostri dei Mikenes rappresentati dai Soloni da sepolcro imbiancato tanto di moda nel nostro calcio. Felice si è, quindi, dimostrata la scelta della società di riconfermarlo e di rinnovargli il contratto. Walter One ha condotto con grande polso il gruppo, proteggendolo sempre e mettendo in campo quella sana dose di realismo indispensabile per guidare team di seconda fascia. Ha sicuramente fatto alcuni errori (chi non li commette?), ma nel complesso ha portato a termine un piccolo capolavoro che potrebbe diventare un grande capolavoro se, per esempio, riuscisse a battere il record storico catanese di punti conquistati in Serie A, 42. Una cosa è certa: continuare il progetto tecnico, mirato a conseguire obiettivi più prestigiosi, insieme con il tecnico meneghino appare scelta scontata. E, infatti, non la discutiamo nemmeno. Chi ben fa, di default, tanto merita. Zenga merita. Punto.
Una vittoria limpida
È vero che a "Sant'Albano" si deve ascrivere il merito “finale” della vittoria, nobilitata da quella straordinaria parata in occasione del penalty tirato dal macedone Pandev (e non solo: straordinario l’estremo difensore argentino pure su una grande punizione di C. Ledesma). Tuttavia, la limpidità dell’affermazione etnea va al di là dei fatti contingenti. Le scelte iniziali di Zenga, privo di elementi importanti come Morimoto e Baiocco (Carboni in panca per onor di firma), fanno subito capire ai biancocelesti che aria tiri. Tre punte in campo contemporaneamente più un centrocampista dalle caratteristiche offensive come Ledesma. Gran coraggio, coraggio mancante a Rossi che preferisce il grigio Manfredini all’ex nazionale Mauri, con Zarate a scaldare la panchina. Primo tempo rutilante dei rossazzurri che annichiliscono in fatto di corsa e di gioco gli ospiti. A fronte di una Lazio inesistente in attacco, ecco fiorire le percussioni di Capuano (peraltro bravissimo anche in difesa su Foggia), i recuperi di un super Biagianti (probabilmente una delle migliori prestazioni in carriera del mediano fiorentino), gli inserimenti di Tedesco e di Ledesma (entrambi da 7 pieno), le magie di un Topolinik in forma marziana, il pressing di Paolucci e Martinez, entrambi disposti al sacrificio per la squadra. In quest’ambito, naturale il vantaggio dell’ex udinese (alla settima rete stagionale: già un ottimo risultato) scaturito da una folgorante intuizione di Mascara e da un inserimento senza palla di Ledesma (che salterà Cagliari per squalifica). Il tutto condito da altre azioni in velocità che fanno spellare le mani al caldo pubblico del “Massimino”. Non bastano, nel finale di prima frazione, un pericoloso colpo di testa di Foggia su cross di Lichtsteiner e un destro dello stesso esterno destro svizzero ben parato da Bizzarri sul proprio palo per giustificare un pareggio laziale. Musica leggermente diversa nella ripresa, con una Lazio logicamente più arrembante, subito avvantaggiata da un rigore (che si poteva dare) per una spinta di Silvestre su Pandev. La prodezza di Bizzarri già ricordata, in pratica, segna la fine delle speranze per Delio Rossi, il quale tenta ugualmente fino all’ultimo di metterci una pezza inserendo Mauri, Zarate e Meghni. Tutto sommato, il solo C. Ledesma con la già menzionata punizione dai 20 metri impegna seriamente il portiere sudamericano (a proposito, il nazionale Carrizo in panchina dopo averne combinate più di Bartolo e il buon Albano a fare miracoli in campo: un’assurdità maradoniana...), anche perché Zenga riesce a porre le idonee contromisure inserendo prima il muscolare Izco al posto di Paolucci, poi Llama e Silvestri. Martinez avrebbe pure l’occasione per suggellare la sua buona prestazione con una rete, ma inciampa a un passo da Muslera. Fa niente. Fa tutto, invece, il risultato. E l’ovazione del “Massimino”. Meritata.
Potenza e Capuano, il gap colmato
I tifosi etnei non finiranno mai di benedire il mercato di gennaio dal quale, dopo un’attesa triennale, sono giunti finalmente due esterni “bassi” degni della massima categoria. Il salto di qualità effettuato è sotto gli occhi di tutti, tangibile. Adesso la difesa del Catania è veramente completa per affrontare le perigliose onde della Serie A, ha colmato l’evidente gap. A due centrali di spessore (Silvestre e Stovini, anche oggi bravissimi), ecco aggiungersi due esterni in grado di “chiudere” i buchi laterali, consueti nel Catania “prerivoluzionario”. Ah, non buchi, voragini... Splendido Capuano nelle due fasi (sebbene abbia sbagliato un paio di cross), bravo Potenza soprattutto in difesa, ma talora efficace (quando serve) in appoggio. Dire che il Catania, così, sia più forte in difesa rispetto a squadre di caratura superiore come la stessa Lazio non mi sembrerebbe un’eresia da punire con il rogo. Non una coincidenza fortuita, comunque, la ialina correlazione fra il rafforzamento delle corsie laterali e il rapido conseguimento dell’obiettivo stagionale.
Topolinik marziano
Ancora una volta il pubblico del “Massimino” ha potuto ammirare magie in serie targate Topolinik. Primo tempo da marziano dell’attaccante caltagironese che, posizionato da trequartista, ha sciorinato calcio d’alta scuola fatto di recuperi, aperture, conclusioni su punizione, assist vincenti. Di tutto, di più. Un piacere per gli occhi. E poco male se Peppe nel secondo tempo ha tirato un po’ più il fiato, sacrificandosi peraltro abbondantemente per la squadra. La standing ovation riservatagli all’uscita del campo ne sancisce la leadership indiscussa. Il Catania è Mascara, Mascara è il Catania. Obiettivamente, adesso merita la Nazionale. Ma forse parlarne porta “sfiga”, meglio soprassedere.
Il Malaka risponde
Bella la risposta dell’attaccante uruguagio alle critiche, non campate in aria, piovutegli addosso a seguito di una stagione di certo non all’altezza delle aspettative. Miglior prestazione stagionale, tanta sostanza e, soprattutto, tanto sacrificio per la squadra, sacrificio costruttivo, sia in posizione di esterno “alto”, sia da prima punta. Ha lottato su ogni palla, pressando come un ossesso e permettendo gli inserimenti dei compagni. Bravo! Adesso, servirebbe magari un goal e qualche giocata di classe, ampiamente nel suo repertorio, per completare la “resurrezione”. Le prossime partite cadono a fagiolo, anche se Jorge dovrà saltare la prossima per squalifica.
Divertirsi con la mente sgombra
La sosta consentirà a Zenga, che dovrà privarsi, come detto, di Silvestre e Martinez, il recupero di giocatori importanti, primo fra tutti Morimoto. La partita di Cagliari, invece, servirà a capire se i rossazzurri vorranno chiudere i conti dal punto di vista matematico già da subito. La gara, fra l’altro, si presenta come ideale. Due squadre posizionate a metà classifica, in pratica già salve; due squadre che potranno liberamente affrontarsi senza condizionamenti psicologici, a viso aperto, per superarsi attraverso il gioco. Attendo questo match con estremo interesse. Mi aspetto una partita davvero scoppiettante.
CalcioCataniaCom, sempre il primo...
Il nostro sito, come noto, è la prima storica testata giornalistica dedicata al Catania nata sul web. Siamo, quindi, abituati all’innovazione. Adesso, il sottoscritto è il primo direttore di testata a dover fronteggiare uno “sciopero” dei suoi (si spera) più affezionati lettori. Infatti, a margine degli editoriali e dei pezzi inseriti in home page, è nata una bella “sottocomunità” di fratelli rossazzurri, per di più residenti fuori Catania, i quali praticamente ogni giorno vi si ritrovano a dialogare con garbo. Alcuni fra questi fratelli si sarebbero risentiti per alcune mie critiche a Martinez, ritenute troppo severe. Ebbene, come testimoniano tutti i miei editoriali della scorsa stagione, posso affermare senza alcun dubbio di essere un grande estimatore del Malaka. Lo ritengo un buon giocatore, senza “se” e senza “ma”. Di contro, essendo storicamente un giornalista “pensante”, alias un poveraccio che, pur boccheggiante in un "humus" di “famigliatenenti”, tenta di esprimere liberamente il proprio parere senza condizionamenti di sorta, non ho potuto fare a meno di notarne l’evidente calo di rendimento, perdurante da inizio stagione. E l’ho scritto. Tutto qui. La stima per il giocatore, ovviamente, rimane intatta. Riconosco che avrei potuto tralasciare l’annotazione sulla liceità della convocazione in Nazionale elargita al Malaka da Tabarez, peraltro in alcun modo dettata da malevolenza, bensì da una lettura “neutra” delle sue prestazioni stagionali. Mi auguro, quindi, che tale “sciopero” (peraltro portato avanti da tifosi veri di cui apprezzo la dirittura morale) possa esaurirsi in quanto mancante di basi “sindacali”... :-)
Auguri, Giulia!!!
Intorno alle 17.00, al “Massimino”, è apparso sul tabellone luminoso lo slogan “Auguri, Giulia”. Molti avranno pensato a Julia Roberts, ma non è così. Si tratta di una persona più importante, almeno per noi. La redazione di CalcioCataniaCom porge i propri più sentiti auguri di buon compleanno, ben 12 anni, a Giulietta, figlia di Stefania Sberna, speaker del Catania e valente giornalista. L’impressione è che il futuro sia assicurato...
