Calcio, Catania-Bari (4-0): pagelle
ANDUJAR 6,5. Nella notte del poker rossazzurro non passa 90 minuti del tutto inoperoso. Anzi deve metterci reattività in un paio di occasioni. Ipnotizza Barreto che gli si presenta dinanzi nel primo tempo. Nella ripresa spinge con gli occhi il rigore sul palo. Pochi minuti dopo si stende in maniera efficace su una conclusione insidiosa dello stesso folletto brasiliano.
ALVAREZ 8,5. Prestazione da urlo è forse locuzione riduttiva. Le temutissime frecce pugliesi dal suo lato trascorrono un match di pura frustrazione. Praticamente non passano mai, esasperate da una marcatura ai limiti del “cagnesco” (rognoso e duro al punto giusto, praticamente mai falloso). Koman nella prima frazione e Rivas dopo rimbalzano che è un piacere. La disinvoltura massima con la quale, chi è stato per un anno e passa oggetto del mistero sfodera oggi giocate godibilissime è ogni domenica più sorprendente. Il giallo che gli impedirà di fare il biglietto per Cagliari è un peccato grosso quanto una casa.
SILVESTRE 7. Sicuro e concentrato, lavora sugli avanti pugliesi con un carico di concentrazione e carica agonisitica notevoli. L’assenza di Spolli lo gratifica della fascia di leader silenzioso della retroguardia. Lui ringrazia e gioca una partita degna, mettendo un prezioso zero nella casella errori.
TERLIZZI 6,5. Titolare dopo mesi, fa la sua figura. Positivo nell’impostare la manovra dalle retrovie quanto in un paio di chiusure. Soffre il giusto quando Barreto e Castillo esibiscono veloci giocate di prima intenzione, ma nel complesso ne limita l’operato adeguandosi al clima estremamente positivo che ha regnato per 90 minuti sulla squadra.
CAPUANO 6. L’unico modo per contrastare la netta supremazia di Alvarez in materia di rapidità è cercare l’anticipo sperando di sbagliare il meno possibile. Per alcuni tratti del primo tempo l’aggressività del mancino rossazzurro paga, arricchita da un paio di sovrapposizioni sulla corsia di competenza. Gli uno contro uno il più delle volte lo vedono però sconfitto. Nel computo generale i danni sono comunque dignitosamente contenuti.
BIAGIANTI 7,5. Lo schermo montato dinanzi la difesa è davvero esemplare. L’azione di tamponamento e primo appoggio per le ripartenze è fluida e continua dal primo all’ultimo minuto di gioco, con l’impressione corposa di poter garantire quel quid qualitativo (e di velocizzazione della manovra) in più rispetto all’encomiabile Carboni, oggi assente per squalifica. Ha fiato e sta bene mentalmente, va sfruttato il più possibile e nella posizione a lui più consona.
IZCO 8. Al termine non si contano le sgroppate e gli inserimenti palla al piede. Nella prima frazione risulta spesso sponda ideale per alcune apprezzabilissime manovre di prima intenzione che coinvolgono spesso Martinez e Ricchiuti. Nella ripresa abbassa il baricentro realizzando una dignitosa copertura, per poi sfruttare i conseguenti spazi che si aprono nei capovolgimenti di fronte. L’ennesimo slalom viene impreziosito dal filtrante finalizzato dal tris di Morimoto. Atleticamente un portento.
RICCHIUTI 7,5. Mezz’ala che rincorre e raddoppia in fase di difesa, zanzara fastidiosissima tra le linee nelle operazioni d’attacco. Bellissimo il sinistro che apre le danze. Poi tantissima corsa, sacrificio e diversi tentativi d’inventare. La consuetudine vuole un fisiologico calo fisico nella ripresa, ed anche il trionfo sul Bari non fa eccezione.
LLAMA 8. Partendo del gol, mi permetto di candidarlo come una delle più belle finalizzazioni ammirate al Massimino negli ultimi anni. Scaraventa nell’angolo più lontano una galoppata entusiasmante, lanciata da un tacco al bacio di Martinez. E dire che poco prima mancava la conclusione da posizione nettamente più favorevole. Interpreta un match all’arma bianca, tagliando a fette l’out di sinistra con progressioni palla al piede d’ottima fattura. Nella ripresa rincara addirittura la dose, sfruttando gli spazi di un Bari disperato e disunito, e sfornando in numero elevatissimo palloni invitanti per il cuore dell’area.
MARTINEZ 7,5. La partenza sprint lo vede tra gli interpreti principali. Scambi rapidi e serpentine senza soluzione di continuità. La logica assenza di una condizione ottimale per 90’ lo porta a brevissime parentesi spese a rifiatare. Ma quando si accende esibisce il meglio del repertorio, in primis stacco di testa e progressione. Il gioiellino finale cala la forca (mi si passi la macabra metafora) sugli avversari stremati e sfiduciati. Cercasse con più intensità lo scambio con Maxi (anche di ruolo ritengo, per certi tratti di gara), ciò renderebbe a parere personale la manovra rossazzurra dotata di maggior imprevedibilità.
MAXI LOPEZ 6. Non partecipa al gran ballo della serata in qualità di marcatore, ma conduce ugualmente un apprezzabile lavoro fatto di sponde e garanzia di riferimento alto in avanti. Il tema pare sempre lo stesso: meno è isolato e più può essere messo in condizioni di offendere. Un pizzico di nervosismo distillato nei confronti dell’arbitro per l’intera gara gli vale l’ammonizione.
*DELVECCHIO 6. Altro spezzone utile a ritrovare la miglior condizione atletica. Fa un lavoro di copertura e qualche volta è propositivo nell’attaccare lo spazio.
*MORIMOTO 7. Per un attaccante razionalizzare al massimo il tempo che gli viene concesso in campo è praticamente il massimo. Tra i compagni gira tutto, lui ne approfitta e trafigge Gillet per il 3-0. Potrebbe essere doppiamente letale, ma non finalizza con la dovuta cattiveria una sciabolata di Capuano.
*AUGUSTYN s.v. Scampoli al posto di Terlizzi, nel suo ruolo naturale di centrale difensivo.
All. MIHAJLOVIC 9. Saggio chi, ascoltando le sue parole in conferenza stampa pre-gara (abbiamo preparato qualcosa per sorprendere il Bari) non si aspettasse chissà quali novità in materia tattica. Schieramenti e uomini sono stati quelli preannunciati, ma con un enorme spirito battagliero al quale si è anche aggiunta una buona dose di qualità. Un match giocato bene, quando per giocar bene non si intende solo l’aggressività, la concentrazione e la determinazione su ogni palla. Ma ci si ricollega al valore estetico del termine, se è vero che di giocate di spessore se ne sono viste parecchie. L’ex tecnico del Bologna ha scatenato stasera la “tempesta perfetta”. Se proprio vogliamo trovare gli elementi di quest’effetto sorpresa vaticinato da Mihajlovic, personalmente li intravedo nell’iper-aggressività e dinamismo con la quale per lunghissimi tratti non si è lasciato giocare l’avversario, ed un gioco volutamente spesso costruito sui fraseggi rapidi dalla trequarti barese in su. L’augurio è che i piedi rimangano ben inchiodati per terra, perché quando l’esaltazione potrebbe prendere il sopravvento io sono memore delle sventure nemmeno troppo remote di un girone fa. Quando il primo tiro avversario equivaleva ad un gol, quando i penalty altrui non si spiaccicavano sul palo e quando giovavano otto occasioni nitide per metterla dentro. Tassello importante quest’oggi, ingigantito dal fatto che per adesso, sicuramente, posso dire che “sta girando”. E proprio per questo pigiare sull’acceleratore diventa un obbligo.
Arbitro PERUZZO 6. Il giudizio so per certo che farà discutere, ma non nego che la prima frazione di gara traboccante di contrasti fisici e di gioco lasciato correre il più delle volte ha contribuito non poco a renderla spettacolare. Il metro di giudizio ha forse difettato in continuità, se è vero che il primo giallo ospite scatta tardi rispetto a quanto era necessario. Ma come sostengo, un arbitraggio che non sposta gli equilibri di un risultato è da giudicare nel complesso un buon arbitraggio.
