Calcio, Catania-Chievo 1-2: il commento del match
Una "svolta" serve...
Il Presidente Pulvirenti conferma il tecnico Atzori a fine partita. Non so se questa sia la decisione giusta o quella sbagliata; so solo che, in ogni caso, una "scossa" appare necessaria. Necessaria in quanto più che "solare" appare un aspetto emerso in tutta evidenza stasera al "Massimino": una squadra che gioca così nella "partita della vita", la gara in cui l'allenatore si gioca quasi tutto, non è che dimostri di avere dentro il "sacro fuoco" necessario a salvare la pelle al proprio condottiero... Attenzione, non che non abbiano fatto il proprio dovere, perché nulla si può imputare a Mascara e compagni in fatto di impegno, ma non si è visto quel "furore" tipico del team che vuole a tutti i costi cambiare la sorte di una "situazione" declinante verso il classico "carte quarantotto". Così, la domanda da fare alla società è questa: se non si cambia l'allenatore, quale altro "provvedimento" può essere adottato al fine di risalire una china pericolosamente erta? Io continuo a ritenere che Atzori sia un allenatore sì inesperiente ma non scarso, però è anche vero che la vita professionale di un trainer si gioca tutta sui risultati, senza chiacchiere aggiuntive. E i risultati, finora, danno torto ad Atzori. Sette punti in 10 partite, penultimo posto. In questo momento il Catania sarebbe retrocesso. Non solo, stasera è giunta anche una sconfitta interna pesantissima proprio nella partita che non si poteva perdere (e forse nemmeno pareggiare...), a fronte di importanti risultati portati a casa dalle altre pericolanti: seconda vittoria conscutiva per il Livorno, tre punti anche per il Bologna, il Cagliari (sconfitto al "Massimino") scappa; solo il Siena "tiene il passo" dei rossazzurri. Insomma una situazione pesante (ma non compromessa, dato che due punti dista il quart'ultimo posto) che deve assolutamente essere gestita subito nel modo adeguato. Sembra lampante che, malgrado la riconferma di prammatica, Atzori non potrà "sopravvivere" a una sconfitta (ineludibile, del resto, se il Catania giocherà come a Milano o come stasera) al "Franchi" di Firenze. Quindi il dilemma è: concedere la prova d'appello al correttissimo allenatore di Collepardo o dare subito un segnale forte al gruppo? La società, come detto, sceglie la prima soluzione, coerentemente con le sue idee iniziali. Un azzardo più o meno calcolato? Cocciutaggine degna di miglior sorte? Un'incognita, in ogni caso. Anche perché v'è da considerare il calendario. Dopo Firenze, ecco Napoli, Palermo e Milan. Quattro partite difficilissime contro team oggettivamente più attrezzati tecnicamente. E in qualche caso non di una sola spanna. Il rischio potrebbe essere quello di procrastinare un evento ineluttabile e ritrovarsi in ritardo di qualche settimana. L'esperienza Baldini insegna: se il tecnico toscano fosse stato "dimissionato" dopo la gara con l'Empoli, forse non ci si sarebbe salvati all'ultimo minuto, considerato pure lo smisurato "fattore C" di cui gode Walter Zenga. Insomma, un "letto di Procuste" assai malagevole per la massima dirigenza catanese. Io, ripeto, mi auguro che sia stata assunta la decisione più idonea alla bisogna, ma ciò non toglie che non si possano e non si debbano evidenziare le rilevanti lacune, tecniche e di gioco, messe in mostra dal Catania odierno. Criticare costruttivamente non è un'opportunità, è obbligo.
Nessun alibi
Fornire alibi di alcun genere ad Atzori e ai giocatori sarebbe fare il male del Catania. Hanno perso, hanno giocato in modo confusionario, la colpa è interamente loro. Non c'entrano né sfortuna, né arbitri, né l'eurogoal di Marcolini (non nuovo a tali prodezze). Il calcio è fatto di "golazos" e in passato è capitato più di una volta al Catania di cogliere un risultato positivo grazie a invenzioni estemporanee di Topolinik, stoccate magiche "sparate" da un migliaio di metri dalla porta avversaria... I punti sono quelli che sono e con i "se" e con i "ma", con gli strilli e con gli strepiti, con le più o meno ricorrenti "teorie del complotto" (Reggina docet), si va dritti dritti in Serie B. Cominciamo da un dato di fatto: questa volta Atzori ha potuto schierare la formazione titolare. Se si esclude, infatti, il Malaka Martinez (sostituito dal migliore in campo, fra l'altro, tale Adrian Ricchiuti), quello sceso in campo oggi dovrebbe essere l'undici più "qualitativo" a disposizione del trainer ex ravennate. Ebbene, pur con tutto il buonismo del caso (Ledesma, giocatore fondamentale in prospettiva, e peraltro non fra i peggiori, ancora in logico "rodaggio), la squadra ha fallito proprio negli uomini simbolo. Così così Potenza e Biagianti, male Capuano, male Mascara, male Morimoto, gioco farraginoso in specie a centrocampo, dove manca chiaramente un pizzico di qualità (splendido, come al solito il "vichingo" Carboni, ma è un medianaccio frangiflutti, non un fine dicitore), fluidità delle trame d'attacco approssimativa, numero di occasioni create scarso. Insomma, il Chievo si è dimostrato più squadra, ha dato l'impressione di una maggiore compattezza di base, ha creato di più (fallito pure un penalty da Marcolini) e ha meritatamente portato a casa la vittoria finale. Si potrebbe obiettare come il Chievo risulti avvantaggiato in partenza in quanto sostanzialmente non ha cambiato squadra, assicurando continuità tecnica al buon lavoro impostato da Di Carlo a partire dal girone di ritorno della scorsa stagione, mentre il Catania ha (legittimamente) deciso di sottoporre a un ricambio generazionale l'organico, operazione sempre complessa che richiede sicuramente più tempo per la "messa in opera" definitiva. Tuttavia, il problema grosso è che il campionato di Serie A, cambi o non cambi, tempo non te ne regala. Oppure te ne concede pochissimo. E questa "legge" è conosciuta benissimo da uomini di calcio esperti come Lo Monaco e Pulvirenti. Quindi, per non lasciarsi dietro troppa strada da recuperare, urge prendere provvedimenti.
Giocatori con il tecnico?
Un elemento, soprattutto, lascia interdetti. Di solito, quando una squadra dapprima passa in vantaggio, poi gestisce a piacimento la partita e infine fallisce il rigore del raddoppio che deporrebbe una pietra tombale sul match, è destinata ineluttabilmente a perdere, perché fornisce uno stimolo impagabile all'avversario. Oggi, invece, è accaduto il contrario. Malgrado l'errore, subito pagato con il rigore (netto) di Yepes su Ricchiuti trasformato da Mascara (terzo stagionale), è stato sempre il Chievo, anche nella ripresa, a dare la sensazione di avere le carte migliori da giocare. Un controsenso se si pensa, come accennato a inizio editoriale, che il Catania si stava "giocando la pelle" dell'allenatore, dato per scontato che, a seguito della sconfitta, pur in presenza di una fiducia accordata dalla società, lo stesso tecnico sarebbe stato (come lo è adesso) "crocifisso" dalle pressioni dell'ambiente. E non perché stia particolarmente antipatico, ma perché accade dappertutto così. E' una legge del calcio cui non si deroga. Il sospetto, dunque, si insinua pure nelle menti più semplici: che gli stessi giocatori stiano "mollando" l'allenatore? Ci auguriamo di no, giacché sarebbe, questa sì, una vera iattura, in quanto si solidificherebbe allora in modo granitico l'arcisicurezza che si stia perdendo tempo prezioso.
Attacco anemico e "seconde scelte"
Se in una partita da vincere a tutti i costi, nel momento di massima difficoltà, sei costretto a mettere in campo, con tutto il rispetto, Llama (che, comunque, ha fatto il suo), Izco e Plasmati, non è che tu abbia grandissime chances di recuperare... Infatti, come è ben noto ai più, per vincere le partite, è necessario "bucare" la porta avversaria. Per farlo, occorrono "cannoni". e gli obici rossazzurri, purtroppo, paiono avere le polveri assai bagnate. Il Catania, stando ai numeri, "gode" del sesto peggior attacco del torneo (10 reti realizzate). Riassumiamo: Morimoto tre goal su azione, Mascara tre rigori segnati, Martinez due goal su azione, Ricchiuti una rete su azione; una sola segnatura su azione da parte di un centrocampista: Biagianti, in piena "tradizione" rispetto alle precedenti stagioni di massima serie. Un gap che si pensava di aver colmato con Delvecchio, purtroppo (finora) ricevendo una cocente delusione. Troppo poco per pensare che, mantenendo questo trend, si possa far meglio di adesso. Anche perché, con 15 reti subite, quella catanese è la quarta peggior difesa (seppur in coabitazione con Bologna e Siena, non a caso terz'ultima e ultima). Inutile nascondersi: numeri, per adesso, da retrocessione, come del resto la classifica riporta fedelmente. Dai primi 10 turni di campionato si evince, perciò, che la scelta coraggiosamente fatta dalla società in estate di non "oscurare" il pur promettente Morimoto (un ragazzo su cui personalmente non ho dubbi, sebbene oggi non abbia fatto scintille) con un'altra punta di peso non sta pagando. Non sta pagando per niente. Bisognerà intervenire d'urgenza a gennaio sperando che questa squadra, che ha comunque dei valori, ci arrivi in condizione utile per conseguire la salvezza. Salvezza che, lo si è capito bene, quest'anno potrà essere colta non "in carrozza" come qualche mese fa, ma a prezzo di sofferenze più o meno rilevanti e un po' più a ridosso della fine del campionato.
Firenze, o la va o la spacca...
Atzori, purtroppo, finora si mostra assai iellato. Infatti, andrà a giocarsi un'altra "ultima spiaggia" (l'ennesima, ma quante ne avrà a disposizione?) a Firenze contro un avversario nettamente più forte (inutile ricordare quanti campioni ha in più l'organico viola, da Frey a Vargas, da Jovetic a Gilardino, da Mutu a Marchionni) e, per giunta, proveniente da due immeritate sconfitte consecutive (Napoli e Genoa). Una partita difficilissima. Non impossibile, sia chiaro, perché il Catania avrebbe la possibilità di giocarsi le proprie carte se giungesse in terra toscana al top delle possibilità. Ma, sapranno i giocatori "azzerare" il momento negativo e rinascere proprio nella partita meno agevole? Ai posteri l'ardua sentenza. Un piccolo lumicino di speranza lo intravedo: Pablo Ledesma, la "luce" del Catania. Non ha ancora il ritmo partita, ma ne ho apprezzato la voglia di fare e l'abnegazione, oltre che la predisposizione al contrasto, segno che il grave infortunio è stato messo alle spalle. Con lui potrebbe "girare" il senso del gioco etneo, potrebbe riaccendersi la fiammella qualitativa spenta da inizio stagione. Certo, da solo il centrocampista argentino non sarebbe sufficiente. Ci vorrebbe anche Mascara, non quello "triste" di questo inizio di torneo, ma quello vero. quello decisivo. E non guasterebbe nemmeno un Martinez versione "lusso". Allora sì che la speranza nuovamente riscalderebbe i cuori degli intristiti tifosi catanesi! Let's go, Liotru, let's go!!!
