ANDUJAR 6 Di fatto viene impegnato una sola volta, quando nel primo tempo un destro di Sneijder lo chiama all’allungo a mezza altezza. Nulla da fare sul gol preso. Il resto delle avanzate nerazzurre non necessitano nessun intervento degno di nota.
ALVAREZ 7 Se si esclude la prima ed unica involata di Quaresma appena entrato, “comu finiu” non si permette il lusso di perdere nessun altro duello. Rognoso e tonico come nei suoi standard, riesce a rendere fruttuosa una delle poche discese sulla corsia di competenza confezionando un precisissimo assist all’irruzione di Maxi che vale l’1-1.
SILVESTRE 7 Prestazione da applausi, perché nessun centimetro viene concesso alle punte avversarie. Tackle in scivolata, anticipi di testa: tutte giocate realizzate con certosina precisione. Straordinariamente decisivo quando si immola su una conclusione ravvicinata avversaria, quasi certamente destinata al gol. E quando si riesce nell’impresa di neutralizzare quasi completamente attaccanti corrispondenti ai nomi di Eto’o e Milito il voto non può che lievitare.
TERLIZZI 7 Identico commento fatto per Silvestre. Per modo di giocare si prende spesso l’onere, quando l’Inter pressa alta tendendo ad inaridire le fonti di gioco, di tentare l’impostazione della manovra non buttando quasi mai la palla alla “viva il parroco”. Si deve dare atto di un notevole impegno profuso in campo da settimane: questo nonostante i tanti mesi trascorsi in panca e le gerarchie stagionali non lo vedessero fra i punti fermi della retroguardia. E invece non sta facendo rimpiangere il lodevole Spolli.
CAPUANO 6,5 Con dinanzi Maicon, nel primo tempo lotta con le migliori armi al momento a sua disposizione, ovvero grinta e generosità. Nel complesso se la cava anche perché supportato in copertura da un immenso Mascara. Si propone con discreta continuità ed un paio di suoi cross mettono più d’uno scompiglio nell’area avversaria. La ripresa è votata quasi del tutto alla difensiva, dove latita nell’occasione del gol ospite (Eto’o scappa dalle sue parti). Ma sa soffrire senza crollare, come tutta la squadra, nei momenti successivi allo svantaggio.
BIAGIANTI 6,5 Per controllare il moto perpetuo di Sneijder deve ringhiare più del dovuto. Lo fa, non potendosi esimere dal cartellino giallo. Regge la conclamata fisicità della mediana avversaria, mettendoci testa e la giusta dose di vigore agonistico. Come tutti i compagni dalla cintola in giù, stringe i denti quando ci si sarebbe aspettati il tracollo, compattando il muro difensivo.
IZCO 7 Altra gara sopra le righe. Numericamente, forse, meno spunti e serpentine. Ma quantità profusa a go go. Capace di ronzare per 90 minuti tra le linee, sale in cattedra quando i cambi di Mourinho smembrano di fatto l’equilibrio del centrocampo interista. Da quel momento ha sempre dieci-quindici metri liberi davanti a sé e ci va a nozze. Manifesto di questa situazione tattica il gol del pareggio, dove si inserisce palla al piede prima dello scarico sull’accorrente uomo assist Alvarez.
RICCHIUTI 7,5 Nella prima frazione mette a rischio le coronarie nerazzurre per ben due volte: ma un pizzico di prontezza che latita e mischioni convulsi gli evitano la gioia del gol. In compenso gioca un match di altissimo spessore, rincorre chiunque e riparte quando gli si presenta l’occasione alternando l’oramai consueta miscellanea di qualità e quantità. In tal modo riduce di molto chili e centimetri a vantaggio degli avversari. Stanco, si prende la standing ovation del Massimino e lascia spazio a Delvecchio. Sorprende e convince sempre più nel ruolo inventatogli da Miha.
MASCARA 8 E’ in condizioni atletiche mastodontiche. Prende in consegne Maicon nel primo tempo, bloccandolo in bello stile quasi sempre. Mantiene un alto tasso di vivacità anche dal centrocampo in su, sciorinando il suo gioco, fatto di accelerazioni e preziosi cambi di gioco. Sfiora il gol alla prima punizione del limite, alla seconda si procura il rigore e pochi secondi dopo realizza una follia seconda solo al capolavoro del Barbera: un cucchiaio a Julio Cesar consegnato già alla storia sportiva di questa città.
MAXI LOPEZ 8 Se tale voto glielo avevo assegnato dopo il primo e bellissimo gol in casa della Lazio, era il minimo confermarlo pure oggi. Uscire vincitore dalla sfida tra colossi come Lucio e Materazzi era impresa proibitiva, ma che Maxi ha pienamente centrato. Non fa sfracelli per 70 minuti, ma il consueto utilissimo gioco di sponda che rende più lineare e profonda la manovra. L’inserimento da puntero classico a bruciare Lucio in occasione del gol è da urlo. Più d’ogni cosa, impressiona la quantità di palle gol che si possono definire sprecate da Maxi fino ad oggi in maglia rossazzurra: praticamente nessuna.
MARTINEZ 9 Nelle battute iniziali pare quasi intimidito dal confronto con Zanetti. Entra gradualmente in partita, perché per farlo un giocatore dalle sue caratteristiche ha bisogno di trovare almeno la prima giocata ad effetto. Non disdegna qualche ripiegamento e nel quarto d’ora finale esplode, mettendoci esplosività poco comune ad ogni singola giocata. Dà inizio all’apoteosi circumnavigando Lucio, scartando Julio Cesar e depositando velocemente in rete. Il tutto al 90esimo, dimostrando anche contro la più forte d’Italia delle doti atletiche, prima ancora che tecniche, francamente fuori dall’abitudinario.
All. MIHAJLOVIC 9 Disegna la partita manifesto della sua per ora fortunatissima parentesi rossazzurra. Ha caricato i suoi uomini, evitando stravolgimenti tattici in conseguenza della perdita di una pedina fondamentale come Llama. Non snatura nulla, benché meno nella mentalità, primo punto di forza da cui è ripartita la rinascita di una squadra in tempi non sospetti bistrattata all’inverosimile. Con la convinzione dei propri mezzi a mille si è rimontato la squadra dei campionissimi, con la quale quasi tutti partono sconfitti in partenza. Denti serrati e sudore gettato su ogni centimetro di campo, resistendo nei difficili quindici minuti successivi al vantaggio siglato da Milito. Una voglia incredibile di non uscire dal campo con gli applausi e zero punti in tasca, perché troppe volte, specie in passato, era successo. L’augurio più grande è che Sinisa, prendendosi il giusto godimento per una vittoria storica, riesca ora in un’altra impresa: quella forse ancor più ardua di far volare basso un ambiente gasato. E che questa carica si tramuti in ulteriore fame di punti, almeno fino al raggiungimento del traguardo.
Arbitro Valeri 6 Non è un arbitraggio scellerato, come ho ingenerosamente sentito piovere da una parte degli spalti (epiteti ben più coloriti ma non ripetibili in questa sede). Forse qualche cartellino sventolato con un pizzico di ritardo in faccia ai nerazzurri (e non ho potuto giudicare l’entrata di Stankovic su Martinez a palla lontana). Ma nel complesso non mi risultano decisioni eclatanti e mi ha garbato la frequente interpretazione della regola del vantaggio.
