Calcio, Catania: Total White
Una "botta" letale
Il Catania avrebbe dovuto portare a casa, nei due scontri diretti con Siena e Livorno, almeno 4 punti. Per poter sperare in un futuro migliore, niente di più. Ne ha "conquistati" zero, con evidenti riflessi di classifica e di morale. Un disastro totale cui non ha potuto far da argine nemmeno il cambio di allenatore. Evidentemente, neanche la tanto agognata "scossa" ha potuto rigenerare un gruppo depresso, limitato tecnicamente, bersagliato dagli infortuni, a quanto pare vittima di una preparazione atletica non brillantissima (non è possibile calare sistematicamente nei secondi tempi di quasi tutte le gare) e sfortunato, sfortunato fino al parossismo di non far tirare in porta una "squadraccia" (il Livorno non gioisca: senza rinforzi "atomici" a gennaio, ha le stesse probabilità di retrocedere "a palla" al momento felicemente "conquistate" dai rossazzurri) per 89' e poi prendere il gol nell'unica stoccata (a dire il vero, nell'unica palla toccata...) di tal Danilevicius, inarrivabile fuoriclasse lituano che ha fatto e farà la storia del calcio mondiale. Ma, attenzione, la sfortuna ormai appare solo un paravento di comodo. I limiti sono lì, davanti a tutti. Rimovibili solo con una campagna di rafforzamento invernale robusta e qualitativa. Già annunciato dalla società di Via Ferrante Aporti, si tratterà di un tentativo di riparazione che, comunque, non garantirà la certezza della salvezza, in quanto la situazione numerica del Catania appare compromessa (seppur non irrimediabile) già a dicembre. Ultimi in classifica a quota 9, a sei punti dal quart'ultimo posto (proprio il miracolato Livorno), i rossazzurri ormai non possono neppure contare sulle "disgrazie" delle dirette concorrenti. Il Siena conquista 6 punti in due partite, il Livorno vince a Catania uno scontro da "vita o morte", l'Atalanta strappa un punto all'Inter "macinatutto". Del resto, se sbagli occasioni da rete come quelle gettate alle ortiche nel primo tempo da Morimoto, Llama e Mascara, non puoi assolutamente sperare di combinare qualcosa di buono in Serie A. Purtroppo, "a cira squagghiau" come si dice dalle nostre parti e l'analisi prettamente numerica (che include per natura istanze tecniche, atletiche e psicologiche) impone giudizi netti. Il tentativo attuato dalla società, legittimo peraltro, di rinnovare la "rosa", ringiovanendola e contestualmente rinunciando a elementi d'esperienza, per poi affidarla a un tecnico di "nuova generazione", non è andato a buon fine. Bisognerà riconsiderare il tutto, virare decisamente rotta e aggiustare la mira, puntando nei ruoli chiave su altri protagonisti. Protagonisti di personalità e qualità tecniche, doti purtroppo latitanti in troppi presunti "campioni" attualmente in organico. Lo dicono i fatti, i numeri, l'oggettività della situazione, non il commentatore, il giornalista, il tifoso della domenica. Di fronte ai numeri non si può mentire, non ci si può nascondere. Si può solo prenderne atto, umilmente analizzarli e cercare di ripartire con convinzione e voglia per tentare quello che, allo state attuale, si prefigura come un miracolo. Un miracolo "possibile" (la storia del calcio insegna), ma pur sempre ascrivibile alle categorie dei portenti da santificazione.
Il 4-2-3-1 non convince
Mihajlovic si è affidato a un modulo, il 4-2-3-1, che non mi ha convinto per niente, in quanto "fondato" su un equivoco che Zenga aveva saputo ben dirimere e Atzori, per necessità obiettive (infortuni di Delvecchio, Sciacca e Ledesma), aveva dovuto "riesumare". Riassumendo: Carboni e Biagianti sono due "doppioni", due giocatori che danno il meglio giocando da frangiflutti davanti alla difesa in una mediana a tre o a "rombo". Insieme, formano un centrocampo eccessivamente muscolare e assolutamente privo di geometrie. Un centrocampo che, senza un Ledesma in forma (oggi in campo per una ventina di minuti. A mio avviso, anche al 30% è più forte di tutti i suoi compagni di reparto), non può supportare in maniera credibile la manovra d'attacco. Se vi aggiungiamo una difesa poco attenta nei momenti cruciali (che giochino centrali Spolli, Bellusci, Silvestre, Terlizzi o lo stesso Potenza pare cambiare poco), disastrosa sugli esterni (Capuano irriconoscibile; meglio, molto meglio Alvarez, uno che ha le palle, ma non certo in grado di fare la differenza) e un attacco da incubo, nel quale Mascara cincischia, Morimoto sbaglia tutto e Martinez predica nel deserto, si potrà avere un quadro completo della situazione. Mihajlovic ha scelto Llama perché unico esterno sinistro in grado di interpretare quel ruolo all'interno dello schema prescelto. E Llama si è ancora una volta dimostrato un mezzo giocatore. Bravo nel primo tempo a cavalcare la fascia a crossare (suo l'assist per l'occasione incredibilmente fallita da Mascara), nessuna personalità sotto porta (da "Mai dire gol" il suo errore a due passi da De Lucia; in pratica un "rinvio" invece che un tiro in porta) e successiva "sparizione" dal campo. Succede troppo spesso. Troppo. A questo punto, comunque, non si tratta nemmeno più di scelte tecniche dell'allenatore, perché mi sembra che fra Atzori e Mihajlovic si sia tentato di tutto. L'emblema della "disperazione" del trainer serbo risulta il minuto 58': dentro Plasmati per Morimoto. Non commento la prova del centravanti materano, a cui la categoria va larghissima (ma certo non per colpa sua), tuttavia una squadra di massima serie non può in alcun modo affidarsi a incognite del genere. E tralascio Spolli alla Van Buyten (centravanti improbabile che solo la disperazione del momento può giustificare) negli ultimi 5'... La storia di tutte le gare del Catania dice che questa squadra manca di personalità. Ancora una volta, gol preso all'ultimo minuto. La quarta. Anche in questo caso, troppo. Troppo assistere a riprese in netto calando psicologico e atletico, in cui non si fa un tiro in porta. Forse la preparazione atletica non è funzionale agli obiettivi della squadra? Forse. O forse l'unica cosa da fare è trovare un modulo definitivo e andare avanti fino a quando non arriveranno i rinforzi (cioè a inizio gennaio, perché aspettare la fine del mese potrebbe rivelarsi letale). Questa squadra è stata costruita per il 4-3-3, per adesso si vada avanti su quella strada. Poi si vedrà.
Topoli...nisba!
La stagione del Catania è tutta racchiusa nel rendimento del suo giocatore più rappresentativo, colui che fino a qualche mese fa lottava per un posto in Nazionale: Mascara, il cui rendimento stagionale può essere considerato del tutto insufficiente. A dire la verità, ero pienamente convinto, prima della gara, che la prestazione di Topolinik si sarebbe rivelata maiuscola, certo che le sue paturnie fossero ascrivibili al "baldiniano" Atzori. Il campo mi ha risposto con un chiaro "no". Evidentemente c'è dell'altro. Peppe corre e si sacrifica come al solito, ma qualitativamente non riesce a dare quasi nulla al gioco della squadra. Anzi, tenta spesso "giocate" alla Ronaldinho o alla Totti che, in un frangente come questo, non potranno mai portare a risultati importanti. Inoltre, si infastidisce molto e troppo spesso. L'espulsione rimediata oggi risulta giusta, oltre che evitabile. Il gol fallito a due passi da De Lucia, poi, appare una sentenza. Non è la prima volta che fallisce facili occasioni. Deve ritrovarsi e in ciò Mihajlovic dovrà essere bravo, giacché le residue chances di slavezza passano per i suoi piedi. Salterà la prossima sfida di Torino; non sarebbe stato inutile, forse, fermarlo in qualche altra occasione, per fargli comprendere che serve una versione differente dell'attuale Mascara.
Gennaio sarà sufficiente?
L'unica speranza del Catania, adesso, è la campagna di rafforzamento di gennaio. E ci sarà. Non ci sono dubbi. Il problema è: sarà sufficiente, cioè si sarà ancora in tempo? Tutto dipenderà da quanti punti il Catania sarà capace di incamerare nelle prossime tre partite. Il problema è che si tratta di scontri con Juventus e Genoa in trasferta, Bologna in casa. Cioè, una grande in piena crisi bisognosa di punti, una diretta concorrente (e finora è andata sempre male al "Massimino" nelle sfide salvezza) e un'ottima squadra che al "Ferraris" si esalta. Tre partite difficilissime. Il sogno sarebbe fare 5 punti (due pareggi in trasferta, vittoria interna) e virare a quota 14, quota bassissima ma in ogni caso non drammatica (ci vorrebbero almeno altri 25 punti nel girone di ritorno, fattibili con una campagna acquisti adeguata). Ma pareggiare a Torino e a Genova per il Catania attuale appare un'utopia. Ci vorrebbe un cambiamento di rotta che, davvero, trasformerebbe Mihajlovic in un mago stile Harry Potter. Crederci è obbligo, però. E io ci credo.
Tirare fuori le palle a Torino
La prossima partita, come detto, si giocherà a Torino, contro una Juve ferita, bastonata, guidata da un Ferrara in bilico. Solita sfortuna. In mancanza d'altro, ci basterebbe vedere le palle dei giocatori etnei "stricare" per terra. Cosa che, a parte Alvarez e Martinez, oggi non abbiamo visto fare. Non mollare è il minimo. Let's go, Liotru, let's go!!!
