Antenucci, l'unico a far tremare il Genoa... (calciocatania.com)

Calcio, Genoa-Catania (1-0): pagelle

ANDUJAR 6. Canovaccio arcinoto per il portiere argentino. Un’ordinaria amministrazione, rotta da un gol subìto dove era difficile fare di meglio. Nell’occasione odierna è una zampata da due passi di Rossi, dove Mariano non gode dell’adeguata copertura del primo palo su un traversone a mezza altezza. Per il resto, dopo aver guardato finire alle stelle un paio di conclusioni dal limite degli avversari, non deve compiere nulla ma proprio nulla di particolarmente impegnativo. Conferma dell’antipaticissima legge “un tiro un gol”…

POTENZA 6. Nonostante il gioco di Gasperini punti ad affondare il più delle volte sugli esterni, la sua è una corsia tutto sommato ben protetta. Prende le misure a Rudolf prima del previsto, spingendo il tecnico avversario a sostituirlo a metà ripresa. Anche le sovrapposizioni di Criscito producono pericoli relativi, grazie ad attente coperture. Qualche volta oltre la propria metà campo, dove coglie però poche soddisfazioni.

SILVESTRE 6. La marcatura di centravanti statici e poderosi come Toni è forse quella che predilige. Ed infatti la prestazione è buona, con un parziale conclusivo a suo favore tra i falli commessi e quelli subìti. Abile nel far lavorare il diretto avversario sempre e solo spalle alla porta, e non è un caso che a fine gara non si registri nemmeno un tiro nello specchio da parte dell’ex centravanti della Nazionale. Anticipi molti, distrazioni forse nessuna. La solita conferma.

SPOLLI 5. La “fatal distrazione” che sposta gli equilibri dell’incontro è in buona parte sua. Ancora un inserimento dalle retrovie, un pizzico di staticità di troppo e Marco Rossi sigla la condanna. Il più delle volte attento a sbrogliare pericoli solo potenziali nel cuore dell’area, contribuisce a rendere innocuo Toni. Dopo la rete avversaria perde un po’ di lucidità errando in un paio di disimpegni facili.

CAPUANO 6. Una prestazione generosa, dove il terzino rossazzurro mette una dote corposa di volontà, sacrificio ed attenzione. Vero è che il traversone di Rafinha che ci condanna viene dalle sue parti, ma oggi non gli si può imputare davvero nulla. Finchè c’è Palladino in campo lui lo annulla completamente. Il subentrato Mesto ha qualcosa in più come rapidità, ma Ciro lo doma senza soffrilo particolarmente quasi mai. L’eccessivo attendismo generale lo tiene piuttosto ancorato alla sua metà campo.

BIAGIANTI 6. Rispetta in pieno la chiave tattica del match, che almeno nel primo tempo lo esalta o quasi. Spezza tante manovre liguri, intercetta a meraviglia con puntualità. Il tutto dalla sua cabina di regia, quella davanti la retroguardia. Milanetto ed anche Rafinha, finchè funge da interno, hanno così ben poco da inventare. Gli ultimi 20 minuti divide l’area di competenza con Carboni, quando però cominciano i vani tentativi di recuperare lo svantaggio e le accortezze tattiche sono oramai un ricordo.

IZCO 5,5. Il 4-1-4-1 di partenza lo dirotta all’incirca nel ruolo da lui prediletto, la mezzala destra. Ma, come si è detto più volte in questa sede, fino a che non sarà supportato da una condizione fisica al top e da movimenti di squadra simili alla passata stagione, difficilmente potremo ammirarne le qualità distillate nel periodo “mihajloviciano”. I tentativi di dare supporto all’isolato Lopez sono fin troppo timidi e sporadici per poter far male. Venendo a mancare la coralità offensiva lui ne risente, nonostante ci mette encomiabile dose d’impegno e corsa. Fa spazio a Ricchiuti nell’ultimo quarto d’ora.

MARTINHO 6-. Lieta novella in un pomeriggio grigio, dove costituisce la mossa a sorpresa di Giampaolo nell’11 iniziale. Schierato interno di sinistra, il 22 enne carioca per la prima volta in un campo di serie A parte davvero bene. Passo rapido e capacità di percussione, che constringono più d’una volta il balbettante Chico al fallo. Il suo calo progressivo è comprensibile, unito a qualche giocata dove palesa d’essere ovviamente ancora un po’ acerbo. Prima di uscire definitivamente dal match e fare spazio a Carboni ha sul destro (il piede sbagliato) un buon pallone da calciare al volo, ma lo cicca. S e si riuscirà a valorizzarlo potrebbe essere una gran bella scoperta…

GOMEZ 6+. Si trova a duellare con l’avversario di gran lunga più in palla di tutta la formazione genoana, Criscito. Fatica non poco a livello di fisico, ma è di fatto l’unico sostegno che quando riesce a tagliare da destra dà manforte a Maxi Lopez. Qualche volta ci riesce, altre no. E’ uno degli ultimi ad arrendersi e a provarci, a costo pure di mancare in lucidità nel finale causa stanchezza.

< b>MASCARA 5,5. Conviene prima valutarlo in difesa, visto che vederlo nell’area avversaria sta diventando un’impresa. Ironia a parte, il primo tempo lo gioca con giudizio, aiutando Capuano a rendere davvero innocui prima Palladino e poi Mesto. Nella ripresa qualche patema in più, quando a Mesto si sovrappone spesso Rafinha di ritorno nel suo ruolo naturale. In avanti lui come quasi tutti è poco presente, non illumina e non inventa anche perché il canovaccio della gara prevede un Catania fin troppo attendista. Lui però da leader qual è, potrebbe prendersi qualche licenza e non portare solo e sempre la croce…

MAXI LOPEZ 5,5. Prestazione fotocopia ad almeno altre 3-4 di quest’anno. Isolamento pressoché assoluto, tempo trascorso quasi esclusivamente a sgomitare spalle alla porta con un’intera difesa attaccata addosso. Il tempo e la giocata la trova nel primo tempo, concludendo però con un mancino debole e mal indirizzato. 4 gialli in 8 partite sono un ulteriore dato su cui riflettere, e che gli costano la squalifica per il prossimo impegno casalingo domenica sera con la Fiorentina. Esce sullo 0-0 con oltre venti minuti di gara ancora da disputare, rilevato da Antenucci.

*CARBONI 6-. In campo per Martinho sullo 0-0 per fare legna. In pochi minuti cambia la partita ed il suo apporto difensivo diventa, non per colpa sua, poco utile alla causa.

*ANTENUCCI 6,5. Rileva Maxi per oltre 20 minuti al centro dell’attacco e si guadagna la palma di migliore di giornata. Almeno riesce a scombinare più d’una volta la retroguardia avversaria. Guizzante, ha e provoca occasioni. E’ fortemente in palla.

*RICCHIUTI 6. Al posto di Izco, in pochi minuti dà un buon apporto per creare pericoli. Scambia con Antenucci ed ha la palla d’oro per il pari, ma tentenna troppo e spara addosso al portiere. Sbaglia dunque, ma è uno dei pochi a smuovere le acque.

All. GIAMPAOLO 5. In settimana aveva dichiarato che per il tipo di avversario temeva molto la preparazione della gara. Gara che poi ha in fin dei conti mostrato tutti i pregi ed i limiti fino ad ora alla luce del sole del Catania firmato Giampaolo. Il 4-1-4-1 di partenza sulla carta è un ottimo modulo da trasferta. Se interpretato bene, porta ad una copertura ottimale di ogni centimetro di campo, possibilità di pressing e ripartenze fulminee. Credo sia inutile constatare come di queste fasi quella che riesca meglio ai rossazzurri sia la prima. Aiutato da un Genoa che dire incerottato e poco brillante è un eufemismo, al Catania non sono mancati certo i mezzi per bagnare le polveri del Grifone. La carta Martinho ha dato freschezza ed imprevedibilità: era prevedibile si spegnesse col passare dei minuti, ma non è questo il punto. Un Genoa in tali condizioni, dopo anche meno di un tempo di studio, andava certamente aggredito di più. Anche senza modificare la tattica, si poteva di certo compiere in corsa quello step mentale fondamentale per azzannare l’avversario, mettergli letteralmente paura e fargli intendere che questa partita poteva pure perderla. E invece, se si esclude una quasi doppia papera di Eduardo su Mascara e Gomez all’inizio, il successivo ed unico pericolo per la porta genoana lo ha portato Ricchiuti scambiando stretto con Antenucci al minuto 85. Uno squillo di tromba, insieme ad un forcing finale, fin troppo tardivi. Al di là delle singole scelte, è oggi l’atteggiamento e le idee in fase offensiva che personalmente lasciano le perplessità più grosse. Anche perché ultimamente la “fatal distrazione” difensiva arriva sempre, e con i suddetti presupposti diventa spesso fin troppo complicato rimediare. Avanti con fiducia…

Arbitro RUSSO 5. Dopo i primi minuti di arbitraggio all’inglese apprezzabile, comincia a commettere imperfezioni in serie. Saltano all’occhio almeno quattro cartellini netti non sventolati in faccia ai rossoblu (su tutti Chico recidivo e Dainelli nella ripresa durissimo su Maxi da tergo). Trattamento opposto per i calciatori etnei. Non incide sull’esito, ma così non va.

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