ANDUJAR 6,5. Pronti via sbarra la strada a Mauri che gli si presenta a tu per tu. Impercettibile ma provvidenziale deviazione sul palo di Zarate, poi nella ripresa altra bella “pezza” su un rasoterra al veleno. C’è e lo dimostra per la seconda domenica consecutiva.
ALVAREZ 6,5. Giudizio, ordine attenzione e disciplina. Non è il dictat militare ma la sintesi della sua prestazione. Conferma ciò che non è più una novità, ovvero d’essere punto fermo della retroguardia. Soffre zero nel secondo tempo, chiudendo un paio di volte con preziosissime diagonali.
SILVESTRE 6. Concentrato dal 1’ al 90’. Basta ed avanza per limitare le poveri bagnate degli avanti biancocelesti.
SPOLLI 6. Come l’intero reparto non brilla nei primissimi minuti, dove qualche accelerazione avversaria crea apprensione. Dopo aver preso le misure concede meno di niente, giganteggiando come suo solito di testa e nei contrasti fisici.
CAPUANO 6. Battute iniziali non felicissime, dove Mauri per almeno due volte lo svernicia rischiando di far male ad Andujar. Poi prende coraggio, bada al sodo sparacchiando in tribuna quando serve ed offrendo un paio di volte a Llama l’opzione della sovrapposizione.
CARBONI 5,5. Solo all’inizio la Lazio riesce a spaventare sul serio, e lui sembra patirne un po’ più degli altri. A volte impreciso, altre lento, perde un contrasto fisico con Zarate e la cosa non appartiene al miglior Carboni. Evidentemente non lo è in questo momento, nonostante polmoni e sacrificio non siano mai assenti.
BIAGIANTI 6,5. Nel primo tempo è di fatto l’uomo che più di tutti supporta Maxi Lopez. In teoria, perché nella sostanza il Catania dei primi 45’ non punge mai. Dopo l’intervallo si piazza a schermo davanti la difesa, operando da muro in maniera efficace e molto ordinata. Nervi saldi, nessun intervento fuori luogo e pressing quando la situazione lo permette.
IZCO 5,5. La percentuale di palloni facili regalati all’avversario è alta, non si discute. Ma in un centrocampo che rischia di risultare stagnante e poco dinamico, serve alla causa. Alterna giocate e recuperi utili a banali appoggi errati. Nel complesso fa il suo e non demerita del tutto.
LLAMA 6. La leggera flessione denotata sette giorni fa non pare essere stata superata del tutto. Prestazione altalenante, tra giocate e falli poco utili e preziose accelerazioni. Per caratteristiche è unico nello scacchiere a disposizione di Mihajlovic. Per come la squadra è plasmata, il dinamismo e la grinta che è capace di offrire sull’out mancino necessitano in campo, non poco. Giallo evitabile, salterà l’Atalanta.
MASCARA 6. Innegabile che nel primo tempo sia praticamente invisibile, stentando a trovare la posizione e trovandosi quasi sempre estraneo alla manovra, benché conivolto in numerose manovre di copertura. Nella ripresa cambia leggermente marcia, un paio di accelerazioni, ma soprattutto la giocata (di prima, con l’occhio al compagno che taglia sul primo palo, ovvero da rifinitore puro) vincente che mette Lopez nelle condizioni di bucare Muslera. Finisce centrattacco, prima della sostituzione.
LOPEZ 8. Gliene bastò una, e la spinse in fondo al sacco. Non si può rimanere impassibili di fronte alla giocata del biondo argentino, che castiga gli spaesati avversari alla prima ed unica palla utile fornitagli dai compagni nell’arco dell’intero match. Anticipo in spaccata e sfera nell’angolo opposto. Tanta roba. Tutto il contorno del match lo passa a distribuire e prendere sportellate con i centrali laziali, contro i quali la solitudine poco aiuta a concretizzare. Se poi si valuta quanto il suo primo gol rossazzurro sia pesante per classifica e morale….Riecheggiano le parole di Mihajlovic di una settimana fa: “Se gli arriva una palla in area lui sa cosa fare”…..
*RICCHIUTI 7. Tra le due linee di fatto trasforma la squadra da incerta ed iper guardinga a propositiva e pungente. Molla da cui ha il via ogni ripartenza, mette in pratica quello che le basilari regole del calcio chiedono per fare gol palla a terra: avanzamento da centrocampo palla al piede saltando l’uomo e creando la superiorità numerica, scarico morbido sugli esterni. Il resto si sa bene come sia andato a finire…
*TERLIZZI s.v. Pochi minuti per sigillare il fortino rossazzurro, dinanzi al quadrifoglio di punte messo dentro alla disperata da Ballardini.
* MORIMOTO s.v. A fine gara giova a far rifiatare Mascara.
All. MIHAJLOVIC 8. Quello che si vede sul prato dell’Olimpico rispecchia alla perfezione la conduzione di gara immaginata e preparata dal tecnico rossazzurro. Una concatenazione di eventi ed una interpretazione del match che premiano tutte le sue scelte, in primis Lopez dall’inizio ed una prima frazione attendista. Questa è stata utile a far sbollire le sfuriate prevedibili dei padroni di casa. A fase di contenimento riuscita ordina l’ingresso di Ricchiuti e della molla in grado di dar fastidio alla sfibrata mediana laziale. Squadra più alta, un unico pericolo sventato da Andujar e triangolazione da manuale che porta al gol vittoria di Maxi. Lo ribadisco ad alta voce, ciò che convince e continua a convincere, al di là di maggior attenzione e consapevolezza delle proprie forze (virtù che si acquisiscono proprio in conseguenza del raggiungimento dei risultati), è la capacità degli uomini di ragionare mantenendo la necessaria lucidità, e di saper soffrire quando le dinamiche della gara lo impongono. In termini di linearità di manovra e di brillantezza la squadra non ha brillato, né oggi né sette giorni fa contro l’Udinese. Aggiungendo anche il cinismo ammirato oggi (un tiro=un gol) e risultando vincenti senza essere belli (virtù meravigliosa specie quando si è assetati di punti), ottimismo e fiducia per il proseguo della stagione non possono che lievitare. Tassello importantissimo, ma ne servono tanti altri. Avanti così.
Arbitro GAVA 6. Gara facile, lui la fa scorrere via evitando inutili sussulti ed antipatici protagonismi. La svista su un corner non dato al Catania è clamorosa, ma sono più del guardalinee che sue le responsabilità.
