Calcio, Roma-Catania (1-0): pagelle
ANDUJAR 6,5. Sta attraversando un buon periodo di forma. A conferma di ciò la terza prestazione di buon livello offerta pure oggi, condita da interventi che sono chiari sintomi di reattività e concentrazione. Su tutti la deviazione di puro istinto sul tap-in quasi vincente di De Rossi a due passi dall’area piccola.
ALVAREZ 6,5. Si disimpegna con autorevolezza in diverse circostanze. Non perde nessun duello, né fisico né in velocità. Il risultato è la quasi totale mancanza di pericoli giallorossi pervenuti dall’out destro della difesa etnea. Nel finale è uno di quelli ad aver più birra in corpo. La sicurezza nelle giocate e nelle chiusure testimoniano come si sia oramai completato, in maniera ottimale, il suo processo di adattamento al calcio italiano.
SILVESTRE 6. Prestazione che non fa una grinza. Precipitoso solo in una occasione, nella quale Vucinic lo aggira e gli scappa via. Per il resto ha la meglio quasi sempre, tiene di fisico e chiude in modo apprezzabile la cerniera di mezzo.
SPOLLI 6,5. C’è lo zero nella casella errori. Non si distrae mai, chiude qualunque varco di competenza e non. Il fisico lo aiuta sulle palle alte (ancora una volta pericolosissimo sugli sviluppi di un corner), mentre le chiusure palla a terra sono figlie di un pregevole senso della posizione. Fuori causa per crampi nei minuti conclusivi.
CAPUANO 5. Se due sue distrazioni coincidono con il gol vittoria avversario e con quasi gol di Taddei, è logico che ci sia uno scarto nel giudicare il terzino ed il resto della retroguardia rossazzurra. Perso Vucinic sul corner che decide l’incontro, concretizza poco e nulla in fase propositiva. A sua parziale discolpa bisogna ricordare che gioca con continuità da mesi: è probabile che un turno di riposo possa rigenerarlo mentalmente ed atleticamente, perché negli ultimi periodi denota notevole discontinuità di rendimento. Peccato che in rosa non si trovi un sostituto naturale.
AUGUSTYN 6. Conduce un match dove si concede una sola grossolana disattenzione, perdendo palla sul pressing avversario. Per il resto l’adattamento a schermo davanti la difesa non è da buttare. Sia ben chiaro, non ci si può aspettare da lui la prestazione da perfetto metronomo, capace di dettare ritmi e tempi di gioco. E’ uno stopper, e nell’emergenza si è disimpegnato con risultati accettabili.
IZCO 6. Dinamico e volitivo, dei quattro dietro Maxi è quello che più d’ogni altro ha il compito di crear scompiglio, saltar l’uomo e tentare ripetuti guizzi. Molti vanno a buon fine, ma come l’intera manovra d’offesa, al momento di verticalizzare pecca di concretezza.
RICCHIUTI 5,5. La mediana rattoppata di oggi lo costringe a posizione e ruolo solitamente svolti da Biagianti. Porta palla poche volte, passa più tempo a pressare e rincorrere piuttosto che a tentare di inventare. Non sono le sue prerogative principali e tatticamente ne soffre non poco. Progressivo il calo fisico nella ripresa, preludio alla sostituzione.
LLAMA 5,5. In una matassa complessa da sbrogliare, non trova gli spunti né gli spazi per esaltarsi più di tanto. Volenteroso come sempre, cerca di impostare alcune ripartenze errando però più volte nel dettare l’ultimo passaggio. Cassetti resta spesso bloccato, limitandone opportunità d’offesa e raggio d’azione. Esce per far posto a Martinez, senza che la sostanza cambi più di tanto.
MASCARA 6. Se la corsia di destra non si trasforma in terreno di scorribande per Riise il merito è anche suo. Prova i soliti cambi di gioco e qualche cross, ma i tentativi di innescare Maxi Lopez non vanno mai a buon fine. La solita cantilena stagionale: sacrificio, sacrificio ed ancora sacrificio in copertura. E le giocate offensive stentano a diventare vincenti.
MAXI LOPEZ 6. La coppia centrale bel assortita della Roma è disposta a concedergli niente più che briciole. Lui prova a guadagnare qualcosa in più, mettendoci molta forza fisica e non disdegnando un paio di giocate pregevoli. L’impressione destata in queste prime apparizioni diventa sempre più concreta: necessita di un elemento che gli dia la possibilità di duettare, con cui possa scambiarsi di continui palloni e ruolo. Lieviterebbero consistentemente le occasioni per diventare letale agli occhi degli avversari.
*MARTINEZ 5. Concretizza meno di Llama, di cui prende posto e ruolo a metà ripresa. Poco coinvolto nelle manovre, tenta un paio di serpentine senza che nessuna di esse vada a buon fine. La sua imprevedibilità è fondamentale, obbligatorio fargli riacquisire l’ottimale condizione perduta.
*DELVECCHIO 6. Si rivede dopo mesi, subito davanti la linea di difesa nei minuti finali. Su un mischione d’area per poco non trova la conclusione vincente.
*MORIMOTO s.v. Scampoli di gara in un finale pieno zeppo di punte ma avaro di pericoli creati. Non ha modo di toccar palla.
All. MIHAJLOVIC 6. Lo stile mourinhiano con cui ha agito in settimana a me piace. Provoca gli avversari, caricando i suoi e spostando al contempo l’attenzione su di sé. Sul campo non si può certo dire che la squadra non lo ripaghi. Di sicuro non lo fa in pieno, se è vero che il risultato finale va a cozzare con i desideri iniziali di tornare da Roma con punti buoni per la classifica. La gara ha assunto dinamiche ampiamente prevedibili. Accortezza e determinazione rossazzurre, ad esaltare le sempre più accentuate doti catanesi nel distruggere e non far giocare gli avversari. Peccato che le note poco felici provengano per la seconda domenica consecutiva dal centrocampo in su. Un gioco ordinato ed apprezzabile, che negli ultimi 20 metri si sgonfia, privo com’è spesso di guizzi eclatanti, o giocate capaci di mandare in crisi le retroguardie ben piazzate ed attente. L’impressione è che lì bisogna adesso provare a cavare qualcosa in più, ad inventarsi soluzioni in grado di innescare la prolificità di un centravanti che mancava e adesso c’è. Esigenza che cozza con innegabili limiti di una rosa buona ma non eccelsa, da cui il tecnico serbo reputo stia ricavando il massimo che si possa ottenere.
Arbitro BERGONZI 6. Gara semplice. Una sostanziale correttezza agevolata da un arbitraggio equilibrato, ben gestito e scevro da inutili sussulti di protagonismo.
