Calcio, Catania-Bologna: il commento del match
Ayrol...lato?
Ayroldi è Ayroldi, ma se il Catania non ha portato a casa i 3 punti contro la squadra più scarsa affacciatasi al “Massimino” in questi 3 anni di Serie A, lo deve, purtroppo, alla tremenda ingenuità di Marianito Izco, resosi protagonista al 37’ di un’entrata a centrocampo onestamente troppo sopra le righe; un fallo evitabilissimo che, obiettivamente, poteva essere sanzionato (e lo è stato) con il cartellino rosso. Detto ciò, non si può assolutamente negare come da un po’ di partite a questa parte tocchi ai supporters del Liotru seguire, affascinati e impietriti, le esilaranti performance di arbitri inadeguati alla categoria, protagonisti di prestazioni da burla carnascialesca, con una preoccupante costante: a pagare, inspiegabilmente, è sempre il Catania. Tuttavia, se Gervasoni e Celi non è che li si conoscesse a fondo, nel caso del leggendario Ayroldi il fattore sorpresa non può incidere più di tanto. Nicolino, unanimemente, è giudicato come uno degli arbitri più scarsi d’Italia... Pertanto, pur ribadendo a chiare lettere come la sconfitta subita contro il Bologna, team di Serie B nell’organico e nel modo di stare in campo, non sia figlia in prima battuta dello sconcertante arbitraggio del “fischietto” pugliese, ma di altri fattori che cercherò di analizzare compiutamente, pare inutile negarne l’incidenza determinante sul risultato finale. Se, infatti, al 21’ l’incredibile “fischietto” di Molfetta avesse concesso al Catania l’ennesimo, più che solare rigore per fallo di mano sulla linea di porta di Terzi su conclusione di Mascara, staremmo a parlare di un 5-0 per i rossazzurri, considerata la conseguente espulsione del difensore rossoblù (ma con Ayroldi tutto è possibile...) e l’obiettiva insipienza dell’undici di Mihajlovic, non commisurato, per ora, alla categoria. Non solo, il ricordato fallo del centrocampista argentino con tutta probabilità non si sarebbe mai verificato o, tutt’al più, avrebbe riportato la situazione in parità numerica in fatto di uomini sul terreno di gioco. Una gara, quindi, condizionata dall’inspiegabile “genialata” dell’arbitro, come conferma l’andamento stesso del match fino al “rosso”: 5 occasioni da rete nitide per il Catania, Antonioli migliore in campo, Bologna inesistente e irrimediabilmente inferiore. Del resto, Ayroldi, non contento, pure nella ripresa, non avendo più in pugno la partita, non si è fatto mancare nulla in fatto di “protagonismo”: espulsioni per proteste a Zenga e Mihajlovic, rigore al Catania per un altro fallo di mano in area bolognese forse meno evidente del primo, il tutto condito dagli sfottò del pubblico del “Massimino”, stordito dal tourbillon di minchiate senza soluzione di continuità e indeciso se piangere o ridere di gusto di fronte a tanto scempio.
Zenga, mossa giusta, “chista è a zita”...
Malgrado il 3-5-2 nel primo tempo, fino all’espulsione, avesse prodotto un match a una sola porta (inutile ricordare, a parte l’azione del rigore negato, le tre grandi giocate di Morimoto, la punizione di Mascara, l’errore sotto porta di Terlizzi), è parso a tutti invitabile che, non essendo un team tipo Milan o Juve, in 10 uomini il Catania dovesse cambiare assetto e, a riequilibrare la squadra, inserire un esterno basso a destra, non potendo esprimersi nel ruolo Ledesma, peraltro fra i pochi a saper mettere qualche buon passaggio in profondità. Insomma, il 4-4-1 non era in discussione, bisognava scegliere l’interprete, con Sardo unico candidato. In condizioni normali, ritengo, anche il solo pensare di rimettere in campo la stessa identica coppia di esterni asfaltata a Torino in Coppa Italia non più tardi di un paio di giorni addietro poteva indurre Walter One al pensiero di un ricovero urgente. Ma, nelle condizioni del frangente, era l’unica mossa da fare, in quanto evidentemente Sabato (con conseguente spostamento di Silvestri a destra), per uno come Zenga che conosce meglio di me e di chiunque altro lo stato di forma del gruppo, offriva minori garanzie di Gennaro. Non si poteva, invece, come supposto da taluno, spostare Silvestre a destra e inserire Stovini al centro, in quanto benissimo ha fatto il trainer milanese a non far giocare un elemento, per quanto valido, in procinto di cambiare maglia e accasarsi proprio a Bologna. Lorenzo è un grande professionista e un grande uomo, ma sarebbe stato troppo condizionato da fattori esterni per poter essere rischiato. Comunque sia, non è un caso che l’uno-due Di Vaio-Adailton di inizio ripresa sia stato generato da due azioni in fotocopia: discesa bolognese in una fascia “desolata” dove Sardo e Silvestre fanno le belle statuine, cross al centro per gli attaccanti colpevolmente lasciati soli a pochi passi dalla porta da un Terlizzi svagato e disattento. Contro un Bologna di questo (bassissimo) livello, imperniato su una sola isolatissima punta e senza alcuna velleità di far gioco, il Catania avrebbe potuto, però, benissimo continuare a giocare in maniera propositiva come nel primo tempo, pur in 10 contro 11. Invece, tutto a carte quarantotto! Se, infatti, nella prima parte di gara era piaciuta la grinta della squadra, la volontà di affondare, grazie alla sagacia tattica di Carboni, un signore davanti alla difesa, alla verve di Tedesco e Mascara, bravi ad allargarsi e a mettere palle interessanti al centro dell’area e all’ottimo nipponico Morimoto, imprendibile per Terzi e Moras, nella ripresa si è tentato di sfondare sulla destra dando palla in profondità a un Sardo incapace di fare un cross e recidivo nel lasciare incustodita la corsia di competenza (tante e pericolose le ripartenze sulle corsie laterali –anche Silvestri praticamente inesistente sulla sinistra- dei rossoblù, non finalizzate di poco), nonché di sfondare con improbabili azioni personali (addirittura anche il bravo e razionale Marco Biagianti s’è fatto prendere dalla frenesia!). Ovvio che Mascara, impiegato da uomo-ovunque, si potesse spompare come ai tempi baldiniani, tanto che non me la sento di rimproverargli nulla in merito all’errore dal dischetto del 22’ della ripresa (Topolinik ha giocato una buona gara), altro fattore condizionante del match, in quanto i rossazzurri, una volta dimezzato lo svantaggio, avrebbero avuto a disposizione ben 25 minuti per tentare il pareggio. Ma, ditemi, cos’altro avrebbe potuto “inventare” Zenga con gli uomini a disposizione, considerato che Baiocco era squalificato, Llama convalescente, Dica improponibile, Martinez poco reattivo, Spinesi ancora non pronto! Con l’eccezione Paolucci...
Michele c’è
Il Catania ha chiuso un buon girone d’andata a 25 punti, 10 punti sopra il terzultimo posto (occupato dal disastroso Torino). Lo ha fatto grazie a tutti i componenti la “rosa”, indubbiamente, considerato il turn-over imposto da Zenga, ma lo ha fatto soprattutto perché dispone di alcuni elementi di caratura superiore rispetto alla media delle concorrenti alla salvezza. A livello di formazioni da zona medio-bassa della Serie A giocatori come Stovini, Silvestre, Carboni, Ledesma (ma alcuni problemi fisici lo stanno frenando), Mascara e Paolucci sono determinanti. Fanno la differenza, insomma. Se, di colpo, non schieri 2 o 3 elementi di questi, elementi come Lorenzo e Michele, in specie negli scontri diretti sostanzialmente tendi a metterti pericolosamente in pari con gli avversari, seppur scandalosi tecnicamente come il Bologna. Il punto di vista della società è ben noto: non si valorizzano giocatori non di proprietà o in scadenza. Bene, ma allora, se sono determinanti, li devi sostituire, giacché la gara di oggi ha dimostrato che Sardo non equivale a Stovini e Plasmati non è Paolucci. Se Stovini oggi, giustamente, non è stato schierato per ragioni di opportunità, di contro si è pagato molto il mancato utilizzo del marchigiano. Morimoto si è rivelato il migliore in campo, certamente, il futuro è suo se continuerà così, ma Michele, una volta entrato, ha dimostrato di essere l’attaccante più “cattivo” del Catania, realizzando la sua quinta rete stagionale (un gran goal) e quasi rimettendo in sesto un match irrimediabilmente perso. La scelta deve essere netta: o rimane e gioca (ovviamente risolvendo i problemi con l’Udinese), oppure va via. A differenza di Stovini, nel caso dell’attaccante ex ascolano il sostituto, sulla carta, esiste: il Gabbiano. Tertium non datur.
Non siamo salvi
La mia filosofia è improntata all’ottimismo. Ha ragione Zenga quando dice: “Attenzione, non tiriamoci dietro la sfiga da noi stessi”. Tuttavia, le ultime gare, perché non dirlo, hanno fatto riaffiorare in molti tifosi lo spettro degli ultimi due campionati, uno spettro che deve essere assolutamente allontanato. A inizio campionato avevamo tutti ripetuto ossessivamente che quest’anno non si sarebbero dovuti in nessun modo ripetere gli errori del passato e l’augurio è che ciò realmente accada. Il Catania non è salvo, mancano 15 punti all’obiettivo e le prossime 4 gare si chiamano: Inter e Juve in casa, Genoa e Atalanta fuori. Non solo, le dirette concorrenti alla salvezza, Bologna in primis, si rafforzeranno tutte nel mercato di gennaio. Rimanere “indietro”, illudendosi che il più sia fatto, sarebbe un errore ancor più grave rispetto a quelli commessi in passato. La recidività sarebbe criminale, insomma. Il Catania ha evidenti limiti sulle corsie laterali, qualcosa serve senza dubbio. Se Stovini va via, un centrale deve arrivare... Per stare tranquilli.
A Genova un altro Catania o saranno guai
La cosa più importante è, in ogni caso, che il Catania non si faccia prendere irrimediabilmente dal vortice delle sconfitte. Bisogna invertire la rotta, non importa quale sia l’avversario. Quella di Genova sponda rossoblù, team quarto in classifica e in gran forma, non sarebbe la trasferta più consona al frangente attuale, ma farsi tremare le vene e i polsi sarebbe come consegnarsi senza combattere. Ritrovare compattezza e fiducia nei propri mezzi appare l’obiettivo categorico per Zenga e soci. L’innesto di un combattente come Baiocco potrebbe dare la sterzata giusta, ma tutti i giocatori devono cercare di
