Calcio, Catania-Fiorentina: Fiore, sole, amore
Con pinne, fucile e occhiali…
Un Catania “tropicale”. Non sarebbe necessario scomodare il sommo Edoardo Vianello per commentare l’ennesima prestazione “rivierasca” dei rossazzurri, ormai in colpevole caduta libera in questo finale di campionato, dopo aver disputato quattro quinti di stagione alla grande, onorando al meglio il campo e la maglia. Ma a me le battute o le citazioni facili piacciono, quindi… Eppure, questa volta voglio partire dalla fine. Paradossalmente, la sconfitta odierna, settima interna (crollato un record, ma non certamente quello a cui si riferiva il mitico Walter One..), consegna la matematica salvezza agli etnei, complice il semiharahiri interno del Lecce contro il Napoli e il pareggio fra Torino e Bologna. Da questo dato incontrovertibile bisogna partire per “mitigare” la giusta amarezza del momento e, contestualmente, proiettarsi verso l’unica cosa che conta: il prossimo campionato di Serie A, probabilmente il più importante e difficile degli ultimi anni, considerato che risulterà fondamentale ottenere la permanenza in virtù dei ben noti “approdi economici” susseguenti alla spartizione collettiva dei diritti televisivi. Il Catania, ha fatto bene il presidente Pulvirenti a sottolinearlo nel postpartita, in questa stagione non si è mai trovato invischiato nella zona pericolo, veleggiando sempre in acque tranquille e, di tanto in tanto, regalando buone soddisfazioni ai propri tifosi (leggasi vittoria interna con la Roma o apoteosi del “Barbera”). Un campionato sereno sereno, insomma; un rendimento discreto che costituisce sicuramente un netto passo in avanti rispetto alle travagliatissime passate stagioni. Però, attenzione, un punto di partenza, non di arrivo. Per questo le “rilassate” prestazioni dell’ultimo Catania lasciano veramente perplessi. Anche perché, dovendo necessariamente guardare al futuro, non è che i giocatori cui si è dato spazio stiano facendo il “minimo sindacale” per incoraggiare sogni di gloria. Kosicky, Llama e Izco, per esempio, ci dicono che il Catania della “rivoluzione”, se vorrà rimanere ai massimi livelli, dovrà incamerare titolari seri, all’altezza dei partenti “senatori”; gente, questa sì, di Serie A, gente con le palle quadrate. In ogni caso, così come in occasione della scorsa gara interna con il Milan, sarebbe a dir poco “irriverente” verso il lettore abbozzare un’articolata analisi tecnica della partita. Mi limiterò a dire che la Fiorentina l’ha chiusa quasi subito con una debole ciabattata dai 18 metri di Jovetic lasciata passare impunemente da un assai incerto Kosicky, per poi controllare agevolmente le “supposte” folate di un Catania “svagato”. L’unica palla-gol creata nella gara dal Catania viene costruita dal migliore in campo (in chiave etnea, naturalmente), Giacomo Tedesco, il quale, tuttavia, fallisce al 42’ il facile tocco a tu per tu con Frey. Un errore inspiegabile per un giocatore di discreta tecnica come il centrocampista palermitano. Nella ripresa qualcosina in più da parte di Mascara e soci, in specie dopo il tardivo ingresso della mezzala Sciacca (che dimostra anche oggi di saperci fare con il pallone), ma Frey, altro dato ineludibile, non viene mai impegnato fino al raddoppio a tempo scaduto di Zauri, complice una leggerezza dello stesso baby rossazzurro. Star qui a disquisire di scelte iniziali discutibili, di errori in corsa, di mancati accorgimenti tattici ci sembrerebbe esercizio meramente dialettico e operazione intellettuale di stampo quasi kafkiano, visto che i rossazzurri, dal punto di vista della verve atletica, sono sembrati approssimabili a una allegra scolaresca delle Elementari in gita alla Playa con tanto di busta di plastica d’ordinanza contenente panino con mortadella e lattina di gassosa. A parte Tedesco e Sciacca, unica altra nota di merito da assegnare a Paolucci che, quantomeno, appena entrato in campo ci ha messo voglia di correre. Ovviamente, direi, dato che non giocava da tempo. Ma il recanatese approderà a fine stagione in altri lidi rispetto a quello oggi frequentato dai bagnanti rossazzurri. Speriamo, almeno, con migliori risultati natatori.
Il saluto ai Gladiatori
La società, con i risultati e non con le parole, sta dimostrando si saper ben fare. Legittimo che faccia le sue scelte in campo tecnico e decida di confermare questo o quel giocatore, non facendosi condizionare da alcun sentimento di riconoscenza. Tuttavia, gente come Baiocco e Spinesi, non convocata in occasione dell’odierna sfida ai Viola, merita il passo d’addio con tutti gli onori del caso. Si tratta di giocatori che hanno scritto la storia, la storia vera, del Catania. Se, giustamente, i giocatori meno utilizzati in stagione meritano la chance di dimostrare il proprio valore (chance che, a dire la verità, stanno scialacquando più che alla grandissima), altrettanto meritano i leggendari gladiatori della storica promozione in Serie A di terminare la propria avventura in rossazzurro subissati dagli applausi del proprio pubblico. Mi auguro che accada. Discorso diverso, a quanto pare, per Stovini, per il quale potrebbero schiudersi a sorpresa le porte di un rinnovo che sarebbe accolto assai favorevolmente dal tifo etneo. Trattasi di un gran professionista e di uno fra i più affidabili centrali difensivi del campionato. Se son rose, fioriranno… Vicenda ancor più complessa quella relativa a Terlizzi. Sembrava che il centrale difensivo romano potesse essere oggi riproposto, dopo lungo accantonamento, per consentirgli la possibilità di trovare più agevolmente un acquirente a fine stagione. Una febbre improvvisa sembrerebbe averlo tolto di mezzo, ancora una volta. I malanni stagionali, si sa, non perdonano.
A Roma non ci sono lidi…
Come noto, i romani per godere di un bel bagno marino ristoratore devono sciropparsi qualche chilometruccio sotto il solleone, dato che in città scorre unicamente un fiume, ancorché mitico (il divino “Pater Tiberinus”), il quale peraltro è solito scorrere lento lento, come insegna Claudio Baglioni. Pertanto, non essendo (a quanto mi risulta) estimatori delle abluzioni fluviali, i rossazzurri non potranno “tropicalizzarsi” come a Catania e, magari, pur sognando invariabilmente la Giamaica o le Tuvalu, potranno anche pensare di invertire la rotta “secchielpalettistica” giocando una partita vera. Ma non diciamo nulla, per carità. Avevamo detto di tenerci “assai” alla gara di Torino; avevamo ricordato di non aver mai fatto un punto con la Fiorentina; il tutto con risultati deludentissimi… Meglio star zitti. Il nome “Roma” dice tutto. Sette volte tutto.
