Calcio, Catania-Inter: il commento del match
Occasione sprecata
Se contro la squadra più forte del campionato ti ritrovi in superiorità numerica, ti procuri 6 occasioni nitide da rete (compreso un salvataggio sulla linea e un palo) e non riesci a sfruttare il frangente favorevole, be’, allora meriti di perdere. È quanto successo a un buon Catania, come sempre tosto e volitivo in casa, malgrado le gravi assenze (in pratica, tutto il centrocampo, compreso Ledesma in panca per onor di firma). Zenga, a mio parere, ha messo in campo l’unica formazione possibile e, a parte i primi minuti (rete di Stankovic al 5’ sempre nello stesso modo: cross dalla sinistra di Cruz e colpo di testa al centro del serbo lasciato solissimo a battere), ha proposto serie difficoltà all’Inter di Mourinho, apparsa né più né meno la stessa identica Inter di Mancini. A contrastare il 4-3-1-2 approntato dallo Special One, in tribuna, ossequiato e riverito (e il cui schema pare consolidato: palla a Ibra e “comu finisci si cunta”), ecco quattro punte contemporaneamente in campo (ma con Mascara e Martinez a rinculare in mediana) e due mediani (Baiocco e Tedesco). Certo, l’espulsione (affrettata) di Muntari (curiosamente per un fallo su Tedesco, come all’andata) perpetrata dal mediocre Rocchi al 32’ (a controbilanciare l’annullamento, causa un presunto gioco pericoloso di Morimoto, di un goal di Paolucci ai più parso regolare) ha facilitato il compito ai rossazzurri, ma il furore agonistico messo in campo, furore capace di mettere alle corde i celebrati campioni interisti, ci è piaciuto. Tante, come detto, le occasioni da rete fallite da Mascara (poco lucido, ma nella ripresa ha colto un palo), Paolucci (ingenuo un paio di volte a tu per tu con l’ottimo Julio Cesar), Capuano e Tedesco. Tante, troppe. Incredibile come si siano potute sprecare opportunità siffatte tutte in una volta sola. Forse, ancor più che contro l’Udinese, altra gara persa al “Massimino” ma giocata bene.
Al Catania manca il risolutore, ma applausi per Ibra
Facendo i debiti distinguo, si è visto chiaramente cosa faccia la differenza nel calcio: chi fa goal. L’Inter ha un mostro assoluto, Ibrahimovic, migliore in campo e assolutamente imprendibile per chiunque (in specie per il lento Silvestri), il Catania no. L’Inter ha prodotto 3 occasioni, siglando due reti e prendendo una traversa (sempre con Ibra), il Catania ha bombardato (nel primo tempo) Julio Cesar, non cavando un ragno dal buco. Questa insipienza in zona rete (si segna davvero poco, 20 reti, quint’ultimo attacco della categoria), più volte segnalata, è uno dei limiti di questo buon Catania. Manca l’uomo in grado di finalizzare il gioco. Mascara sta facendo cose straordinarie, ha già siglato 7 reti, ma non è un goleador; Paolucci e Morimoto sono giovani assai promettenti, ma ancora non “scafati” a queste latitudini; Martinez, anche stasera assai deludente, non riesce a ritrovarsi. Su questo bisognerà lavorare, perché risulta un vero peccato che una squadra come il Catania, squadra che ha già raggiunto una propria fisionomia di gioco, non possa fare il salto di qualità definitivo abbandonando la logica della salvezza all’ultima giornata. Giocatori come Silvestre (anche oggi a destra ha fatto bene, propronendosi al cross anche se non sempre in maniera precisa), Capuano (bravo a mettere in difficoltà Maicon), Stovini (tornato a livelli alti), Carboni (la sua assenza davanti alla difesa, forse, si è rivelata la più grave per l’economia di gioco etnea), Biagianti, Mascara, Ledesma (se recuperato), Tedesco costituiscono una buona base per articolare un team in grado di dare di più. Quel qualcosina in più che magari ti permetta di vincere o non perdere gare in superiorità numerica...
Tornare a far punti
Un peccato dover soffrire, insomma. Anche perché, sulla base dei numeri, il trend, si mostra negativo. A fronte anche di buone prestazioni, i rossazzurri hanno inanellato 5 punti nelle ultime 9 gare, media più che da retrocessione. Un’inversione di tendenza, in fatto di risultati, appare necessaria, giacché gli spettri della scorsa stagione, ancora ben corposi, aleggiano nelle menti dei tifosi. Cullarsi sul fatto che manchino pochi punti a quota 40 sarebbe un errore grossissimo. Bisogna riprendere a vincere e, soprattutto, ritrovare continuità di risultati. A Zenga il compito di traghettare la squadra verso una salvezza tranquilla, senza patemi. Il Catania ha 26 punti, 9 in più del Torino e del Chievo terz’ultimi, ma dietro si comincia a far sul serio e cominciano ad arrivare punti pesanti, anche inattesi (con vittorie in trasferta, cosa che al Catania, finora, non è mai riuscita). A parte Reggina e Torino, in crisi nera, compagini come Bologna, Lecce, Chievo e Siena continuano a far punti. Bisogna stare attenti, perché ci si sta un attimo a venir risucchiati. E i miracoli non accadono sempre.
A Bergamo per vincere
Il Catania non ha, quindi, più alibi. Deve cominciare a far vedere di che pasta è fatto negli scontri alla portata, a partire da quello di Bergamo. L’Atalanta ha perso in casa con il Bologna, dimostrando di non essere imbattibile. Ma non più tardi di un paio di settimane fa aveva seppellito di goal l’Inter. Questa volta ci attendiamo dagli etnei la prova giusta, la prova che coniughi gioco (che nelle ultime gare non è mancato, comunque) e risultato. Pieno possibilmente. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
