Morimoto rete da favola (Siciliatoday)

Calcio, Catania-Juventus: il commento del match

Lucidità
In un momento come questo occorre rimanere lucidi e “bere” obiettività come fosse matè paraguayano. Cercherò di analizzare il delicato frangente rossazzurro nella maniera più asettica, partendo dai numeri. Il Catania ha 26 punti, 7 in più della coppia Torino-Chievo che condivide il penultimo e terzultimo posto in classifica. Nelle ultime 11 gare ha vinto una volta, pareggiato due e perso otto. I rossazzurri prendono goal da 17 partite consecutive (28 in tutto, tra campionato e Coppa Italia) e vantano il quartultimo attacco del campionato. È chiaro, quindi, come il trend sia negativissimo (si perde, in pratica, un punto a settimana sul terzultimo posto) e, se non si fosse incamerato fieno in cascina, complice un calendario casalingo favorevole, nella prima parte del campionato, adesso la situazione sarebbe assai difficile anche dal punto di vista della graduatoria. Già la sola, nuda (non esaustiva ma certamente indicativa) analisi numerica dice come il Catania sia un team con limiti abbastanza precisi, limiti tipici di tutte le quadre di medio-bassa classifica. Nell’ambito di tali limiti vanno ascritte le deficienze di personalità mostrate nelle ultime gare: contro Genoa, Inter e Juventus gli etnei hanno giocato buona parte del match in superiorità numerica raggranellando un misero punticino, per di più fallendo una sequela impressionante di palle-goal e, contestualmente, subendo reti assai discutibili, il cui esempio più fulgido è stato espresso dal “liscio” di “Terlizzone” al 91’ della stramaledettissima partita odierna. A differenza, tuttavia, delle concorrenti, in questo momento più o meno tutte aventi un trend “ascendente”, il Catania presenta un andamento drammaticamente “discendente”, situazione che, a livello psicologico, potrebbe ingenerare fobie da “Legge di Murphy” purtroppo già esperite nelle due precedenti stagioni. Insomma, risulta assolutamente necessario “stoppare” la deriva adesso, all’alba di due decisive sfide-salvezza con Chievo e Reggina. Di contro, non si può tacere ciò che i numeri non dicono, contenuti a mio parere altrettanto importanti. L’uragano di “sfiga” abbattutosi sui rossazzurri dalla gara con la Roma in poi appare aberrante! Infatti, non può essere negato che, al di là dei limiti sopra elencati (che portano, per esempio, la squadra ad arretrare inspiegabilmente negli ultimi 20’ pure in situazioni vantaggiose), il Catania, se si eccettua la deludente “uscita” di Bergamo, ha sempre sfoderato buone prestazioni. Proviamo a riassumere: portieri in giornata di grazia (Abbiati, Antonioli, il superBuffon odierno, miracoloso in almeno tre interventi), tiri fuori di un soffio, pali, rimpalli incredibili e, soprattutto, arbitraggi da barzelletta. Stranamente, assai stranamente, sempre “sfavorevoli”. Gervasoni a Milano, Celi a Napoli, Ayroldi (assolutamente inverecondo) contro il Bologna, per giungere alle “ciliegine internazionali” costituite da Rocchi nella gara contro l’Inter, Dondarini a Bergamo (con la complicità del collaboratore di linea Costa, il quale effettivamente è “costato” un punto fondamentale in chiave classifica e morale) e Morganti (il “miglior” arbitro italiano) oggi.

Perché non ingaggiare Velasco?
Mi chiedo come mai il presidente Pulvirenti non abbia seriamente pensato a ingaggiare Velasco. Tanto, ormai, si è compreso quale sia il destino dei rossazzurri: giocare nel massimo campionato di pallavolo! Infatti, pare solare come, in tutti le situazioni di tocco del pallone con la mano, gli arbitri si attengano a una secca direttiva: se c’è il Catania in partita, non è mai fallo di mano! Gervasoni e Ayroldi ce lo avevano dimostrato con scientifico rigore, ma si poteva pensare che, essendo inadatti al calcio, potesse trattarsi di classici errori dovuti a “insipienza”. Ma Morganti, considerato da Collina il “top dei top”, smentisce questa tesi: è proprio una direttiva! Clamorosissimo il fallo di mano di Marchionni in piena area al 28’ della ripresa. Ennesimo errore decisivo, in quanto il netto calcio di rigore avrebbe potuto assicurare il vantaggio agli etnei. Un vantaggio non del tutto demeritato a quel punto... Non solo, in occasione del goal di Iaquinta, netto ci pare il fallo dell’attaccante juventino su Stovini... Mah, sarà il destino cinico e baro, sarà una congiunzione astrale, sarà quel che sarà, la realtà è che sempre il Catania si trova in mezzo a tali situazioni “sfortunate”...

Zenga, buona preparazione del match, da discutere le scelte in corsa
Faccio una premessa: i problemi fisici di Ledesma, il flop di Dica e la pessima forma di Martinez, purtroppo, stanno penalizzando Zenga, il quale si ritrova a giocare esattamente con lo stesso centrocampo della scorsa stagione, se si eccettua Carboni che, pur bravo, è comunque un mediano d’interdizione. La “qualità in più”, l’uomo in grado di far ragionare la squadra e piazzare qualche palla vincente, insomma, al momento non esiste. Proprio per questo, a mio avviso, il tecnico milanese ha preparato bene la gara, dal punto di vista tattico, presentando un Catania solido a centrocampo, con due esterni di corsa (Izco e Tedesco) a fronteggiare gli esterni avversari, e due attaccanti rapidi come Morimoto e Mascara a “punzecchiare” i lenti Legrottaglie e Mellberg. Difatti, i rossazzurri, al di là della rete (irregolare) subita al 10’, hanno messo in difficoltà realmente i bianconeri, forti pure della superiorità numerica (giusta espulsione di Iaquinta al 12’). Molte, già nel primo tempo, le nitide occasioni da rete create dal Catania (a fronte di un solo acuto di Amauri, peraltro con deviazione altissima sopra la traversa), in specie con Stovini, Morimoto e Potenza (negli ultimi due casi strepitoso Buffon), nonché con un inspiegabile errore nell’assistenza del subentrato Martinez a fine prima frazione: il Malaka, con un facile appoggio orizzontale, avrebbe consegnato allo scatenato giapponese (molto buona la sua prestazione complessiva, al di là della rete siglata nella ripresa) la classica palla da “soffiare” dentro la porta vuota... Anche la stessa sostituzione al 33’ dell’infortunato Capuano con Martinez mi è sembrata corretta, dovendo inserire un giocatore con determinate caratteristiche tecniche sulla fascia destra dove Molinaro era in giornata-no e passare al 4-3-1-2. Tanto per intenderci, Paolucci non poteva sulla carta fare quel lavoro. Che poi Martinez sia assolutamente fuori forma in questo momento è un altro paio di maniche... La scelta di Biagianti per Carboni è da ritenersi tecnica (Walter One ha ritenuto il mediano fiorentino più adatto come caratteristiche alle ripartenze), mentre, per come si è svolta la gara nella ripresa, l’ingresso di Terlizzi e il mancato utilizzo di Paolucci riesco a spiegarmeli meno. Infatti, una volta meritatamente pareggiato con Morimoto al 5’ (grandissimo Mascara di testa nell’occasione), il Catania è andato progressivamente arretrando il baricentro, forse accontentandosi del pareggio contro una grande squadra. Atteggiamento riscontrato, per esempio, anche a Genova. Atteggiamento non produttivo in Serie A, visto che la Juve, non certo una squadra da “Mille e una notte”, ha insperatamente potuto creare alcune situazioni pericolose con Marchionni (subentrato al pur bravo Camoranesi) e con lo straordinario Amauri, compresi 4 corner nel finale, l’ultimo dei quali rivelatosi fatale. Magari, in superiorità numerica, sarebbe stato il caso di “impaurire” la Juve inserendo un attaccante in più, il mobile Paolucci, e togliendo un centrocampista come Izco (disastrosa la sua prova in fase di appoggio: ha sbagliato sostanzialmente tutto). Si sa, a posteriori è facile parlare, ma sfortuna ha voluto che addirittura tragicomica si rivelasse la scelta di sostituire lo stremato Potenza (da rivedere, ma sembra un buon giocatore) con l’incomprensibile Terlizzi... A quel punto, avendo messo un mediano (Carboni) per un mediano (Izco), le opzioni potevano essere due: un attaccante e giocarsela fino in fondo (cosa che avrei fatto io, ma io non sono un tecnico) oppure un pari ruolo. Andando a vedere le votazioni riportate da Silvestri e Terlizzi nelle ultime partite, Zenga aveva solo l’imbarazzo della “scelta”. È stato sfortunato...

Bravo, ma non Beckenbauer, non Augenthaler, non Scirea, non Krol, non Baresi!
Ciò che maggiormente impressiona nella carriera di Terlizzi, e che contestualmente fa maggiormente riflettere, è l’assoluta consapevolezza del valore del giocatore presente in addetti ai lavori e tifosi. Il difensore centrale romano è indubbiamente bravo tecnicamente, forte di testa, fisicamente prestante, puntuale pure negli inserimenti offensivi su calcio piazzato. Allora, perché non è mai riuscito a fare il salto di qualità? La risposta è tutta nella sua esperienza siciliana. A Palermo e a Catania, dopo inizi sfolgoranti, addirittura da Nazionale, si è poi “diluito”, cominciando a inanellare qualche errore, anche grave, di troppo. Chiaramente, dipende tutto da un’applicazione mentale non sempre continua. In buona sostanza, commette errori dovuti a una certa superficialità. Oggi è entrato in campo e ha, nell’ordine: regalato una ripartenza ad Amauri con un rinvio sballato, compiuto una (riuscita) chiusura palla al piede con colpo di tacco alla Krol che nemmeno Thuram si permette, regalato la rete vittoria al 91’ a Poulsen (che non segnerà mai più in vita sua) con un “liscio” da oratorio. Terlizzi deve capire che è sì bravo, ma non è Beckenbauer, perché il divino “libero” tedesco era appunto “divino” proprio in quanto non faceva mai minchiate come quelle esibite oggi pomeriggio. Solo ritornando “umile” potrà dare il suo contributo alla causa.

”Giornata rossazzurra” da rivedere
Fermo restando che la “giornata rossazzurra” non è una novità, che era programmata e assolutamente non imprevista dagli abbonati i quali, all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, ne conoscevano le modalità, l’esperienza di quest’anno, condita ancora una volta da contestazioni allo stadio, dovrebbe indurre il Catania a una rivisitazione complessiva dell’evento stesso. Solo 5.000 (su 15.000) gli abbonati presenti al “Massimino”, peraltro dispersi in uno stadio non propriamente “caloroso” in chiave etnea. Non il massimo, insomma.

A Verona vietato sbagliare
Allo stato attuale delle cose, la prossima trasferta di Verona contro il Chievo, scontro “direttissimo”, risulta decisiva. La squadra non può più permettersi passi falsi, pena il definitivo “risucchiamento” nella zona calda, condito dal ritorno di “spettri” che noi tutti vorremmo fossero stati allontanati per sempre. I tifosi attendono una risposta in termini non solo di gioco e personalità, ma soprattutto di punti. In questo senso, anche Zenga, tecnico che personalmente stimo molto, dovrà dare risposte chiare. I clivensi, oltre tutto, provengono da 6 risultati utili consecutivi e non sono certo una squadra allo sbando. Non si potrà sbagliare per nessun motivo. Proprio per questo faremmo giocare i più in forma e i più bravi... Let’s go, Liotru, let’s go!!!

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