Calcio, Catania-Siena: il commento del match
Troppo champagne
Nessun dramma. Nessun dramma per una sconfitta netta, inequivocabile, frutto di una chiara inferiorità tecnico-tattica per tutti i 90’. Quella con il Siena doveva rivelarsi la prova di maturità, lo “spartiacque psicologico” idoneo a far comprendere se il Catania fosse già una squadra in grado di “guardare avanti” oppure, come da copione, un team ancora immaturo per certi livelli. Lo 0-3 subito dai toscani (quinto nella storia: Fiorentina nel 1965/66; Gravina nel 1993/94; Cagliari e Livorno nel 2003/04) fornisce una risposta secca, sulla quale appare inutile stare ad arzigogolare. Il “peggio” che alcuni temevano dopo l’esaltante “sbornia” di Palermo si è verificato, a testimonianza di un processo di maturazione ancora non completato. Per adesso, semplicemente, il Catania è una buona squadra da parte medio-alta della “zona destra” della classifica, con evidenti pregi quando scende in campo concentrata e altrettanti difetti quando stacca la spina dimenticando l’umiltà che una cifra tecnica non da Champions League dovrebbe sempre consigliare. Tutto qui. I rossazzurri oggi, contro una discreta squadra (una pari livello, insomma), ben messa in campo da un bravo allenatore come Giampaolo, non sono scesi in campo, dimenticando muscoli, testa e cuore a Palermo. Troppo champagne, troppi complimenti, troppe ovazioni, troppi paragoni con il Manchester United. Troppo tutto. Il pericolo, adesso, sarebbe il solito: fare i “catanesi”; pensare, cioè, una settimana dopo aver ritenuto di tifare per un incrocio tra il Santos di Pelè e l’Ajax di Crujiff, che il Catania sia la peggior squadra del mondo, che non farà più un punto fino al termine del campionato, che sia prossima alla serie B. Cerchiamo di crescere. Dobbiamo essere tutti consci dei pregi e dei limiti di una compagine costruita per centrare la salvezza e, in questo senso, pienamente in linea con gli obiettivi prefissati. I rossazzurri, a 11 gare dalla fine, si ritrovano a 9 punti dal terz’ultimo posto (Torino e Chievo) e, conseguentemente, a 4/5 punti dalla salvezza matematica, che (ce lo auguriamo fortemente) potrà giungere con più di un paio di giornate d’anticipo. Questo, per l’attuale stagione, era il salto di qualità atteso, questo il Catania sta facendo. Non occorre dimenticare, infatti, che l'anno scorso, alla 27a giornata, il Catania galleggiava pericolosamente a 27 punti, a +2 dalla terz'ultima... Pericoloso, di contro, alimentare illusioni antifrastiche rispetto al grado di maturità, soprattutto psicologico, raggiunto. La partita di Palermo rimane un momento indimenticabile che si cristallizzerà per sempre nella memoria collettiva dei catanesi, ma la partita odierna ci dice che trattasi di un “unicum”. La compagine rosanero, costruita per altri obiettivi, lotta coerentemente per altri obiettivi, come dimostra la vittoria di Firenze. Giusto così, inutile attivare pericolose “corse siciliane”. Ciascuno con il proprio. E il “proprio” del Catania è la salvezza da raggiungere con umiltà, cioè con un atteggiamento esattamente contrario e antitetico rispetto a quello mostrato nello scontro salvezza (rimarchiamolo: scontro salvezza) del “Massimino” contro i toscani di “Big Mac”. Ritrovando la concentrazione e la voglia di lottare i rossazzurri raggiungeranno facilmente l’obiettivo, perché ne hanno le qualità giuste. Personalmente, al di là del disastro odierno, che ci può stare (quinta sconfitta interna del torneo), sono contento, molto contento del campionato fin qui condotto dal Catania. Lo sarò ancora di più se Topolinik e compagni riusciranno a raggiungere quota 38/40 nel giro di qualche partita.
Nessuna disamina tecnica
Oggi non proporrò nessuna disamina tecnico-tattica. Non avrebbe senso. Il Catania non è sceso in campo, il Siena sì. Zenga avrebbe potuto scegliere, invece che riproporre la stessa formazione di Palermo, qualsiasi altro modulo e qualsiasi altro calciatore, il risultato non sarebbe cambiato, perché nel calcio, al di là della valenza tecnica, e quella etnea non è inferiore alla senese, contano la testa e le gambe, testa e gambe “assenti” nella metà campo rossazzurra. Buoni giocatori come Galloppa, Kharja, Maccarone (uno che segna con il contagocce può apparire come l’erede di Ronaldo?) e Ghezzal (entrato e subito fatto accomodare in rete...) sono apparsi “stellari”, capaci di asfaltare tutto e tutti. Addirittura si è consentito il lusso di segnare l’appena subentrato Jarolim (Jarolim!)... Ciò dice tutto, se si considera come il Catania sia riuscito nell’impresa di prendere tre reti dalla squadra con il maggior numero di sconfitte esterne, corredate dal peggior attacco del campionato. Un paio di cose su tre giocatori, due attaccanti e un centrocampista, però, vorrei dirle. Cominciamo da Paolucci. È indubbiamente un buon giocatore, un bravo ragazzo, intelligente, ha segnato 6 reti, ha il futuro davanti. Tuttavia, se, quando nella prossima stagione presterà le sue prestazioni a un’altra squadra, attuerà la stessa strategia “catanese”, potrebbe ritrovarsi con il futuro “di dietro”. Inspiegabile come un ragazzo di 22 anni dalle grandi potenzialità fisiche possa appesantirsi così nel giro di un paio di mesi, perdendo esplosività e potenza, sue doti peculiari. Un professionista deve sapersi gestire in ogni situazione... Discorso diverso per Martinez. Io sono un estimatore del Malaka, lo ritengo un attaccante potenzialmente fortissimo. Però, Jorge non può tirare fuori dal cilindro una stagione così disastrosa, fatta di prestazioni senza nerbo, inconcludenti! Non sembrerebbe nemmeno una questione tattica, dato che Zenga lo fa giocare più o meno dove ha sempre fatto. Deve darsi una mossa. Ma al più presto. Altrimenti, risulterà inutile lamentarsi del poco impiego in conferenza stampa. Così dà ragione all’allenatore... Comunque, considerando la prestazione dei due attaccanti (Mascara non è stato brillante, ma pur sempre si è rivelato il più pericoloso dei suoi), non si può non ritenere grave, gravissima l’assenza di “Maremoto”. Infine, Biagianti. L’unico a salvarsi, il più pronto “di testa”, il più tonico. Prendere esempio dalla grinta del mediano fiorentino appare l’imperativo categorico in vista della trasferta di Udine.
A Udine senza calici
Già, ancora Marino. L’Udinese sta vivendo un buon momento in campionato, è l’unica squadra italiana ad essersi qualificata agli ottavi di finale in Coppa Uefa e in casa è davvero temibile. Servirà la versione “lusso” del Catania per fare risultato. L’importante, al di là di tutto, sarà dimostrare ai tifosi che quella di oggi è da ritenersi una parentesi chiusa, mettere in campo garretti e “sangue”. L’orrenda partita disputata al cospetto della “Giampaolo’s Band”, del resto, dovrebbe aver fatto comprendere ai giocatori etnei di non essere improvvisamente divenuti fenomeni, qualora l’avessero dimenticato. Solo con l’umiltà si tornerà a gioire. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
