Carboni, migliore in campo (Shinoda Yumiko)

Calcio/Catania, calma e gesso: editoriale di Max Licari

Quando il Catania perde si scatena la "tregenda" fra le file dei tifosi etnei. E, infatti, gli ultimi risultati (4 punti nelle ultime 7 gare) hanno scatenato le ipotesi più fantasiose. Mi permetterei, come sempre, di fare alcune considerazioni basate sui dati di fatto e sul buon senso, lontane dall'oltranzismo "pro" e dal disfattismo "contro" usuale in una terra come la nostra, capace di inventarsi di sana pianta le "categorie" dei "filosocietari" e degli "antisocietari", traducibili in "filolomonaciani" e "antilomonaciani":

-Il Catania ha concluso il girone d'andata di uno dei più difficili campionati di Serie A degli ultimi anni a 25 punti, con 10 lunghezze di vantaggio sulla terzultima. In sostanza, è più che in linea rispetto all'obiettivo iniziale, identificato ancora nella pura salvezza. Cioè, si può dire solo grazie ai ragazzi e alla società.

-Il Catania, proprio perché costruito in base a tale obiettivo, si è dotato di un organico che mette in campo i pregi e i difetti tipici delle formazioni in lotta per la salvezza: alcuni buoni (non fuoriclasse, attenzione, altrimenti saremmo a un livello superiore) giocatori d'esperienza (Bizzarri, Stovini, Terlizzi, Carboni, Tedesco, Mascara, Martinez), giovani di belle speranze o in cerca di conferme (Silvestre, Ledesma, Biagianti, Paolucci, Morimoto) e altri elementi di categoria meno "nobile" che fanno dell'agonismo la loro forza, essendo tecnicamente limitati; onesti "ammuttapalluni" ("spingipalloni" per i non siculofoni), insomma (Sardo, Sabato e Plasmati gli esempi migliori).

-Fortuna ha voluto che nella prima parte del campionato molti di questi giocatori abbiano, come si dice dalle nostre parti, "'ncumato" ("trovato coesione" per i non siculofoni), anche grazie al buon lavoro di un allenatore "realista" e attento come Zenga, portando il Catania a navigare in acque tranquille.

-Sfortuna ha voluto che alcuni dei "big" ("big" per una squadra come il Catania, si intende), purtroppo, finora abbiano incocciato una stagione, per vari motivi (fisici, psicologici, tattici, etc.), non positivissima. Martinez e Terlizzi, per esempio. O magari non si siano ambientati come il romeno Dica.

-Il Catania ha, come al solito, palesato un trend assai discrasico in fatto di rendimento riferibile al confronto tra le gare interne e quelle esterne. Soli 3 punti su 25 fuori dal "Massimino" costituiscono un bottino troppo esiguo. Ciò significa che, in fatto di personalità, questa squadra ancora pecca, non ha cioè portato a compimento il proprio processo di maturazione in Serie A, in quanto una squadra finalmente "matura" la si vede nella tranquillità con cui affronta le gare esterne. Che ciò sia riferibile, oltre che a un problema di qualità, anche (e soprattutto) a una carenza di attenzione e di concentrazione lo dimostra il fatto che il Catania ha subito la maggior parte delle reti nella ripresa e, in specie, negli ultimi 20 minuti.

-Il confronto fra gol fatti e subiti (19-23, più perforati che in rete...) ci fa notare come, in generale, il Catania non subisca caterve di gol, ma che parallelamente segni pochino. Ciò non dipende, come qualcuno pensa, dal modulo di Zenga, ma evidentemente dal fatto che, come tutte le squadre di medio-basso livello, il Catania non può disporre di Kakà o Milito, ma di elementi volenterosi, anche assai promettenti, ma che hanno bisogno di tempo per "strutturarsi" definitivamente.

-Rispetto agli anni scorsi, il Catania può sicuramente vantare un centrocampo più qualitativo (Ledesma) e assortito (Carboni), forte anche dell'ottimo rendimento di Biagianti e Tedesco (con i corridori Baiocco e Izco pronti a dire la propria). Con un problema: l'unico ragionatore è Ledesma, l'uomo preso per far compiere il salto di qualità al Catania. Per motivi fisici, ancora l'argentino non è esploso del tutto. Se manca lui, si ripropongono in generale le stesse problematiche della scorsa stagione, in quanto gli altri sono tutti mediani di contenimento.

-Rispetto ad altre esperienze il Catania può vantare un reparto d'attacco più numeroso. La sempre positiva verve di Topolinik, l'esplosione di Morimoto e Paolucci fanno ben sperare. Il problema è Martinez, che non riesce a tornare quello di un tempo. Plasmati è un giocatore esemplare, ma noi lo proveremmo in B, per vedere quanto vale. Su Dica non è possibile esprimere opinioni.

-Il girone di ritorno, come dimostrato dai tornei scorsi, si rivela come un vero e proprio "campionato a sé". Non contando il primo (fatti del 2 febbraio), nel secondo torneo di massima serie disputato dai rossazzurri si è commesso l'errore di pensare di essere già salvi avendo inanellato 22 punti alla fine della prima tornata. Un errore da non commettere più, come ripetiamo da inizio anno. Tutte le altre società di medio-basso livello si rinforzeranno, senza dubbio, per tentare la permanenza (Bologna, Torino, Reggina, Siena in primis). La retrocessione, infatti, sarebbe una iattura (in termini economici) di proporzioni bibliche. Inoltre, pericolosissimo sarebbe continuare a ripetere che la salvezza passa per il "Massimino". La scorsa stagione, perdendo in casa con Reggina e Torino, il Catania rischiò assai seriamente di retrocedere.

-Capitolo mercato. Nessuno può entrare nel merito delle strategie societarie. Tali scelte si valutano solo in base ai risultati. Per esempio, quelli della scorsa stagione, in relazione al mercato di gennaio, non furono eccezionali; di contro, ragionando in termini complessivi, avendo il Catania raggiunto l'obiettivo finale, possono essre considerati positivi. Tuttavia, appare chiaro che, nel caso Stovini dovesse andar via, il Catania necessiterebbe di un centrale difensivo di pari livello. La domanda sorge spontanea: ve ne sono? Non lo sappiamo, Pietro Lo Monaco conosce di gran lunga più di noi il mercato, ma probabilmente non potrebbe essere un Pratali, per esempio, giocatore di 30 anni che nel Torino non sta facendo sfraceli (i granata hanno preso caterve di goal). Anche a livello di strategia futura tale operazione si configurerebbe come antitetica rispetto al sempre oculato "modus operandi" del Catania. Nel caso di Paolucci, invece, se il giocatore dovesse accasarsi altrove (noi speriamo di no, in quanto ci pare un "campioncino" in erba), il sostituto lo si troverebbe in casa: il Gabbiano, un giocatore simbolo che, in questi anni, ha dato tanto per la maglia segnando molte reti. Tuttavia, in questo caso, il dubbio riguarda le condizioni atletiche di un giocatore che non calca i campi da più di 6 mesi. Ritornerà subito ai suoi standard oppure quanto ci vorrà? La mia opinione personale è che o si trova l'occasione per il futuro, cioè si prende un giocatore in grado di far compiere il salto di qualità alla squadra (il "chupete" Suazo della situazione, per intenderci) oppure si rimane così.

-Capitolo esterni. Il Catania, da quando è in A, ha potuto vantare solo sull'apporto di due esterni capaci tecnicamente e abbastanza continui nel rendimento: Silvestri e Vargas. Il secondo è a Firenze, il primo è giocatore eccezionalmente esemplare che, purtroppo, ha un'età non verdissima che non può più permettergli di garantire, come dimostra questo girone d'andata, un rendimento atleticamente continuo. L'analisi di ogni singola partita del Catania dimostra come la maggior parte dei pericoli e delle reti subite provenga da errori difensivi commessi sulle corsie laterali, spesso proprio errori tecnici del singolo oppure casi di inspiegabile "abbandono" della fascia di competenza. Zenga, non trovando più garanzie nella difesa a 4, è stato costretto a passare a 5 impiegando due centrocampisti sugli esterni. Un team di Serie A, se vuole fare il salto di qualità, deve migliorare in zone del campo tanto delicate. La scelta è: rimanere così e sperare o prendere almeno un esterno a gennaio, dato che "Comu Finiu" Alvarez è "dipartito" o, meglio, tornato in Argentina. Ma, attenzione, prendere un esterno che sia indiscutibilmente più forte di Sardo e Sabato, altrimenti meglio soprassedere.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Sport