Calcio, Catania: scacco matto alla Reggina
La “vittoria”
Non si poteva fallire e non si è fallito. La Partita con la “p” maiuscola doveva condurre alla Vittoria con la “v”maiuscola e così è stato, nettamente, senza equivoci, senza recriminazioni di sorta. La sfida con la Reggina di Orlandi assurgeva a cardinale spartiacque della stagione per Zenga e per i giocatori, i quali sono riusciti a superare il cimento con una certa facilità più per meriti propri che per demeriti degli avversari. È vero, infatti, che i calabresi, in specie in difesa, sono apparsi poco reattivi, con un Cirillo in versione dopolavoro ferroviario, ma appare altrettanto sacrosanto rimarcare come gli stessi amaranto provenissero da quattro pareggi consecutivi, due dei quali con Roma e Milan e, in aggiunta, nella prima parte della ripresa del match odierno hanno cercato di “fare la partita” fallendo un paio di ottime palle-goal. Sarebbe ingeneroso, quindi, pensare “alla catanese” che quando si perde lo si fa perché irrimediabilmente scarsi e quando si vince perché contrapposti ad avversari di poco conto o in giornata no. Il Catania, semplicemente, ha interpretato un delicatissimo scontro salvezza nel migliore dei modi, con una certa dose di coraggio (tre punte contemporaneamente in campo dall’inizio) e pari razione di giudizio, attaccando sì, ma senza accensioni mistiche alla Pirro. Nella maniera in cui, insomma, si giocano partite del genere: “cum grano salis”. Merito ai giocatori e merito, soprattutto, a Walter Zenga, allenatore preparato e capace di leggere momenti e situazioni. Oggi il tecnico milanese non ha sbagliato nulla, dalla formazione iniziale impostata su un 4-3-1-2 equilibrato alle scelte tecniche: Biagianti, finalmente recuperato ai suoi livelli, bravo a interdire (tantissimi i palloni recuperati in mezzo) e meno impreciso delle ultime uscite in appoggio; Ledesma (non un caso che il suo rientro sia coinciso con 4 punti in due consecutivi e fondamentali scontri salvezza), la cui qualità, seppure ancora non supportata da una condizione atletica scintillante per ovvi motivi, appare indispensabile al gioco etneo (in rete a Verona, oggi decisivo in occasione del primo goal di Capuano); Paolucci, sembrato a dire il vero un po’ appesantito (non era, pertanto, il trainer etneo un pazzo masochista heautontimoroumenos suicida autolesionista kamikaze...), ma sempre pericoloso nell’uno contro uno (buone un paio di giocate dell’ex ascolano). Come al solito, l’equilibrio è il miglior consigliere in questi casi. Eccessive, quasi compiaciute (del genere: “lo avevo detto io...”), le critiche rivolte a Zenga durante il periodo negativo trascorso, seppure abbia innegabilmente commesso anche lui taluni errori, puntualmente fatti notare (e, lo diciamo con forza, sarebbe risultato intellettualmente disonesto non evidenziarli). Non era da buttare prima, non è un eroe o un genio adesso, sebbene a mio parere farà strada in questo mestiere, in quanto possiede la giusta dose di realismo e di coraggio in grado di consentirgli di guidare squadre “articolate” e di complessa gestione. Ma è un’opinione personale che vale per quella che è. Il tempo dirà. Per adesso, il Tempo (con la “t” maiuscola) ha detto inequivocabilmente che il Catania nelle due sfide-cardine del campionato, giunto nel suo momento cruciale, ha incamerato 4 punti, uno in trasferta (con pareggio degli avversari al 92’) e tre al “Massimino”, imboccando inesorabilmente la strada della terza permanenza consecutiva in Serie A, che significa Inter, Juventus, Milan, Fiorentina, Roma, Genoa, Sampdoria, Napoli, non Campania Puteolana, Benevento, Lodigiani, Casertana o Castel di Sangro. Solo un suicidio mai verificatosi nella storia del massimo campionato potrebbe impedire al Catania, attestatosi a quota 30, la conquista di una decina di punti (e ci stiamo tenendo larghissimi) in 13 gare, per di più avendo al momento 7 squadre sotto, compagini che, inevitabilmente, si toglieranno punti a vicenda. Solo questo conta. Il resto è poesia. Poesia accademica, dozzinale.
Esterni di lusso
Così come non era un pazzo Zenga in occasione di alcune discusse opzioni tecniche, non lo eravamo noi, nel senso di noi tutti, cioè l’Orbe Terracqueo più il Mare Tranquillatis sulla Luna e le Valles Marineris su Marte, quando (da circa tre anni) imploravamo la società di rifornire l’organico di almeno due esterni “umani”, cioè di categoria intesa come “massima” categoria. Oggi il Catania, in pratica, si è salvato grazie a due acuti dei due nuovi laterali bassi acquistati a gennaio, due discreti giocatori (non Maldini o Zambrotta) provenienti peraltro da stagioni non esaltanti e ancora “in fieri” in fatto di condizione e abitudine alla partita (in specie Potenza, strutturalmente più pesante di Capuano). Il giusto guiderdone a un’operazione di mercato (scontata e comunque ritardata) pur sempre giusta e riuscita. Ottima la prestazione del mancino campano sia in fase difensiva sia in quella di fluidificazione, impreziosita dal goal della liberazione al 35’, complice una maldestra uscita dello sconsiderato Puggioni: una staffilata dai 18 metri che non si vedeva da tempo immemore, dato che attaccanti e centrocampisti rossazzurri non hanno certo nel tiro dalla distanza la loro caratteristica più peculiare. Meno brillante Potenza, ma pur sempre diligente in copertura e lucido sotto porta quando è capitata l’occasione propizia. Indubbio, in ogni caso, il salto di qualità compiuto dalla squadra sulle corsie laterali: da 0 a 6, quasi un tuffo stile Acapulco.
Mori...moto perpetuo
Sta crescendo il ragazzo, sta crescendo. Prestazione straordinaria, quella odierna, forse la migliore della sua carriera a Catania, malgrado non coronata dal goal. A tratti mi è sembrato un videogioco per la capacità di correre e pressare i difensori amaranto, certamente usciti dal campo al 90’ con un mal di testa terribile. Ormai il “Ronaldo del Sol Levante” è divenuto titolare inamovibile e, partita dopo partita, acquisisce sempre maggior consapevolezza delle proprie doti, che non sono poche: velocità fulminante, buona tecnica e rapidità di tiro. Se diverrà più “cattivo” sotto porta, il Catania potrà godere delle prestazioni di un autentico “crack”. Del resto, il tempo lavora a suo favore: a 20 anni si ha tutta una carriera davanti.
Topolinik il Trascinatore
Quando, a 10’ dal termine, Mascara è uscito dal campo l’ovazione del “Massimino” lo ha accompagnato. Giustamente. È l’anima del Catania, il giocatore indispensabile. Anche oggi mostruosa sotto il profilo della generosità la gara del caltagironese, esibitosi in tutti i ruoli, dal trequartista, all’attaccante al difensore, sempre con profitto. Peccato per la punizione dal limite del 11’, tirata magistralmente a fil di palo. Non aver preso il cartellino giallo e poter disputare il derby a Topolinik dovrebbe essere risultato graditissimo.
A Palermo con serenità
E adesso il derby. I quattro punti conquistati nelle ultime due gare, sotto il profilo psicologico, risultano determinanti anche in proiezione Palermo. Una gara importante, sentita da tutto l’ambiente; una gara che i rossazzurri potranno giocare con tranquillità, senza pressioni eccessive, giocando (si spera) finalmente “liberi”. Una partita da giocare, a mio avviso, con coraggio, con propositività, lasciando da parte calcoli sparagnini. Del resto, i rosanero di Ballardini, non è peccato dirlo, sono indubbiamente (in specie fra le mura amiche) più forti in fatto di qualità degli interpreti e di brillantezza di gioco rispetto agli etnei. Lo dice la classifica, lo dicono le prestazioni dell’ultimo mese. Fare le barricate non servirebbe a niente e risulterebbe poco gradito ai tifosi. Interpretare la sfida come il primo tempo di Genova potrebbe essere sufficiente a fare una bella figura. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
