Altra perla di Mascara (siciliatoday.net)

Calcio, Udinese-Catania: il comento del match

Topolinik nella leggenda
Prima di analizzare la buona prestazione del Catania, sempre più vicino alla salvezza, al cospetto di una discreta Udinese, non si può non cominciare da Topolinik, “The Legend”. Riteniamo che Peppe da Caltagirone, fra vent’anni, verrà ancora ricordato dalle cronache sportive italiane per le prodezze di abbacinante bellezza esibite durante questa straordinaria stagione, la migliore della sua carriera. Dopo la rete da urlo di Palermo, ecco la riprova che il talento dell’attaccante siciliano non è un bluff: “replay” da 35 metri, pallonetto eccezionale, voluto, mirato, Belardi (estremo difensore, obiettivamente, inguardabile, fra i peggiori della storia del campionato di massima serie) “uccellato” e definitivo ingresso nella leggenda del calcio italiano. Se dopo il gol di Milano a Julio Cesar qualche sprovveduto aveva potuto pensare a una certa dose di fortuna; se dopo la prodezza di Palermo qualche pazzo da catena aveva potuto appellarsi alla “casualità”; adesso ritengo che la Storia abbia messo un punto finale alla questione: Mascara (alla nona realizzazione stagionale) è giocatore in grado di pensare e realizzare coscientemente capolavori similari. E, nella storia del calcio, non è che si ricordino tanti giocatori in grado di fare altrettanto. Certo, la sua rete sarebbe potuta diventare decisiva se l’Udinese non avesse poi pareggiato al 71’ con Quagliarella; probabilmente lo stesso Topolinik avrebbe potuto realizzare una doppietta se lo sconcertante Belardi non si fosse, al 64’, prodotto nell’unico intervento positivo del suo “scapigliato” pomeriggio di ordinaria follia (comunque, se fossimo nell’ottimo Don Pasquale Marino, non ci azzarderemmo mai più, nemmeno in occasione delle simulazioni tramite “Playstation”, a schierare l’ex reggino…). Ma, sarebbe come cercare il pelo nell’uovo. Giusto celebrare il topolino caltagironese, come anche sottolineare la buona prova dei rossazzurri condita dal punto preventivato alla vigilia dalla “scaletta”, punto che, a 10 giornate dal termine del torneo, attesta gli etnei a 10 punti dal terz’ultimo posto, con la salvezza ormai praticamente acquisita. Un salto di qualità evidente rispetto alla scorsa stagione (+ 7 punti rispetto alle nefandezze baldiniane), in linea con le aspettative dei tifosi.

Zenga, scelte scontate ma assolutamente congrue dal punto di vista tattico
Malgrado alla vigilia le scelte tecniche si potessero ritenere quasi obbligate, considerata l’emergenza a centrocampo (Baiocco e Carboni out) e in avanti (Morimoto infortunato), non si può non concordare con l’impostazione tattica del tecnico milanese, il quale, visto lo schieramento bianconero, ha scelto di coprire le fasce con Izco e Tedesco, articolando un 4-4-2 incentrato su Martinez (preferito a Paolucci) unica punta, supportato da Mascara. Un’impostazione solida, con il mediano fiorentino Biagianti assai positivo davanti alla difesa a tamponare sugli inserimenti di Inler e Obodo; un modulo che ha messo in difficoltà i padroni di casa, peraltro in formazione rivoluzionata in funzione Coppa Uefa. Bene Biagianti e Ledesma in mezzo, bene Capuano in fluidificazione sulla corsia mancina, bene Topolinik a galleggiare sulla trequarti per innescare le ripartenze. Meritato il vantaggio già raccontato, in quanto il Catania deteneva il pallino del gioco e già aveva sfiorato la rete in un paio di circostanze. Peccato, veramente un peccato che l’assenza di Morimoto, al momento, risulti decisiva. Deludentissima la prova del Malaka Martinez, peraltro schierato, a mio avviso, nell’unica posizione per lui “percorribile” nel campionato italiano: prima punta, attaccante puro, lontano dalla trequarti, lontano da dribbling leziosi, lontano da compiti di costruzioni alieni dalle sue caratteristiche. Il Catania, fra primo e secondo tempo, con un centravanti più veloce e pronto, avrebbe sicuramente chiuso la partita, visto l’inevitabile sbilanciamento dell’Udinese. È vero senz’altro che le occasioni per raddoppiare, paradossalmente, i rossazzurri le hanno prodotte nella ripresa, quando i padroni di casa avevano il pallino del gioco in mano, e non le ha fallite certo l’uruguagio (Ledesma al 59’ e Mascara al 64’), tuttavia non è assolutamente proponibile in Serie A un attaccante che si faccia sistematicamente recuperare tre quattro metri in velocità da difensori pachidermici come Domizzi o Felipe. Irritante la prestazione del Malaka, mai pericoloso (nessun tiro in porta) e sovente in ritardo negli appoggi. Un paio di buone spizzate di testa non ne possono giustificare l’impiego e men che mai la convocazione in Nazionale. Piuttosto, fa riflettere la scelta di Zenga che, essendo un ottimo allenatore e di sicuro non un folle, preferisce l’uruguagio a Paolucci, 6 reti in campionato. Evidentemente l’ex udinese, entrato a 9’ dalla fine del match, offre minori garanzie di “questo” Martinez… Da rifletterci su. Ultima annotazione su Izco. Commovente l’argentino per impegno, abnegazione e attaccamento alla maglia. Anche oggi ha sudato, lottato, corso a perdifiato e… sbagliato parecchi appoggi e controlli. Ancora una volta ha mostrato limiti abbastanza evidenti in fatto di qualità in relazione alla categoria.

Marino, opzioni in corsa vincenti
Sanpietroburgo chiama, Don Pasquale risponde. Ampio turn-over, con almeno 5 titolari in panca, pagato nel primo tempo. Isla terzino, Domizzi al centro della difesa, Obodo in mezzo, Sanchez e Floro in avanti, tutti ragazzi di valore che, tuttavia, non hanno dimostrato di valere i titolari. Meritato il vantaggio degli etnei nella prima frazione. Ma il marsalese è ormai diventato tecnico importante, scafato. Nella ripresa, ecco D’Agostino, un alieno in regia, Di Natale e Quagliarella, tutti e tre nazionali. Qualità garantita, trend della gara mutato, occasioni a ripetizione, pareggio conseguito (nell’occasione Bizzarri appare, in verità, un po’ distratto sulla punizione decentrata di D’Agostino sul proprio palo, tanto che la palla, carambolata sullo stesso palo, è sembrata già dentro). Certo, se il Catania avesse concretizzato una delle due occasioni create in ripartenza, la partita si sarebbe conclusa, ma il limite dei rossazzurri, quello che non consente al team di Zenga di pensare a “qualcosa in più” è proprio questo. Addirittura, l’Udinese avrebbe potuto anche vincere, considerato il palo di Floro Flores al 85’. Ma sarebbe stato troppo. Auguri, in ogni caso, all’Udinese per la prossima gara di Uefa. Ci farebbe molto piacere che raggiungesse i quarti di finale.

Altra occasione d’oro
Il Catania, diciamolo chiaramente, è in pratica salvo. Salvo a 10 giornate dal termine. Mancano pochi punti, si faranno. Magari domenica prossima contro la Lazio, oggi disastrosa all’Olimpico con il Chievo. Un altro match ball, dopo quello fallito con il Siena. Siamo sicuri che questa volta l’approccio sarà diverso, così come il risultato. La gara odierna fornisce tali garanzie. Chiudere il discorso a 37 punti e poi giocare tranquilli per rendere felici i tifosi e proiettarsi verso la prossima stagione sarebbe il massimo. Let’s go, Liotru, let’s go!!!

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