Catania Lecce ..rmente sfortunato
Catania-Lecce 1-1
Foto Barbagallo
Il "Vichingo" Carboni migliore in campo contro il LecceUn colpo di cu...Lecce!
Ci sta. Il Lecce ha operato esattamente con la stessa efficacia chirurgica mostrata dal Catania a Siena: partita essenzialmente difensiva (9 giocatori sistematicamente dietro la linea della palla per quasi tutta la sfida), qualche occasione di troppo concessa agli sfortunati padroni di casa, un tiro in porta/un goal, un aureo pareggio insperato e, tutto sommato, alquanto immeritato portato a casa. Ci sta. Ci sta nell’arco di un campionato. Ci sta in assoluto perché tutte (o quasi tutte) le partite casalinghe non le vincono, non le “possono” vincere, nemmeno il Barcelona o il Manchester United. Del resto, se la Lazio pareggia in casa al 94’ con lo stesso Lecce di Beretta, può farlo benissimo anche il Catania che, obiettivamente, ha qualcosa in meno rispetto ai biancocelesti capitolini. I giallorossi, poi, pur evidenziando corposi limiti che, presumibilmente, li costringeranno a lottare con il coltello fra i denti fino all’ultimo respiro per evitare la retrocessione, hanno battagliato coraggiosamente in tutte le zone del campo, credendoci fino alla fine, onorando la maglia salentina e rispondendo così alle aspre critiche ricevute dopo l'ultima serie di risultati negativi. Onore pure a loro. Insomma, un 1-1 da accettare con serenità, senza fasciarsi inutilmente la testa. Un punto, inoltre, che muove la classifica mantenendo i rossazzurri nelle zone medio-alte e, ciò che più conta, a 11 punti (allo stato attuale) dal terz’ultimo posto occupato dalla Reggina travolta a Torino dalla Juve di Del Piero. Come giustamente ha sottolineato “Walter One” a fine match, trovarsi a -19 dalla quota salvezza con ancora 5 gare da affrontare nel girone d’andata non è cosa di tutti i giorni. Certo, le prossime partite vedranno il Catania affrontare in rapida sequenza Milan e Fiorentina in trasferta, Roma in casa, Napoli ancora fuori dalle mura amiche e Bologna al “Massimino” a chiudere, ma nel calcio non è mai salutare fare i conti senza l’oste e non è detto che gare “impossibili” si debbano per forza tradurre in scontate sconfitte. Tutt’altro. Anche oggi, infatti, gli etnei hanno dimostrato di avere un’anima disputando una partita gagliarda e mai doma, alla fine non vinta per qualche imprecisione di troppo sotto porta, un clamoroso errore difensivo, una buona dose di sfortuna e un arbitro, Dondarini, inadeguato a dirigere in Serie A.
Dondarini da fermare definitivamente
Appigliarsi alla giornata negativa di un “fischietto” è da perdenti. E, infatti, i rossazzurri non lo hanno fatto, sebbene Zenga a fine gare abbia sottolineato, assai piccato, la “sfortuna” arbitrale contro cui da qualche turno s'imbatte la sua squadra. Tuttavia, senza voler fare vittimismo e senza voler assolutamente invocare la classica “malafede”, non può essere taciuta l’assoluta inadeguatezza alla categoria di Dondarini, già proveniente da più di un mese di stop per pregresse nefandezze (tecniche, beninteso) di varia natura. Spesso lontano dall’azione (si tratta di distanze, talora, siderali), sistematicamente incline allo scambio di lucciole per lanterne tramite la pervicace inversione di falli o l'invenzione all’impronta di improbabili infrazioni, tocca il “top del flop” quando, nel finale di partita, fischia un fallo per un incredibile “autosgambetto” dell'ormai “flippato” Sardo, con il difensore leccese a tre metri. Sicuramente Dondarini non proverà particolare acredine nei confronti della compagine etnea, ma stranamente ammonisce Silvestre e Paolucci nel giro di 5 minuti nel primo tempo, non facendo altrettanto con un paio di giocatori salentini nel quarto d’ora successivo; non concede un solare rigore al Catania per una clamorosa trattenuta su “Plasmon” in area (ed è, ancor più stranamente, il terzo nel giro di poche gare: Tedesco con l’Udinese e Morimoto con la Samp gli illustri precedenti); non espelle Zanchetta, già ammonito, per un netto fallo di mano a centrocampo nella ripresa. Ma, ripetiamo, al di là dei singoli episodi, a sconcertare è la gestione complessiva della gara: non azzeccarne in pratica una, da una parte o dall’altra, è difficilissimo; per il famoso calcolo delle probabilità ogni tanto dovresti, anche andando alla cieca, indovinare una decisione! Ecco, forse si può affermare che l’ineffabile “referee” di Finale Emilia sia riuscito a stravolgere ogni Legge della Statistica. In questo magari eccelle, ma non basta per continuare ad arbitrare... Collina dovrebbe fermarlo e metterlo definitivamente a riposo, in quanto proprio non ce la fa.
Bene da centrocampo in su
Il Catania, come già detto, non ha giocato una brutta partita, in specie da centrocampo in su. Schierato da MaZenga nella supposta formazione "titolare" (se si eccettua, forse, Plasmati al posto di Martinez, inizialmente in panca) in versione casalinga, impostata su un 4-3-1-2 puro grazie alle 3 punte contemporaneamente sul rettangolo di gioco, l’undici etneo fin dai primi minuti ha tentato di fare la partita e mettere sotto un Lecce impostato su un ferreo 4-5-1 iperdifensivo. E non si può dire che i rossazzurri non ci abbiano messo l’anima. Almeno 3 le occasioni nitide nel primo tempo (Plasmati, Sardo e Stovini), nessun tiro nello specchio della porta per i pugliesi. Bene la mediana con Ledesma (malgrado l’argentino ancora non sia quello delle prime giornate, soprattutto in fatto di personalità), Carboni (migliore in campo; impressionante in fase di recupero palla e appoggio) e Biagianti a pressare e ripartire; bravo Mascara (seppur oggi non decisivo con al solito) a galleggiare sulla trequarti, incisivi Plasmati nel gioco aereo (veramente fortissimo) e Paolucci negli inserimenti. Se vi si aggiunge la coppia Sardo-Sabato abbastanza propositiva sulle fasce, si può capire come si possa essere rivelato un peccato non aver chiuso la frazione in vantaggio.
Corsie d’emergenza
I primi 20’ della ripresa hanno più o meno ricalcato l’andazzo del primo tempo, se si eccettua una minor attenzione del Catania sulle corsie laterali, dove soprattutto Sardo, per di più inspiegabilmente considerata la tutto sommato buona prova offerta nei primi 45’, ha cominciato ad andare in “tilt” e a perdere una serie impressionante di palle pericolosissime per le ripartenze avversarie, intestardendosi in improbabili dribbling per di più alieni dalle sue capacità tecniche e lasciando scoperta la difesa. Ma il gol di Paolucci (quarto stagionale), giunto al 61’, è apparso meritato e, per certi versi, inevitabile, considerato l’andamento del match. Però, i rossazzurri hanno commesso l’errore di arretrare subito il baricentro, consentendo al Lecce di prendere coraggio e attaccare, tanto che il neoentrato Castillo ha avuto agio di tirare indisturbato e segnare 7’ dopo, al culmine di un’azione niente affatto spettacolare. Grave l’errore di Sabato in marcatura su Munari (il laterale sardo si è fatto scavalcare da un innocuo lancio lungo), svagata la difesa centrale nel perdersi il bomber argentino, poco reattivo Bizzarri, forse coperto da Stovini, sulla non cannoneggiante stoccata finale. Insomma, un “pastrocchio” che conferma talune problematiche di tenuta del reparto arretrato insorte nelle ultime 6 o 7 partite. Problematiche derivanti, a nostro avviso, da evidenti limiti qualitativi sulle corsie laterali, dove peraltro Zenga continua a cambiare alla ricerca di un assetto ancora non rinvenuto. Sono stati provati 5 elementi: Silvestri, Sardo, Sabato, Alvarez e Silvestre (solo a Milano, sulla destra), in tutte le posizioni e con risultati obiettivamente non esaltanti. Se si osserva con attenzione la dinamica delle reti subite fin qui dal Catania, ci si accorge che in una buona percentuale dei casi esse derivano da situazioni di sofferenza sulle fasce. Ovvio che, se si vorrà fare un ulteriore salto di qualità già a partire da gennaio, qualcosina (almeno su una sola corsia) dovrà essere cambiata... In ogni caso, il goal di Castillo ha in pratica chiuso il match, perché il Catania non è riuscito poi a reagire con pericolosità effettiva, sebbene la grinta e l’impegno (anche nei subentrati Izco, Tedesco e Martinez) siano rimasti intatti.
A Milano con coraggio
Come accennato a inizio editoriale, il pareggio odierno va accettato con tranquillità. Però, un insegnamento da ciò va tratto: basta con la "tiritera" che recita il solito "basta vincere le gare interne per conquistare il Paradiso". Non è possibile, non è umanamente possibile non sbagliare mai un match fra le mura amiche! Nell’ambito di un torneo così lungo e difficile, si può incappare in tanti “intoppi”, fra cui gli arbitri e la sfortuna (e, oggi, seppur non in maniera clamorosa, questi due fattori si sono materializzati) e non è il caso di fare calcoli troppo “lineari”. È necessario, invece, cominciare a far punti anche in trasferta, per evitare ogni pericolo. Milano giunge a fagiolo per testare il grado di maturità della truppa rossazzurra. Contro Kakà e Ronaldinho fare calcoli sarà inutile; serviranno coraggio, abnegazione e accortezza difensiva. Senza fare proclami, si sbarchi al “Meazza” con la mentalità giusta. E chissà... Let's go, Liotru, let's go!!!
