Calcio, Francesco Marino: il Catania a Udine per vincere

Francesco Marino è stato uno degli attaccanti dell'Udinese nei campionati 1994/95 e 1995/96. Arrivò ad Udine nella stagione della scalata alla A e l'anno successivo contribuì, al fianco di Bierhoff e Poggi, alla permanenza dei bianconeri di Zaccheroni nella massima serie. Oggi è osservatore per il Catania, ma vive in Friuli. Ad Il Friuli/Udineseblog ha parlato della sua Udinese e di quella di oggi.
Partiamo proprio da quelle due stagioni in bianconero. Che ricordi hai di quella squadra?
"Per me sono stati due ottimi anni, i miei primi da professionista a certi livelli. E la gioia di approdare in una società importante come l'Udinese fu indescrivibile. Quando arrivai vincemmo subito il campionato di B. Professionalmente la mia carriera è decollata da qui. Mi sono trovato al fianco campioni come Bierhoff, Poggi, Carnevale, poi a Brescia Baggio. Campioni che oggi non si trovano più".

Tra l'altro nel 1995/96 ci fu la vittoria storica sulla Juve grazie al gol di Bierhoff. Quest'anno proprio con una vittoria sulla Juve l'Udinese ha allontanato una lunga crisi. Coincidenze che fa piacere ricordare:
"Ricordo la nostra vittoria. Che soddisfazione! Quella era la Juve di Del Piero, Ravanelli, Deschamp, campioni che sembravano di un altro pianeta. Quest'anno l'Udinese si è ripresa contro la Juve , ma non del tutto. I risultati sono ancora altalenanti. Però ci sta, succede quando si è impegnati in più competizioni. Per certi aspetti questa Udinese assomiglia al Catania: alterna grandi risultati ad inattesi tonfi. Penso che ciò sia dovuto alle caratteriscìtiche dei giocatori, mentalmente non abituati alla vittoria. D'altro canto la mentalità a cui mi riferisco si acquisisce in tanti anni. Ci sono diverse squadre come Udinese e Catania: mi viene in mente il Napoli. Hanno dei cicli di vittorie a cui seguono cicli negativi. Sono questi sbalzi nelle prestazioni che indicano questa incapacità di gestire le vittorie. Il Catania però sta rispettando la tabella di marcia e si trova nella posizione di classifica che si era preposta. Per l'Udinese le aspettative erano diverse: può contare su giocatori qualitativamente importanti, che sul campo si sono dimostrati ottimi ma le cui caratteristiche mentali non li porta ad essere vincenti. Forse manca un vero leader in campo".

Tasto dolente, visto che è uno degli argomenti che si sono toccati spesso quando le cose andavano male. Un leader può essere anche l'allenatore, che con il suo carisma o la sua personlità riesce dalla panchina a dare sicurezza alla squadra?
"Non sono dentro allo spogliatoio e non posso sapere come stanno le cose. Io giudico dai risultati che fanno. Marino è un ottimo allenatore, tre mesi di insuccessi non possono cancellare il lavoro di quasi due anni. Forse la partenza a razzo dell'Udinese ha creato aspettative troppo grosse. Come per il Napoli: un conto è trovarsi primi per caso, un conto è sapere che poi devi vincere lo scudetto. L'atteggiamento mentale è diverso".

Nel Catania si sta mettendo in mostra Michele Paolucci, un giocatore in prestito dall'Udinese:
"Paolucci ha fatto una partenza lanciatissima, poi ha avuto un calo fisiologico. Ora si è ripreso. Lui è in prestito e a fine stagione Lomonaco e l'Udinese discuteranno il suo futuro. Certo che secondo me un altro anno qui gli farebbe bene per maturare".

Domenica Udinese e Catania si troveranno di fronte. Che partita prevedi?
"Io spero in un pari, ma il Catania verrà qui per portarsi a casa i tre punti. Molto dipende dall'Udinese. Il doppio confronto con lo Zenit ha una importanza fondamentale anche per la gara di domenica. E' lecito aspettarsi che l'Udinese giochi con la testa già alla Uefa, e che inconsciamente cerchi di risparmiare le forze per lo Zenit. Bisogna anche tenere presente però che ha una rosa ampia, perciò può succedere di tutto".

Francesco Marino oggi è osservatore del Catania. Hai mai dovuto scontrarti con l'Udinese per qualche giocatore?
"In realtà io faccio l'osservatore per il Catania da un anno, ho appena smesso di giocare. Può capitare che si individui uno stesso giocatore, ma poi entrano in scena le società. Il mio compito è solo quello di segnalare. E' un lavoro complicato, bisogna saperci fare e trovare i canali giusti. La partita, che fino a ieri era il mio pensiero, è solo l'atto finale di tanto lavoro".

C'è un calciatore dell'Udinese che vorresti al Catania?
"L'Udinese ne ha tanti bravi. Di Natale su tutti. Ma a me viene in mente D'Agostino: tutto il gioco passa da lui. E' lui che fa girare la squadra e si merita pienamente la Nazionale. Poi è chiaro che quando la squadra non va, ne risentono tutti i giocatori. Ma le qualità non si discutono".

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