(Acifoto)

Calcio, Catania-Cagliari: il commento del match

"A caval donato non si guarda in bocca"...
Cosa me ne può fregare se il Catania ha giocato male? Cosa me ne può fregare se il goal è giunto quasi al 90'? Cosa me ne può fregare del fatto che Atzori abbia potuto azzeccare o non azzeccare le scelte iniziali o quelle in corsa? Cosa me ne può fregare dei fischi o degli applausi, dei mugugni o dei sorrisi? L'unica cosa che contava prima di questa difficile gara era che il Catania vincesse e portasse a casa tre punti essenziali per la classifica e per il proseguimento stesso della stagione. Obiettivo raggiunto, e basta. Il gioco? L'estetica? I bei passaggi? Ma non scherziamo. I coglioni contano, i coglioni, gli attributi veri. E, cosa che più conta per il sottoscritto, si sono viste queste famose palle dell'Elefante "stricare" possenti in campo. Per di più, appartenenti a tutti e quattordici gli interpreti scesi sul "green" del "Massimino" con la casacca rossazzurra indosso, nessuno escluso. In scontri diretti del genere assume reale valore solo ed esclusivamente il portare a casa il risultato e il Catania, con abnegazione e orgoglio, l'ha fatto. E' vero, il Catania non ha giocato bene, ha fatto fatica impostare il gioco, talora ha "masticato" calcio senza trovare il bandolo della matassa. Vero. Ma il Cagliari, cosa ha fatto, a parte inventarsi il goal del millennio con Dessena, auore di una sforbiciata alla Parola che non si vedra forse mai più nei campi di calcio? Ve lo dico io: niente. Niente, non perché sia scarso (aveva al suo attivo già ben due vittorie esterne) o perché il Catania sia il Real Madrid; niente perché niente è il risultato in termini di gioco e di azioni da rete prodotto dal 90% dei match simili a quello giocato oggi al "Massimino", scontri diretti per la sopravvivenza giocati sul filo dell'equilibrio, della paura, della tensione pura. Io ho sempre sottolineato con puntualità, oltre che i pregi, anche i difetti della squadra, sia in termini di conduzione tecnica, sia di prestazioni individuali, spesso mettendo in luce le evidenti pecche in fatto di qualità di taluni interpreti di "seconda fascia" presenti nella "rosa" etnea. Ebbene, dopo la partita odierna, nell'ambito della quale tali deficienze qualitative (forse ineliminabili) si sono pur sempre mostrate solari (in specie per quanto concerne il centrale difensivo polacco, a tratti assai incerto), io dico: "Grazie Blazej Augustyn, grazie Mariano Izco, grazie Ezequiel Llama, grazie perché ci avete messo il cuore, un cuore grande come una casa, e avete mostrato di essere uomini veri, ragazzi che tengono alla maglia della squadra della mia città. Non sarete mai fuoriclasse, ma nessuno potrà in nessun luogo e in nessun momento rimproverarvi di non avere gli attributi". Io, comunque, "a caval donato" non guardo mai in bocca...

Morimoto decisivo
La rete di Martinez al 90' non si può dire che non fosse meritata. Fino a quel momento il Catania aveva prodotto, pur nell'ambito di una gara povera di gioco e di emozioni, due o tre ottime occasioni potenziali (fra le quali, una traversa di Martinez e un quasi-rigore su Morimoto), contro un unico "liscio" clamoroso di Augustyn in piena area non sfruttato dal deludente Matri, peraltro annullato da Silvestre. In buona sostanza: vero che si è giocato maluccio, ma nulla si è rubato. E giocare male e vincere è il miglior prodromo a futuri successi, come il calcio insegna. Sono particolarmente contento per il Malaka. Confesso che durante la gara talora ho imprecato per le sue solite "serpentine" infruttose, difetto che ancora l'uruguagio non riesce a eliminare; ammetto che non abbia giocato bene, è sotto gli occhi di tutti; ma ha fatto la cosa che sa fare meglio: segnare di testa, il suo colpo migliore. E ciò basta, perché la sua "capocciata" vale un tesoro. Gli chiedo solo di diventare un giocatore vero, continuo, decisivo in tutti i 90', perché obiettivamente ancora non lo è. A mio modo di vedere si tratta più di un condizionamento psicologico che di limiti tecnici. Jorge ha tutto: fisico, tecnica, fiuto del goal. Deve solo convincersi che il calcio non è un gioco individuale e che non si gioca a sprazzi. Allora avremo un piccolo campioncino. La speranza continuo a coltivarla. Tuttavia, a differenza di ciò che qualcuno possa pensare, a battere il Cagliari non è stato il Malaka, "esecutore materiale" della condanna per i sardi. Il "boia" è stato Taka Morimoto, appena tornato dai fasti nipponazionali. Il suo ingresso ha cambiato il gioco offensivo rossazzurro, rendendolo più ficcante, più "verticale". Poi, il suo cross per l'inzuccata di Martinez risulta "poesia pura", un colpo di grande tecnica giocato in uno spazio infinitesimale. E' la chiara e lampante dimostrazione che senza di lui non si va da nessuna parte, essendo l'unica punta centrale di valore presente in organico. Atzori, a buona ragione, non lo ha impiegato dall'inizio perché stanco, ma in futuro non se ne potrà mai fare a meno.

Attendendo il Catania "vero"...
Francamente inorridisco davanti alle contestazioni nei confronti del tecnico Atzori. E non perché un allenatore non possa essere contestato, beninteso; ha fatto degli errori in passato e di altri ne farà in futuro. Inorridisco perché a uno che riesce a vincere la "gara della vita" senza Spolli, Capuano, Bellusci (infortunato dell'ultima ora), Sciacca, Delvecchio e con Biagianti e Morimoto a mezzo servizio (e Ledesma in panca ma ancora da non rischiare...), cosa puoi dire? A uno che vince con Augustyn, Izco e Llama (per giunta nel ruolo di interno sinistro di centrocampo...) titolari, ragazzi encomiabili ma tecnicamente non adattissimi alla categoria, cosa puoi imputare? A uno costretto a schierare il proprio miglior giocatore, Topolinik Mascara, in un ruolo da punta centrale che lo limita pesantemente, cosa puoi rinfacciare? Puoi solo dirgli: "Minchia, Luca, ma sei Houdinì"! E io questo gli dico. Ha messo in campo un 4-3-3 iniziale, per poi passare, con le sostituzioni, al 4-2-3-1 e, infine, al 4-4-2 con cui ha vinto la partita. Il tutto, senza avere Crespo e Palacio in panchina, per parlare solo di una squadra che giustamente va per la maggiore malgrado le cinque "pappine" sul groppone prese dall'Inter sabato sera... E già, perché è facile "sparare sul pianista" a prescindere. E' sport tipico di molti tifosi etnei, non il mio. E se si vuole portare a casa il risultato finale da questa stagione, non è questa la strada da seguire. Anche perché questo non è il "vero" Catania; è il Catania delle "seconde linee". Quando saranno disponibili tutti i migliori, se ne riparlerà. Intanto faccio notare che l'unica vittoria è giunta con le cosiddette "riserve"... Onore a loro.

Numeri con Atzori
Siccome sono i numeri che nel calcio comandano, eccone alcuni. Con 7 punti, il Catania è attualmente quint'ultimo in classifica, quindi potenzialmente salvo. I rossazzurri, inoltre, provengono da cinque risultati utili consecutivi (4 pari e 1 vittoria). Non solo, se (come sembra) il Parma non lotterà per la salvezza, si può notare come negli scontri diretti finora disputati, la compagine etnea abbia colto due pareggi esterni (Atalanta e Bari) e una vittoria interna (Cagliari), "media" perfetta. Se a Siena o a Livorno i rispettivi allenatori avessero colto questi risultati, cosa direbbero adesso i tifosi bianconeri e amaranto? Io non sono pregiudizialmente né pro né contro Atzori, malgrado mi sembri umanamente una persona di valore e, a naso, un buon allenatore. Guardo solo ai risultati. Per ora non appaiono disastrosi, se si pensa che con Lazio e Roma sarebbero potuti giungere altri 4 punti meritati...

Ricchiuti, prima rete in A
Adrian, l'argentino più italiano che esista, ha finalemtne fatto centro. Prima rete in Serie A, giunta a 32 anni, meritata. Ha giocato bene, ha fatto quello che doveva fare in fase di assistenza e di conclusione, è uscito dal campo stremato (e bene ha fatto Atzori a toglierlo). Un'autentica "perla" la sua realizzazione, frutto di uno schema su calcio di punizione che, obiettivamente, io non avevo mai visto applicare al Catania ai tempi del "mago delle palle inattive" Gianni Vio... Però, può darsi che questo schema non l'abbia pensato Atzori, ma sia frutto di una e-mail di Capello o Van Gaal...

Vichingo astronomico
Come sempre, migliore in campo. E non di una sola spanna. Inizio di stagione strabiliante per il "vichingo" argentino Carboni, assolutamente "spaziale" davanti alla difesa. Mille palle recuperate, mille contrasti vincenti, mai un passaggio sbagliato. Conti e Lazzari umiliati, ma umiliati davvero dal suo "ringhio" da filibustiere. Un "mostro", un mostro vero. Con Atzori sta trovando la sua definitiva consacrazione, perché sente fiducia piena. Un ottimo giocatore veramente.

Plasmati bocciato, Mascara fuori ruolo. A gennaio serve un attaccante
La gara di oggi ha confermato come Atzori non punti per niente sul centravanti materano. Se in una partita in cui manca mezza squadra, il tecnico schiera Mascara prima punta (peraltro senza successo) o non ti fa entrare in campo nemmeno nell'infuocato finale sperando in una "zuccata" estemporanea, allora vuol dire che proprio non ti "vede". E' la lampante dimostrazione che al Catania manca un'alternativa di valore a Morimoto, alternativa che andrà assolutamente reperita nel mercato di gennaio. E, questa volta, mi pare che dubbi non ne possano sussistere.

Diritto ai fischi inalienabile, però...
Fanno molto discutere le dichiarazioni rilasciate nel postpartita dal presidente Pulvirenti in merito al "disamore" del pubblico catanese. Un dato di fatto è che oggi non erano neanche 800 i paganti al "Massimino", pur risultando Catania-Cagliari crocevia fondamentale per il futuro e, cosa ancora più importante, l'incasso fosse destinato agli alluvianti del messinese. Pulvirenti in questo "clima di abbandono" intravede il cosiddetto "inizio della fine", sul modello di quanto successo a Messina. Ebbene, io penso che il tifoso, in qualsiasi parte d'Italia, abbia il diritto di non andare allo stadio o di fischiare come e quando vuole. Tuttavia, ha ragione Pulvirenti quando dice che manifestare sonoramente il proprio dissenso durante la partita non ha alcun senso, producendo danni alla sqaudra in specie in occasione di partite così importanti. Io penso che il legittimo malumore lo si debba esternare sempre a fine partita. Prima, solo sostegno, altrimenti non si va veramente da nessuna parte. Il catanese deve mettersi in testa che il Catania è questo, una squadra destinata a lottare fino all'ultimo per la sopravvivenza. Al momento, non si può chiedere di più. Anche perché, questo "di più" quando mai lo si è visto a Catania? Che mi risulti, la nostra è una fra le squadre con il "pedigrée" meno luninoso in Serie A. Mai una partecipazione a una Coppa europea, per esempio. Allora, sulla base di quale "abitudine" al successo si dovrebbe adesso pretendere di lottare con il Genoa, la Lazio o la Samp? Io penso che ci si debba arrivare per gradi. Ancora non è il momento della gloria. E' il momento di consolidare la massima serie, alias "rimanerci". Uno "scudetto" per una squadra con la storia del Catania. Se non rimarremo compatti, retrocederemo. Su questo non ho dubbi. Pertanto, che si faccia una riflessione seria in merito a questo argomento...

A Milano con animo sgombro
Per squadre come il Catania partite come quella di Milano contro l'Inter risultano più facili. Niente da perdere, tutto da guadagnare. Con tale animo sereno, figlio anche del risultato odierno, dovrà andare il Catania al "Meazza" a giocare contro la squadra più forte del campionato. Bisognerà giocarsela, senza erigere barricate, perché a nulla servirebbero. L'esempio del Bari, a mio avviso, dovrà costituire il punto di riferimento per la truppa di Atzori. Attenzione, sì, ma nessuna rinuncia a giocarsi le proprie carte. Si recupereranno elementi fondamentali come Spolli e Capuano; Biagianti Morimoto e Mascara potranno esaltarsi e chissà se il buon Pablito Ledesma... Let's go, Liotru, let's go!!!

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